Archive for category: News

La Freccia ed un treno di libri. Il Prof. Brandani presenta: “Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio

20 Ago
20 Agosto 2021

Pubblicato su “La Freccia”, agosto 2021

Il mare, la salsedine, l’odore del pesce appena pescato, il sole che abbronza la pelle e scalda il cuore. Borgo Sud non è solamente un paese abruzzese di pescatori, è un luogo dove le vite delle persone che lo abitano s’intrecciano come reti, in un legame unico e concreto. Gli abitanti non sono semplicemente vicini, appartengono agli stessi destini e condividono le rispettive esistenze, nel bene e nel male. Qui ha scelto di vivere Adriana, la sorella da sempre irrequieta, spumeggiante, eccessiva e vera dell’Arminuta, titolo del successo editoriale della stessa autrice uscito nel 2017.
Dopo una lunga assenza, un giorno Adriana appare davanti alla porta della sorella con un neonato in braccio e un’ombra di terrore sul viso. Chiede aiuto senza concedere spiegazioni, entrando come un vento forte nella vita della sorella. Quest’ultima, insieme al compagno, come sempre decide di accoglierla e aiutarla. Le due vivranno attimi di crudele verità, di dolce attaccamento e di ruvido attrito.
Anni dopo questo primo incontro con il nipote, la narratrice riceve una telefonata mentre sta svolgendo una lezione di letteratura a Grenoble, in Francia, dove nel frattempo si è trasferita. Ne resta sconvolta e decide di ritornare a Borgo Sud. Un rimpatrio che sarà l’inizio della risoluzione di un passato difficile, doloroso e spesso ignorato.
Le vite delle due sorelle sono opposte ma, al tempo stesso, caratterizzate da tratti comuni: la prima è studiosa, seria, sempre rispettosa verso la famiglia che non c’è stata, ancora avida di affetti; la seconda è esuberante, litigiosa, volitiva. Entrambe portano dentro, sin dall’infanzia, una grande solitudine dell’anima che cercano di colmare con amori apparentemente risolutivi ma destinati a rivelarsi tossici e difficili, se non impossibili, da lasciare. L’unico vero legame su cui possono sempre contare è quello tra di loro, contraddittorio e potente, che Donatella Di Pietrantonio descrive con maestria. Spesso è fatto di litigi, silenzi e assenze, ma è sempre sostenuto da una forza profonda che fa emergere attenzioni, preoccupazioni e amore. Un sentimento puro, perché sincero. Una costante rivelazione, una scoperta inaspettata, un dolce balsamo sulle numerose ferite inflitte dalla vita, perché nella famiglia delle protagoniste, come nella maggior parte delle famiglie contadine degli anni ’60, la parola amore, con tutte le sue manifestazioni affettuose, non esisteva.
Borgo Sud è un libro che offre storie di vite vissute per apparenza accoppiate a quelle vissute interiormente, descrive i contrasti tra ciò che spesso facciamo e ciò che sentiamo e desideriamo realmente. Racconta mondi interiori da comprendere e immaginare, affiancandoli alla forte bellezza della natura e dei luoghi che ci circondano. I suoi protagonisti cercano di liberarsi dai loro demoni interiori e dalle loro paure, ma spesso la vita è più dura e le mette continuamente di fronte a conflitti interiori non facili da sciogliere.
L’autrice immerge tutte le descrizioni degli stati d’animo dei personaggi in una reale empatia priva di schemi e preconcetti, riuscendo a far emergere le sfaccettature più vere e vive dei personaggi, senza tralasciare quelle sfumature emotive che potrebbero risultare ostili, ma che invece impreziosiscono tutto il racconto.

Un assaggio di lettura


Lo Scaffale della Freccia

Lo Scaffale dei ragazzi

Bernabei, ritratto dell’uomo di fiducia (fotogallery e articolo)

12 Lug
12 Luglio 2021

L’onorevole Maria Elena Boschi, il sindaco De Mossi e il professor Brandani e il libro ’sull’inventore della Rai’

Di Simona Sassetti

È sembrato di tornare indietro nel tempo ieri al Santa Maria della Scala, teatro della presentazione del libro ’Ettore Bernabei, il primato della politica. La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista’. Un evento nato per celebrare il centenario della nascita del giornalista fiorentino, il creatore della tv di Stato, scomparso cinque anni fa; ma che è stato anche occasione di un confronto fra la presidente dei deputati di Italia viva, Maria Elena Boschi (che ricorda il suo innamoramento per la politica, da buona aretina, grazie a Amintore Fanfani) e il sindaco Luigi De Mossi. Il quale, come Bernabei, ammette di tenere dei diari, “anche se i miei non le pubblicherà nessuno”. E ricorda anche momenti del passato come quando fece “salatino” per seguire in tv il rapimento di Aldo Moro.

L’articolo de La Nazione

È stata questa, dunque, un’occasione per parlare di politica o meglio di storia. A fare da padrone di casa il presidente della Fondazione Formiche, il professor Alberto Brandani, il quale più volte ha ricordato quanto Bernabei deve tutt’ora essere un esempio per i giovani.

“Lui ci ricorda – afferma – che nella vita bisogna lavorare tanto ma che serve anche amare il proprio lavoro. Come serve avere tanta passione per le cose, passione che non viene da sé, ma che va educata”. Passione per la politica che Maria Elena Boschi ha acquisito grazie ai suoi genitori e alla genetica politica di Arezzo. “Mi appassiona leggere oggi quei diari che Piero Meucci, con tanta pazienza e con un lavoro straordinario, ha raccolto portando alla luce anche tutti quegli spaccati della Dc. Ad esempio, un passaggio che mi è rimasto impresso – racconta la Boschi – è quando la moglie di Fanfani invita ingenuamente a casa un’amica giornalista, insieme a loro c’era anche La Pira. Il giorno dopo sarebbe stato pubblicato un articolo a sua insaputa con quanto detto in quel pranzo colloquiale e intimo. Il direttore del quotidiano andò da Andreotti chiedendo soldi per non farla pubblicare; Andreotti, da politico consumato, gli propose il doppio purché la pubblicasse, in quanto avrebbe messo in difficoltà La Pira”.

Di aneddoti e di episodi è stato ricco il convegno. “Per me Bernabei è un politico d’eccellenza nella sostanza – afferma ancora Maria Elena Boschi – . Ha educato attraverso la tv pubblica, è stato un grande comunicatore, ed è stato un uomo di fede. È impossibile comprendere la sua figura se non si conosce il suo cammino di fede e soprattutto è stato un non politico ma più politico di chi si è attivato in prima persona in ruoli istituzionali”.

Il sindaco De Mossi invece ha voluto mettere in primo piano la parte intima dell’uomo Bernabei che emerge dal libro. “Proprio lui che non era mai disponibile ad aprirsi – afferma -, invece nei diari appare così vicino a noi. Quello che emerge rende questo libro straordinario. Mi ci rivedo in lui, soprattutto nella sua lealtà di uomo”. A partecipare al convegno una folta schiera di politici locali di tutti gli schieramenti. Ma se all’onorevole Boschi si chiede se Italia viva è sempre più vicina al centrodestra, lei risponde scocciata. “Basta con queste insinuazioni – afferma -. Sono surreali, noi alle amministrative siamo insieme al Pd. Punto”. E sul Ddl Zan? ” Ci si dimentica che se abbiamo una legge sulle unioni civili è grazie al centrodestra di Alfano e Verdini. Noi siamo coerenti, al Senato senza modifiche i numeri non ci saranno e non per colpa nostra ma a causa dei mal di pancia dentro al Pd e al Movimento 5 Stelle”.

Il Prof. Brandani intervistato da La Nazione: “La lezione di Bernabei come manager di Stato”

07 Lug
7 Luglio 2021

“La lezione di Bernabei come manager di Stato”

Domani al Santa Maria il convegno organizzato dalla Fondazione Formiche. Brandani: “Fece grande la Rai, fondò Lux Vide, fu protagonista del suo tempo”

Professor Brandani, perché organizzare con la Fondazione Formiche, sette convegni sul libro dedicato a Bernabei?

“Festeggiare i 100 anni della nascita di Ettore Bernabei può essere l’occasione per tracciare un apologo a buon uso delle nuove generazioni, un esempio in cui successo e merito sono le facce della stessa medaglia. Bernabei è stato protagonista del suo tempo. Un giornalista autorevole, che ha diretto due quotidiani, ha guidato la Rai per 14 anni e, dopo una parentesi da manager industriale, ha dato vita a uno dei progetti imprenditoriali e culturali più rilevanti in Italia: la società di produzione Lux Vide. Nonostante la sua contemporaneità, Bernabei condensa alcuni valori che la società moderna fatica a recepire. Innanzitutto un rapporto di fedeltà con chi, a suo tempo, ha investito su di lui, cioè Amintore Fanfani. Un legame indelebile per Bernabei, con grande conoscenza e rispetto per il ruolo dello statista democristiano. Bernabei va narrato ai giovani come esempio di gran lavoratore. Genio, capacità, ma anche quantità”.

Perché ha scelto come relatori il sindaco De Mossi e l’onorevole Maria Elena Boschi?

“Il sindaco De Mossi per due motivi: la sua grande cultura e per essere un lettore accanito di tutti i testi che spiegano i retroscena della politica; il secondo motivo per le sue capacità realizzative. Ne è testimonianza la sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala. Amici ed avversari dovrebbero riconoscere che questa sala e gli altri lavori del Santa Maria hanno avuto una svolta impressionante. L’onorevole Boschi per tre sue caratteristiche: la competenza, la tenacia nell’applicarsi ai dossier che le sono affidati e soprattutto una passione politica che l’ha portata ad essere una delle figure più interessanti del panorama politico italiano.

Ha qualche aneddoto della sua amicizia con Bernabei?

“Ve ne sono molti. A fine anni ’70 eravamo nel suo studio all’Italstat a confrontarci sul dilemma industria di stato oppure privata quando fummo raggiunti dal professor Petrilli, presidente dell’Iri. E alla fine la conclusione fu che esistono solo aziende amministrate bene o amministrate male perché se le aziende sono amministrate bene lo Stato riceve dividendi, investe, crea posti di lavoro. Se sono amministrate male in entrambi i casi, pubblico o privato che sia, è una mezza tragedia”.

Ricorderete Raffaella Carrà?

“Anche gli immortali ci lasciano ma sono sempre lassù su una nuvoletta se ne sappiamo cogliere i valori, lo stile e gli insegnamenti. La Rai ai tempi della Carrà era una miniera di talenti. Evidentemente qualcuno sapeva scoprirli”.

Invito alla presentazione del libro: “Ettore Bernabei il primato della politica”. Siena, 8 luglio

03 Lug
3 Luglio 2021

Il Prof. Alberto Brandani presenta: “Quello che non sai” di Susy Galluzzo

21 Giu
21 Giugno 2021

Pubblicato su “La Freccia”, giugno 2021

E’ una lunga confessione quella di Michela, detta Ella. E come in un diario la vicenda si dipana, narrata in prima persona e dedicata alla madre, morta 15 anni prima. La storia è avvolgente, cattura subito accendendo ombre e luci del passato e del presente anche attraverso fatti quotidiani che diventano presto validi tasselli di questo complesso puzzle familiare.
Susy Galluzzo dispiega una maternità senza i classici contorni sfumati in rosa, bensì con quelle sfaccettature di cui di solito nessuno parla, quel lato oscuro che ogni madre deve affrontare e che a volte la lascia atterrita e disperata: una sensazione d’impotenza, il terrore di sbagliare, di non essere all’altezza, e il non sapersi perdonare gli errori, gli scatti d’ira verso i figli.
Tutto prende il via in un preciso momento, mentre tornando a casa accompagnate dal cagnone Duccio Ella osserva Ilaria, 13 anni e mezzo: la ragazza risponde al cellulare attraversando la strada e improvvisamente si ferma proprio nel mezzo, continuando a parlare. Non si accorge dell’auto grigia che arriva dritta su di lei. «Ormai non avevo più bisogno di far oscillare lo sguardo, Ilaria e l’auto erano vicinissimi, ma nessuno dei due si era accorto dell’altro». Michela non urla, resta paralizzata, non riesce ad avvisare la figlia del pericolo: rimane inerte, bloccata dal senso di colpa e d’impotenza. Sarà Duccio che, abbaiando, risolverà questa drammatica situazione.
Ilaria si è accorta che la mamma non l’ha avvertita, che è rimasta immobile. E da quel momento niente e nessuno sarà più come prima. Eppure Ella ha dedicato tutta la vita alla figlia, lasciando anche la sua carriera di eccellente cardiochirurgo. Ilaria soffre di disturbi ossessivo-compulsivi: ha un assoluto bisogno di contare quanti piselli ci sono nel piatto o di fare tre giri intorno all’isolato prima di rientrare in casa per scongiurare disgrazie terribili. La madre è sempre al suo fianco, l’aiuta in questi riti obbligati, la sostiene e l’asseconda. Con la difficoltà di dover «vivere costantemente nella paura di una catastrofe imminente, scegliere le parole, una per una, evitando quelle che portano sfortuna, sapere i percorsi da fare e attenersi sempre e solo a quelli, ricordare tutto quello che poteva destabilizzarla, perché una stupidaggine poteva trasformare un giorno buono in uno infernale».
Dopo lo scampato incidente, in una famiglia che sembrava perfetta si apriranno crepe sempre più grandi. In un crescendo di situazioni al limite Michela, prima di tutti, dovrà affrontare verità nascoste e insabbiate, anche dentro di sé, e un passato che presenterà il conto.
L’approccio dell’autrice è asciutto e tagliente e il piglio del romanzo avvincente e serrato. Ci trasmette una forte empatia verso la protagonista, ci si trova a parteggiare quasi sempre per lei, anche se a volte verrebbe voglia di prenderla a schiaffi. Ma bisogna ammettere che la vera vittima (e anche un po’ il carnefice) è proprio Ella. Solo dopo essere stata tradita ed esclusa dal marito e dalla figlia, riuscirà a capire che una madre può commettere degli errori nel crescere un figlio e troverà il modo di perdonare se stessa per ricominciare.
Questo romanzo è anche un viaggio attraverso gli equilibri precari di molte famiglie di oggi, nel groviglio di sentimenti contrastanti e segreti taciuti che, alla fine, vengono inesorabilmente alla luce e rischiano di far marcire tutto ciò che di buono si è costruito.

Un assaggio di lettura


Lo Scaffale della Freccia

Lo Scaffale dei ragazzi

Selezionata la terna finalista della 49^ edizione del Brignetti

31 Mag
31 Maggio 2021

Presieduta dal presidente prof. Alberto Brandani, il giorno 25 maggio alle ore 16:00, si è tenuta la riunione della Giuria letteraria del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – R. Brignetti che ha selezionato la terna finalista dei libri che si contenderanno la vittoria del prestigioso premio giunto quest’anno alla 49^ edizione.

Le tre opere prescelte, che saranno adesso sottoposte al giudizio della Giuria popolare sono:

·         ITALIANA di Giuseppe Catozzella – editore Mondadori

·         IL GIOCO DELLE ULTIME VOLTE di Margherita Oggero â€“ editore Einaudi

·         QUEL MALEDETTO VRONSKIJ di Claudio Piersanti – editore Rizzoli

La scelta del vincitore sarà determinata dal voto congiunto della Giuria letteraria e di quella popolare. L’esito di tali votazioni verrà reso pubblico durante la conferenza stampa che si terrà sabato 4 settembre, poche ore prima della cerimonia di premiazione prevista a Portoferraio presso il Museo Archeologico della Linguella.

Questa la dichiarazione rilasciata del presidente Alberto Brandani a margine della riunione: “E’ stato un lavoro faticoso, di composizione di un articolato sentire da parte dei colleghi reso anche complicato da difficoltà di lavoro logistiche e tecniche. In coscienza si tratta di autori di sicuro livello che onoreranno l’albo d’oro del Premio Brignetti: albo d’oro tra i più prestigiosi dell’intero panorama letterario italiano“.

Il Prof. Alberto Brandani presenta: “Quando tornerò” di Marco Balzano

13 Apr
13 Aprile 2021

Pubblicato su “La Freccia”, aprile 2021

Una nuova prova d’autore per Marco Balzano, anche se il titolo di questo libro si lega simbolicamente all’ultimo grande successo, Resto qui. D’altronde, l’attenzione alle tradizioni si coglie anche nei due bellissimi versi del sottotitolo: «Passa sotto la nostra casa, qualche volta / volgi un pensiero al tempo ch’eravamo ancora tutti» (cfr. Mario Luzi, Il duro filamento).
Balzano inizia questa sua opera con lo spirito di un archivista: ha visitato in Romania comunità e istituti di orfani bianchi, quei figli non più tali, affidati ai nonni e spesso alla strada e alla solitudine dell’alcolismo. E dà forma allo svolgersi della storia.
Daniela parte dalla Romania per Milano, lasciando soli il figlio Manuel, la sorella Angelica e il marito. A nessuno di loro dice nulla, di lei resta solo un biglietto lapidario: «Ho trovato lavoro in Italia, devo andare, altrimenti non potrete più studiare e nemmeno mangiare come si deve».
Emerge potente il mondo di sofferenze e privazioni di una madre, non lenite dai moderni strumenti tecnologici; l’ossessione del risparmio, per procurare alla propria famiglia una lavatrice nuova, un tetto solido sopra la testa, un liceo internazionale per Manuel; le telefonate e le videochiamate sono sempre più compulsive, in un crescendo di fredda ostilità che i due figli provano per Daniela. Mentre il padre si ubriaca sistematicamente e, dopo aver annunciato trionfalmente che avrebbe accomodato la mansarda, prima crolla nell’ozio e poi improvvisamente decide di fare il camionista in Siberia. Per sempre.
Nonostante l’anaffettività, i figli pensano: «Almeno lui ci ha avvertito». Sullo sfondo, sempre solide e serene le figure dei nonni.
La vita e gli anni scorrono così: Manuel è solo e depresso, beve e beve (e forse anche di più) e purtroppo scopre l’ebrezza della velocità in sella al motorino di un compagno. In una notte senza luce ha un terribile incidente che lo getta in un coma profondo. Daniela, a quel punto, lascia Milano e comincia a passare notte e giorno ininterrottamente nella stanza d’ospedale del figlio, infrangendo regole e divieti. Riuscirà a risvegliarlo e a risvegliare il suo grande amore per lei? Il tema centrale di tutto il libro è la “sostenibilità” dei propri affetti. Tutti i protagonisti vorrebbero sostenerne il più grande numero, ma la vita agra del villaggio non lo permette.
Per Manuel, affetto significa essere accudito da nonna Rosa, che sferruzza eterni maglioni, e da nonno Michai, che lo porta a pescare le trote. «Magari si può fare», è la sua frase magica, diventata il perno del mondo di Manuel, fatto della sua terra e della natura, un microcosmo dentro il quale vorrebbe soffocare di affetto sua madre.
Diversa la visione di Angelica, la figlia più grande. Nel piccolo villaggio ormai le manca l’aria, ha bisogno di Radu, il fidanzato, del suo lavoro a Berlino, del matrimonio subito, senza più curarsi delle miserie giornaliere. Le scene del matrimonio sembrano tratte dal cinema muto sovietico in bianco e nero.
Daniela resta inchiodata dall’amore per i figli e dal mal d’Italia dovuto a un lavoro che la obbliga alla “sostenibilità” di tanti, forse troppi affetti, materiali e immateriali.
E così Balzano, che ha iniziato questa sua opera con lo spirito scrupoloso e quasi notarile di un archivista, la conclude invece come amanuense di esistenze, sentimenti e dilemmi universali.

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