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Il Prof. Alberto Brandani presenta: “Il bambino nascosto” di Roberto Andò

11 Ott
11 ottobre 2020

Pubblicato su “La Freccia”, settembre 2020

Sono due le voci di questo romanzo, due voci alte, risonanti e commoventi allo stesso tempo, ma ugualmente innocenti.

Una è quella di Gabriele Santoro, un maestro di pianoforte, colto e un po’ misogino, che vive da solo nel quartiere malfamato di Forcella a Napoli; l’altra è di Ciro, un ragazzino di dieci anni, figlio di Carmine, uno degli scagnozzi del boss camorrista di zona.

La malavita, senza troppa difficoltà, gestisce e influenza una parte importante della vita cittadina e chi nasce all’interno di un certo contesto non può far altro che crescere in fretta, bruciando spesso le tappe della vita. Per chi ha un genitore camorrista è normale utilizzare un’arma e conoscerne i componenti, è ordinaria amministrazione scippare le anziane signore ed è doveroso sapere che i debiti si pagano sempre.

Un giorno, mentre aspetta un pacco, Gabriele lascia la porta di casa socchiusa e si ritrova di fronte Ciro. Il ragazzino, durante uno scippo, ha provocato la morte della madre del boss e viene subito braccato dai killer per riparare allo sgarro.

Comincia così la strana convivenza tra l’intellettuale raffinato e il bambino delinquente e straccione, che si nasconde a casa sua per sfuggire alla morte. L’uno parla italiano, l’altro un dialetto smozzicato, rozzo. Sembra che fra il pianista solitario e un po’ depresso e il figlio di un camorrista che a dieci anni ne ha viste già di tutti i colori non ci sia possibilità di rapporto. Invece, nei 15 giorni della loro vita in comune, anche se Santoro sa di essere sospettato e in pericolo, scatta fra i due un affetto profondo, come se l’uno avesse bisogno dell’altro, se il piccolo potesse insegnare al grande i misteri della vita reale, difficile, violenta, sanguinosa, mentre il pianista può offrire libri e spartiti rari, lezioni di musica e poesie, accudimento e affetto.

Punti di incontro, insomma: l’umanità che riesce a farci riconoscere come persone e scaccia i pregiudizi; la consapevolezza di potersi fidare di qualcuno, che inonda l’animo di una purissima serenità; la musica, considerata sia come energia che smuove emozioni profonde sia come passione da vivere e da trasmettere.

S’instaura un rapporto di intensa emotività, di fiducia e rispetto, in cui il maestro prova il piacere di trovare a casa qualcuno che l’aspetta e Ciro recupera una parte della sua infanzia rubata, torna un po’ il bambino che sarebbe stato se non fosse nato in un’ambiente criminale e tragicamente insano. E sin dall’inizio è chiaro che Gabriele Santoro è determinato a correre qualunque rischio pur di proteggere Ciro, in nome di un amore profondo, più forte di quello che i veri genitori sono in grado di offrirgli.

Gabriele ha un fratello magistrato, Renato, con cui è in dissidio; un padre novantenne, Massimo, vecchio professore di filosofia; un compagno di vita, Biagio, da cui si è allontanato. Dunque, deve scegliere da solo e la sua integrità interiore lo fa decidere per la protezione di un innocente, anche se sa che potrebbe costargli la vita.

Inevitabile lo scontro con il fratello magistrato, è come se la compassione si confrontasse con la durezza della legge, che non fa eccezioni e potrà costargli un’accusa per sottrazione di minore. Roberto Andò, fresco vincitore del Premio Elba-Brignetti 2020, pone in modo toccante il problema dell’abitudine al male, di come la rassegnazione sia già di per sé peggiore del male stesso. Una riflessione profonda con una grande apertura morale: la misericordia supera sempre la giustizia? Sì, in questo caso il bene vince sul male, ma al prezzo del sacrificio espiatorio dell’innocente. Perciò, a ragione, il maestro dice: «Se non dovessi tornare, sappiate che non sono mai partito».

Ho lasciato per ultimi i colori di Napoli, illividita nella rassegnazione che fa perdere l’intensità del paesaggio. Per ricordarci che le sfumature più limpide nascono sempre dalla serenità interiore.

Un assaggio di lettura

Lo Scaffale della Freccia

Sabato 13 luglio la serata conclusiva del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – Raffaello Brignetti

04 Lug
4 luglio 2019

Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba 2018, il serivizio del Tg1

26 Set
26 settembre 2018

“Il Caffè di Raiuno” sul 44^ Premio Letterario Brignetti

20 Lug
20 luglio 2016

Il servizio di Roberta Cerqua per “Il Caffé di Raiuno” sul 44^ Premio Letterario Internazionale Elba – Raffaello Brignetti, concorso vinto da “L’Impostore” di Javier Cercas.

 

Premio letterario, la serata finale

08 Lug
8 luglio 2016

Sabato 9 luglio serata finale del Premio Letterario Internazionale Raffaello Brignetti. L’incontro con il vincitore di questa 44 ma edizione è al Centro Culturale De Laugier dalle 21.30. Presenteranno al serata Lisa Marzoli, Francesco Guidara e Valeria Altobelli. Ad introdurre il vincitore la giuria letteraria, il presidente del comitato promotore del premio Giorgio Barsotti e il presidente della giuria letteraria Alberto Brandani.

La terna finalista del 44^ Premio Letterario Internazionale Brignetti

13 Apr
13 aprile 2016

Terna Finalista Premio Letterario Brignetti Elba 2016

La Giuria Letteraria presieduta dal Prof. Alberto Brandani e composta da Giorgio Barsotti, Mario Baudino, Marino Biondi, Francesco Carrassi, Giuseppe Conte, Teresa De Santis, Ernesto Ferrero, Francesco Giorgino, Giuseppe Mascambruno, Massimo Onofri, Antonio Patuelli, Silvia Ronchey ha selezionato la terna finalista che concorre al Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba -Raffaello Brignetti per la 44^ edizione – anno 2016.

Le tre opere prescelte, che saranno adesso sottoposte al giudizio dei Giudici Lettori sono:

COSTELLAZIONE FAMILIARE di Rosa MATTEUCCI – editore ADELPHI
L’IMPOSTORE di Javier CERCAS – editore GUANDA
TERAPIA DI COPPIA PER AMANTI di Diego DE SILVA – editore EINAUDI

Il Presidente della Giuria Letteraria Prof. Alberto Brandani ha così commentato: “ringrazio tutti i colleghi della Giuria Letteraria per il gran lavoro svolto: contatti ed incontri e non solo in quest’ultima settimana. La rosa dei tre nominativi è di grande livello. Cercas, De Silva e Matteucci offrono alla Giuria Popolare un’ampia possibilità di scelta a livello europeo ed italiano”.

Giancarlo Castelvecchi, l’aedo dell’isola perduta, ci lascia un importante patrimonio

08 Gen
8 gennaio 2016

Giancarlo Castelvecchi

Giancarlo Castelvecchi, l’aedo dell’isola perduta, ci lascia un importante patrimonio: pittorico, perché con la sua opera ha rappresentato come pochi i colori, i sapori e le atmosfere dell’Elba, in tutte le sue sfumature cromatiche.
Culturale; perché è stato per cinquant’anni instancabile animatore del Premio Brignetti e devo a lui e alle sue insistenze cortesi e affettuose la mia esperienza nel Premio Letterario che data dal 1985.
Umano; ha sempre usato come metro di vivere la comprensione e la tolleranza non disgiunta però da un humor e da una vena linguistica sempre ricca e ironica.
Sono sicuro che da lassù ci guarda sereno e scanzonato.