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Invito alla presentazione del libro: “Ettore Bernabei il primato della politica”. Palermo, 28 luglio

22 Lug
22 Luglio 2021

Il Prof. Brandani intervistato da La Nazione: “La lezione di Bernabei come manager di Stato”

07 Lug
7 Luglio 2021

“La lezione di Bernabei come manager di Stato”

Domani al Santa Maria il convegno organizzato dalla Fondazione Formiche. Brandani: “Fece grande la Rai, fondò Lux Vide, fu protagonista del suo tempo”

Professor Brandani, perché organizzare con la Fondazione Formiche, sette convegni sul libro dedicato a Bernabei?

“Festeggiare i 100 anni della nascita di Ettore Bernabei può essere l’occasione per tracciare un apologo a buon uso delle nuove generazioni, un esempio in cui successo e merito sono le facce della stessa medaglia. Bernabei è stato protagonista del suo tempo. Un giornalista autorevole, che ha diretto due quotidiani, ha guidato la Rai per 14 anni e, dopo una parentesi da manager industriale, ha dato vita a uno dei progetti imprenditoriali e culturali più rilevanti in Italia: la società di produzione Lux Vide. Nonostante la sua contemporaneità, Bernabei condensa alcuni valori che la società moderna fatica a recepire. Innanzitutto un rapporto di fedeltà con chi, a suo tempo, ha investito su di lui, cioè Amintore Fanfani. Un legame indelebile per Bernabei, con grande conoscenza e rispetto per il ruolo dello statista democristiano. Bernabei va narrato ai giovani come esempio di gran lavoratore. Genio, capacità, ma anche quantità”.

Perché ha scelto come relatori il sindaco De Mossi e l’onorevole Maria Elena Boschi?

“Il sindaco De Mossi per due motivi: la sua grande cultura e per essere un lettore accanito di tutti i testi che spiegano i retroscena della politica; il secondo motivo per le sue capacità realizzative. Ne è testimonianza la sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala. Amici ed avversari dovrebbero riconoscere che questa sala e gli altri lavori del Santa Maria hanno avuto una svolta impressionante. L’onorevole Boschi per tre sue caratteristiche: la competenza, la tenacia nell’applicarsi ai dossier che le sono affidati e soprattutto una passione politica che l’ha portata ad essere una delle figure più interessanti del panorama politico italiano.

Ha qualche aneddoto della sua amicizia con Bernabei?

“Ve ne sono molti. A fine anni ’70 eravamo nel suo studio all’Italstat a confrontarci sul dilemma industria di stato oppure privata quando fummo raggiunti dal professor Petrilli, presidente dell’Iri. E alla fine la conclusione fu che esistono solo aziende amministrate bene o amministrate male perché se le aziende sono amministrate bene lo Stato riceve dividendi, investe, crea posti di lavoro. Se sono amministrate male in entrambi i casi, pubblico o privato che sia, è una mezza tragedia”.

Ricorderete Raffaella Carrà?

“Anche gli immortali ci lasciano ma sono sempre lassù su una nuvoletta se ne sappiamo cogliere i valori, lo stile e gli insegnamenti. La Rai ai tempi della Carrà era una miniera di talenti. Evidentemente qualcuno sapeva scoprirli”.

Invito alla presentazione del libro: “Ettore Bernabei il primato della politica”. Siena, 8 luglio

03 Lug
3 Luglio 2021

Ritratto di Ettore Bernabei: un protagonista del suo tempo

13 Giu
13 Giugno 2021

Da La Freccia di giugno

Nei diari di Bernabei il rapporto tra Fanfani e Moro. Prima distante e poi…

14 Mag
14 Maggio 2021

Alberto Brandani recensisce il libro “Ettore Bernabei il primato della politica – La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista” edito da Marsilio e scritto dal giornalista Piero Meucci. “Un’esperienza unica leggendo e trascrivendo i diari scritti da Bernabei dal 1956 al 1984”

Di Alberto Brandani, da Formiche.net

Cade in questi giorni il centenario della nascita di Ettore Bernabei. Inutile ricordare che Bernabei, fiorentino di origine, è stato direttore generale della Rai dal 1961 al 1974, ha scoperto i più famosi volti della televisione italiana come Enzo Biagi e Umberto Eco, e ha lavorato con politici quali Amintore FanfaniAldo MoroGiorgio La Pira ed Enrico Mattei.

L’uomo è stato in realtà il più stretto e ascoltato consigliere di Amintore Fanfani, condividendone e orientandone scelte e decisioni. È in questo spirito che sono in corso molte iniziative sia nell’ambito televisivo sia in quello editoriale. “Ho fatto un’esperienza unica leggendo e trascrivendo la prima serie dei diari scritti da Ettore Bernabei dal 1956 al 1984. Di fatto sono una pignola registrazione di tutto ciò che lui ha vissuto in prima persona in quegli anni, dai dibattiti controversi all’interno della Dc alla sua attività giornalistica presso Il Giornale del Mattino e in Rai fino ai delicati colloqui con le alte gerarchie vaticane. Questo libro non è un saggio e non è neppure un romanzo; è un libro di tecnica giornalistica di base di analisi e commento dei diari. L’idea è stata di Gianni e dei suoi fratelli per rendere omaggio al padre nell’occasione dei 100 anni dalla sua nascita, il prossimo 16 maggio 2021”.

Queste sono state le prime parole di Piero Meucci, autore del libro “Ettore Bernabei il primato della politica – La storia segreta della Dc nei diari di un protagonista” edito da Marsilio nella collana “Gli Specchi”, nel corso del nostro incontro a cui ha partecipato anche Giovanni Bernabei, figlio di Ettore e manager della Lux Vide, la nota società italiana di produzione televisiva e cinematografica fondata dal padre. Meucci è un giornalista professionista, ha lavorato fra l’altro per il gruppo Il Sole 24 Ore e per l’agenzia Ansa ed è autore di vari libri di giornalismo, politica ed economia. È presidente di Arcton, l’Associazione degli Archivi Cristiani dei Toscani del Novecento.

Vediamo prima di tutto cosa aggiunge questo testo di nuovo sulla figura poliedrica di Ettore Bernabei, giornalista, politico, imprenditore, rispetto ai due precedenti volumi “L’uomo di fiducia. I retroscena del potere raccontati da un testimone rimasto dietro le quinte per cinquant’anni” di Bernabei e Giorgio Dell’Arti e “Permesso, scusi, grazie. Dialogo fra un cattolico fervente e un laico impenitente” di Bernabei e Sergio Lepri. “L’uomo di fiducia” è un libro di fine anni Novanta e narra le vicende da una prospettiva temporale diversa rispetto ai diari e “Permesso, scusi, grazie” è una integrazione dei diari da cui si evincono i risultati concreti. I diari sono invece, e qui sta tutta la loro particolarità, una specie di alambicco da cui escono pillole di storia.

Vogliamo ad esempio per il lettore incuriosito raccontare del rapporto tra Fanfani e Moro. La descrizione e l’evoluzione del rapporto fra Fanfani e Moro, tra stima e diffidenza, amicizia e concorrenza, il cui anda­mento discontinuo si riflette con grande precisione nelle note dell’osservatore Bernabei.

Citazione: “Ho dovuto constatare an­cora una volta che anche gli uomini di intelligenza supe­riore e investiti di grande responsabilità si comportano fra loro con gli stessi complessi, le stesse debolezze, incertezze dei piccoli uomini, aggravati però dal controllo sull’impul­sività e dal rapporto continuo delle molte informazioni. Così per la timidezza, la gelosia, il sospetto che l’altro faccia un gioco personale e contrario: tra Moro e Fanfani non esiste un colloquio umano, confidenziale, ma un rapporto ufficiale, burocratico formalmente rispettoso, anche corte­se, ma sostanzialmente privo di polemica. Lui è persuaso che per guadagnare voti la dc deve con chiarezza valoriz­zare la scelta fatta con il centrosinistra e mostrare i vantag­gi per il futuro. Uniti sono una forza considerevole, mentre divisi rischiano di cadere uno dopo l’altro sotto l’azione dei dorotei”.

Ma correvano gli anni sessanta. I rapporti umani fra i due grandi statisti si sarebbero affinati e lo vediamo sempre nei diari. Basti pensare che Moro fu l’artefice del patto di Palazzo Giustiniani che riportò Fanfani segretario nazionale della Dc negli anni ‘70 e fino al drammatico referendum sul divorzio del 1976. E come non ricordare che nella disperata e continua ricerca di una via di uscita Fanfani cercò in tutti i modi di salvare la vita dello statista Dc prima rapito e poi assassinato vigliaccamente dalle Brigate Rosse. Il libro trasuda tutto di passione e amore per la politica, ma soprattutto è un allarme involontario per la mancanza di cultura politica che alberga ormai in gran parte dell’Italia nostrana.

Il lavoro di Meucci non tratta poi l’esperienza imprenditoriale di Bernabei come creatore della Lux Vide, diari che vanno dal 2007 al 2016. Ma per questo ci sarà tempo perché – come prosegue Meucci – è stato costituito un comitato scientifico con il prof. Agostino Giovagnoli, docente all’Università Cattolica di Milano, per studiare questo materiale. Insomma, come apparirà chiaro, queste pagine, questi diari a metà tra cronaca puntuale ed eventi storici servono a capire l’Italia dal 1946 al 1984. Certi come siamo che ciascun lettore troverà spunti di riflessione per sé e per i propri figli.

Grande Ettore

14 Ago
14 Agosto 2016

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Mi piace ricordare Ettore Bernabei con gli stessi sentimenti e parole con i quali nel 2011 scrissi questo articolo pubblicato sul Tempo in occasione dei suoi 90 anni. Riposa in pace amico mio!

Bernabei va narrato ai giovani come esempio di gran lavoratore. Genio, capacità, ma anche quantità.

Festeggiare i novant’anni di Ettore Bernabei può essere occasione per tracciare un apologo a buon uso delle nuove generazioni, un esempio in cui successo e merito sono facce della stessa medaglia. Bernabei è stato ed è protagonista del suo tempo. Un giornalista autorevole che ha diretto due quotidiani che poi ha guidato – ancora indimenticato – la Rai per ben quattordici anni e dopo una pur significata parentesi di manager industriale ha dato vita ad uno dei progetti imprenditoriali e culturali più rilevanti che mai sono stati varati in Italia: la società di produzione televisiva e cinematografica Lux Vide.

Nonostante la sua contemporaneità, in Bernabei si addensano molte caratteristiche che la società moderna fatica a recepire. Innanzitutto un rapporto di fedeltà costante con chi a suo tempo ha investito su di lui, cioè Amintore Fanfani. Il legame con lo statista democristiano è rimasto per Bernabei indelebile negli anni, con grande conoscenza e rispetto per il ruolo avuto nei decenni passati. E se per quarant’anni molte scelte politiche di questo Paese sono ruotate intorno alle intuizioni e anticipazioni dello statista Dc, addolora che oggi anche molti addetti ai lavori della politica ne trascurino il contributo. La memoria di Fanfani che Bernabei ci consegna già lo rende anomalo, una eccezione che speriamo possa contagliare anche la regola.

Bernabei va quindi narrato ai giovani come esempio di gran lavoratore. Genio, capacità, ma anche quantità. Un formidabile diesel da dodici ore di lavoro al giorno. Cifre che in certi ambienti, come la Rai dove ha operato per tanti anni, sono addirittura un prerequisito per far bene. Ed è far bene la missione che ha mosso sempre Bernabei: non solo fare. E´ la sua profonda fede, privata e civile, la credenza nei valori cristiani e repubblicani, che si sostanziano nell’adesione a una visione etica e morale della famiglia, ad essere il faro di un impegno indefesso e nobilitante che nulla ha che vedere con quei comportamenti che, spesso superficialmente, vengono considerati come bacchettoni. Ma benedette sono le visioni della vita dense di principi e saldezza, piuttosto che un generico immedesimarsi senza domande nella materia indisciplinata della vita quotidiana.
Una profondità di valori che dalla sfera privata subito si trasmette a quella pubblica: Bernabei, insieme a Enrico Mattei, è stato il primo esempio di manager moderno dell’Italia repubblicana. Un uomo che ha saputo investire sempre coniugando le migliori risorse a disposizione con le giovani età, ricercando e formando, e determinando quel giacimento di competenze cui la Rai ha dopo attinto per decenni. Una curiosità e un’attenzione per i giovani concretizzata anche da un amore giovanile per le sfide. Creare la Lux Vide in età avanzata rappresenta un caso unico in un Paese in cui le persone adulte troppo spesso preferiscono vivere di rendite senza mettersi in discussione. Innovatore e tradizionale anche nell’avventura di produttore televisivo, confezionando opere ben fatte, con una precisa valenza morale e destinate a sbancare l’audience televisiva e destinate a penetrare nel tessuto delle famiglie. Insomma, i novant’anni di Bernabei sono il migliore paradigma di una esperienza intrisa di valori profondi e insieme proficua di risultati grandemente positivi.

(Il Tempo, 15 maggio 2011)