La Freccia ed un treno di libri. Il Prof. Brandani presenta: “Vecchie conoscenze” di Antonio Manzini

23 Set
23 Settembre 2021

Pubblicato su “La Freccia”, settembre 2021

E’ un romanaccio doc trasferito, suo malgrado, in una città fredda e perennemente umida, come Aosta, ben diversa dalla sua “dolce” Roma. Rocco Schiavone è ruvido ma burlesco, ombroso e sentimentale. Con tutte le sue contraddizioni, si getta a capofitto sull’ultimo caso di omicidio: una famosa e stimata archeologa, barbaramente uccisa in casa sua. È stato l’ex marito? L’amante? Oppure il figlio? Un ginepraio che non intendiamo rivelare qui.
Il protagonista è un poliziotto che ama la sua squadra, la sua unica famiglia. Poi c’è Sandra, un’intelligente giornalista con la quale Rocco intrattiene una relazione molto complicata solo per colpa sua, per una sua incapacità di concedersi, di nuovo, un amore. E Sebastiano, amico fraterno, per cui darebbe la vita.
Antonio Manzini, prima che un poliziotto, ci mostra un uomo di buon senso, che ha appreso la lezione della vita in ambienti rustici e degradati. Una persona perbene, leale e trasparente, condizionata dalla crudezza del suo mestiere. Piace quando si fuma il suo spinello chiuso a chiave in questura, quando interviene con tolleranza o severità, a seconda dei casi, quando si mostra come un uomo che ama, soffre e viene colpito piÚ dai dolori che dalle gratificazioni. Insomma, un vicequestore che crede piÚ nel senso della giustizia che nel rispetto pignolo delle leggi non può non piacere.
Il romanzo si legge tutto d’un fiato. E le “vecchie conoscenze” altro non sono che tutti i comprimari della vicenda. Domenico D’Intino, il classico pasticcione, più che devoto alla squadra, Michele Deruta, che di notte fa anche il pasticcere e farà rivelazioni a sorpresa. Italo, poliziotto confuso che si è perso per strada, a cui Schiavone porge sempre una mano. E gli amici Sebastiano, Brizio e Furio, al confine della legge, a cui il vicequestore è legato indissolubilmente per la vita. Sullo sfondo si snoda l’omicidio su cui indagare, un enigma ben congegnato. Sarà la testardaggine di Rocco, il suo acume e il colpo d’occhio del “borgataro” a inchiodare il vero responsabile con prove senza appello.
Manzini, con una prosa attenta, semplice e fluida propone un giallo nuovo, quasi una pièce teatrale, corale, con personaggi, azioni e luoghi descritti in maniera incantevole. Su questo palcoscenico si snodano tante storie abilmente intersecate, grandi speranze e amare disillusioni, come del resto succede nella realtà. È forse questo il romanzo più riuscito di uno scrittore che compone serenamente e ha una leggerezza d’animo non comune. Il nostro poliziotto, e con lui l’autore, si porta dietro storie irrisolte sin dal terzo libro della serie (un cadavere che non si trova, un delitto insoluto, una poliziotta che ha tradito) ma – e sta qui il segreto di Vecchie conoscenze – adesso tutto si svela. Per questo Schiavone appare più malinconico e triste di sempre. È vero che chiude i conti con il passato, ma i suoi soli amici restano gli uomini del commissariato e i delicati colloqui con la moglie scomparsa da tempo. Rocco non sa amare o forse ha paura di tornare a farlo. Le battute e qualche volgarità non intaccano la sua malinconia triste e ora, per lui, si pone la domanda su «quel che resta del giorno».
Siamo sul grande palcoscenico della vita, dove l’autore colora e trascolora uomini, cose e sentimenti, o anche in un western crepuscolare dove, quando tutto è finito, il grande Clint Eastwood se ne torna a casa a riporre le pistole. Ognuno scelga il finale che preferisce. L’inesauribile Manzini ha già iniziato il suo undicesimo libro, dove Schiavone dovrà fare, finalmente, i conti con il presente.

Un assaggio di lettura


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Il Telegrafo sulla presentazione di domani alle 21 a Capoliveri: “Bernabei, esempio di cultura politica”

17 Set
17 Settembre 2021

Oggi in edicola

“Bernabei, esempio di cultura politica”

Capoliveri, domani sera alle 21 in piazza Matteotti sarĂ  presentato il libro di Piero Meucci sul giornalista


Per celebrare i 100 anni dalla nascita di Ettore Bernabei, giornalista, dirigente d’azienda e produttore televisivo, domani alle 21, in piazza Matteotti a Capoliveri, verrĂ  presentato il libro di Piero Meucci ‘Ettore Bernabei Il primato della politica’ edito da Marsilio nella collana ‘Gli Specchi’. All’evento, promosso dal Comune di Capoliveri e dal Premio Letterario Internazionale ‘Isola d’Elba- Raffaello Brignetti’, in collaborazione con la Fondazione Formiche, saranno presenti l’autore, giornalista autore di vari libri di giornalismo, politica ed economia ed attuale presidente di Arctron, l’Associazione degli Archivi Cristiani dei Toscani del Novecento ed attuale direttore di un giornale online, il figlio di Ettore Bernabei, Giovanni, manager della Lux Vide ed il presidente della giuria letteraria del premio ‘Elba-Brignetti’ e della fondazione Formiche Alberto Brandani.

“Abbiamo deciso di fare un tour in sette cittĂ  d’Italia partendo da Siena – spiega il professor Brandani â€“ per portare all’attenzione dei giovani l’importanza della cultura politica. Ricordare i 100 anni dalla nascita di Ettore Bernabei può essere oggi l’occasione per tracciare un apologo a buon uso delle nuove generazioni. Un esempio in cui successo e merito sono le facce della stessa medaglia. Bernabei è stato un giornalista autorevole dirigendo due quotidiani, ha guidato la Rai per ben 14 anni e, dopo una pur significativa parentesi da manager industriale, ha dato vita a uno dei progetti imprenditoriali e culturali piĂš rilevanti varati in Italia: la societĂ  di produzione televisiva e cinematografica Lux Vide”.

“Nonostante la sua contemporaneitĂ  – prosegue il professor Brandani – Bernabei condensa alcuni valori che la societĂ  moderna fatica a recepire. Innanzitutto un rapporto di fedeltĂ  costante con chi, a suo tempo, ha investito su di lui, cioè Amintore Fanfani. Un legame indelebile, con grande conoscenza e rispetto per il ruolo dello statista democristiano attorno alle cui intuizioni e anticipazioni sono ruotate per 40 anni molte scelte politiche del nostro Paese. E poi Ettore è un modello da seguire per far riscoprire la passione e la cultura per la politica, l’importanza dello studio, della formazione e della gavetta”.

“Questo libro – aggiunge l’autore del libro Piero Meucci – non è un saggio e non è neppure un romanzo. E’ un libro di tecnica giornalistica di base di analisi e commento dei diari. L’idea è stata di Giovanni e dei suoi fratelli per rendere omaggio al padre nell’occasione dei 100 anni dalla sua nascita, ricorrenza avvenuta lo scorso 16 maggio. Ho fatto un’esperienza unica leggendo e trascrivendo la prima serie dei diari scritti da Ettore Bernabei dal 1956 al 1984. Di fatto sono una pignola registrazione di tutto ciò che lui ha vissuto in prima persona in quegli anni, dai dibattiti controversi all’interno della Dc alla sua attivitĂ  giornalistica presso ‘Il Giornale del Mattino’ e in Rai fino ai delicati colloqui con le alte gerarchie vaticane”.

L’ingresso è gratuito. E’ previsto l’obbligo del green pass nel rispetto della vigente normativa per la prevenzione del Coronavirus. La serata dedicata alla presentazione del volume su Ettore Bernabei verrà trasmessa in diretta streaming sul sito internet della pro loco di Capoliveri. L’appuntamento dunque è per domani sera alle 21 in piazza Matteotti.

Invito: “Ettore Bernabei, Il Primato della politica”, Capoliveri Sabato 18 settembre, ore 21

12 Set
12 Settembre 2021

Il servizio del Tg3 sull’edizione 2021 del Premio Letterario

07 Set
7 Settembre 2021

La cerimonia di premiazione della 49^ edizione del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba

06 Set
6 Settembre 2021

Sabato 4 settembre a Portoferraio il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – R. Brignetti

31 Ago
31 Agosto 2021

La Freccia ed un treno di libri. Il Prof. Brandani presenta: “Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio

20 Ago
20 Agosto 2021

Pubblicato su “La Freccia”, agosto 2021

Il mare, la salsedine, l’odore del pesce appena pescato, il sole che abbronza la pelle e scalda il cuore. Borgo Sud non è solamente un paese abruzzese di pescatori, è un luogo dove le vite delle persone che lo abitano s’intrecciano come reti, in un legame unico e concreto. Gli abitanti non sono semplicemente vicini, appartengono agli stessi destini e condividono le rispettive esistenze, nel bene e nel male. Qui ha scelto di vivere Adriana, la sorella da sempre irrequieta, spumeggiante, eccessiva e vera dell’Arminuta, titolo del successo editoriale della stessa autrice uscito nel 2017.
Dopo una lunga assenza, un giorno Adriana appare davanti alla porta della sorella con un neonato in braccio e un’ombra di terrore sul viso. Chiede aiuto senza concedere spiegazioni, entrando come un vento forte nella vita della sorella. Quest’ultima, insieme al compagno, come sempre decide di accoglierla e aiutarla. Le due vivranno attimi di crudele verità, di dolce attaccamento e di ruvido attrito.
Anni dopo questo primo incontro con il nipote, la narratrice riceve una telefonata mentre sta svolgendo una lezione di letteratura a Grenoble, in Francia, dove nel frattempo si è trasferita. Ne resta sconvolta e decide di ritornare a Borgo Sud. Un rimpatrio che sarà l’inizio della risoluzione di un passato difficile, doloroso e spesso ignorato.
Le vite delle due sorelle sono opposte ma, al tempo stesso, caratterizzate da tratti comuni: la prima è studiosa, seria, sempre rispettosa verso la famiglia che non c’è stata, ancora avida di affetti; la seconda è esuberante, litigiosa, volitiva. Entrambe portano dentro, sin dall’infanzia, una grande solitudine dell’anima che cercano di colmare con amori apparentemente risolutivi ma destinati a rivelarsi tossici e difficili, se non impossibili, da lasciare. L’unico vero legame su cui possono sempre contare è quello tra di loro, contraddittorio e potente, che Donatella Di Pietrantonio descrive con maestria. Spesso è fatto di litigi, silenzi e assenze, ma è sempre sostenuto da una forza profonda che fa emergere attenzioni, preoccupazioni e amore. Un sentimento puro, perché sincero. Una costante rivelazione, una scoperta inaspettata, un dolce balsamo sulle numerose ferite inflitte dalla vita, perché nella famiglia delle protagoniste, come nella maggior parte delle famiglie contadine degli anni ’60, la parola amore, con tutte le sue manifestazioni affettuose, non esisteva.
Borgo Sud è un libro che offre storie di vite vissute per apparenza accoppiate a quelle vissute interiormente, descrive i contrasti tra ciò che spesso facciamo e ciò che sentiamo e desideriamo realmente. Racconta mondi interiori da comprendere e immaginare, affiancandoli alla forte bellezza della natura e dei luoghi che ci circondano. I suoi protagonisti cercano di liberarsi dai loro demoni interiori e dalle loro paure, ma spesso la vita è piÚ dura e le mette continuamente di fronte a conflitti interiori non facili da sciogliere.
L’autrice immerge tutte le descrizioni degli stati d’animo dei personaggi in una reale empatia priva di schemi e preconcetti, riuscendo a far emergere le sfaccettature più vere e vive dei personaggi, senza tralasciare quelle sfumature emotive che potrebbero risultare ostili, ma che invece impreziosiscono tutto il racconto.

Un assaggio di lettura


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