Tag Archive for: Ernesto Ferrero

Alle origini del dialogo religioso, il servizio di UnoMattina sul convegno di Siena

28 Gen
28 gennaio 2020

Invito al convegno: “Francesco e il sultano”, alle radici del dialogo interreligioso

07 Gen
7 gennaio 2020

Il Prof. Brandani ospite de “il Caffè di RaiUno” per presentare “Francesco e il Sultano” di Ernesto Ferrero

12 Ott
12 ottobre 2019

Il Prof. Brandani presenta: “Francesco e il Sultano”, di Ernesto Ferrero

03 Ott
3 ottobre 2019

Pubblicato su “La Freccia”, ottobre ’19

Nel giugno 1219 Francesco d’Assisi trentasettenne parte per nave alla volta dell’Oriente e si lancia in una impresa disperata insieme al fidato frate Illuminato. Raggiungere Damietta assediata dai crociati e incontrare il Sultano d’Egitto. Questo il vero incipit del romanzo storico di Ernesto Ferrero Francesco e il Sultano, nelle librerie dal 24 settembre. Ma il suo autore ci ha lavorato per anni con la cura paziente di un artigiano mai contento e sempre pronto a rimettersi in discussione.

Un romanzo storico, un romanzo biografico, ma anche un romanzo corale di viandanti sempre in movimento, di eterni pellegrini agitati da una sete di assoluto, sempre in viaggio per l’Italia, l’Europa, l’Oriente.

Ma lo si può anche definire un romanzo d’avventura, di cui ha pure il ritmo, e non solo perché è ambientato per buona parte in Egitto e in Palestina, dove è in corso una guerra feroce, in cui gli eserciti cristiani assediano Damietta. Quella che Francesco propone, in primo luogo a sé stesso, è l’avventura di una sfida estrema, sorretta da una tensione che non ammette soste: è il dono totale di sé agli altri, la sottomissione ad ogni creatura vivente. Francesco è un santo itinerante, sempre in marcia verso qualcosa, insoddisfatto di sé, al centro di una vicenda collettiva che è la vera protagonista della storia. Un Medioevo formicolante di personaggi memorabili viene colto nella sua complessità e nelle sue mille sfaccettature come se fosse ripreso dall’alto, da un drone. Il romanzo restituisce il Francesco mistico e rarefatto degli affreschi della basilica di Assisi alla sua fisicità, al linguaggio del corpo, al lavoro manuale che tanto lo appassiona, e che a lui sembra «un buon modo di parlare con Dio». La sua fisicità erompe nell’assoluta novità della sua predicazione, fatta anche di canto e di danza. Geniale uomo di spettacolo e oggi diremmo maestro di comunicazione. La sua fede non è intellettuale o libresca, ma nasce direttamente dalla corporalità, dall’amore per l’uomo così com’è, dalla misericordia, dal rifiuto di giudicare. Ma il romanzo racconta anche la storia di un tradimento e di una contraffazione. Un tradimento che arriva ad attribuire a Francesco, per mano di Bonaventura da Bagnoregio – diventato suo biografo ufficiale – un gesto aggressivo e così poco francescano quale l’aver sfidato il Sultano alla prova del fuoco, poi dipinta da Giotto o da chi per lui ad Assisi.

Questo falso d’autore forse nasconde la dirompente novità di un dialogo fatto di rispetto e di comprensione reciproca che avrebbe potuto cambiare il corso della storia e che il romanzo prova a ricostruire. Il mare della storia fluisce verso il lettore e lo conduce nel porto del dialogo tra le grandi religioni

Un assaggio di lettura

Lo scaffale della freccia

La Rai racconta “Il libro, casa comune”

20 Feb
20 febbraio 2017

Il servizio di Rosellina Mariani da Colle di Val d’Elsa, servizio andato in onda su RaiUno Sabato 19 febbraio. All’interno trovate l’intervista al Prof. Alberto Brandani ed allo scrittore Ernesto Ferrero, già direttore del Salone del libro di Torino.

Gramellini a ringraziare Ferrero può pensare lei?

17 Nov
17 novembre 2015

Salone del Libro di Torino

E’ un peccato che Massimo Gramellini abbia avuto l’influenza e che non abbia avuto modo probabilmente di seguire l’odissea del Salone del libro di Torino, la seconda realtà europea di questo difficile mercato. Ogni anno al Lingotto arrivano in cinque giorni quasi 300.000 visitatori, migliaia di scrittori, centinaia di editori e tutto viene guidato dall’indiscussa e indiscutibile autorevolezza di Ernesto Ferrero.
Come ormai sanno tutti gli addetti ai lavori, a maggio Ferrero era stato congedato dalle autorità preposte a decidere. Talvolta però le vicende si complicano ed in questo caso le signore designate al ruolo di presidente della Fondazione e di direttore del Salone, in un crescendo rossiniano, si sono presto accapigliate ed alla fine la direttora ha gettato la spugna. A quel punto (siamo ai primi di settembre) la situazione era veramente compromessa e a Chiamparino e Fassino, persone serie e specchiate, non è restato altro che richiamare in gran fretta il vecchio Ferrero chiedendogli se poteva far loro la cortesia di riprendere in mano il Salone del libro. Ernesto, sabaudo di nome e di fatto, ha obbedito e si è messo subito al lavoro per salvare una manifestazione che è diventata un vanto nazionale.
Ci saremmo aspettati che la città registrasse questo fatto come un segno di vitalità. Ma oggi le città sono un po’ apatiche e forse non si appassionano all’idea che un signore non più giovanissimo riesca ancora ad amalgamare i lettori e gli autori, le case piccole con le grandi, i bambini ed i ragazzi con gli specialisti di discipline difficoltose.
Infatti in un grande articolo sulla Stampa (udite! udite!) si avverte che Ferrero non può essere retribuito per la celeberrima (negativamente) legge Madia che vorrebbe i pensionati solo ai giardinetti. In verità qualche accorgimento perfettamente legale per superare la difficoltà si potrebbe trovare, ma forse manca la volontà politica. Ma tant’è, Ernesto Ferrero annuncia che non può mollare la nave proprio adesso, e dunque svolgerà gratuitamente il suo ruolo sottraendo tempo alla sua famiglia, ai suoi studi e un pò anche alla sua salute, perché certamente in queste condizioni qualche arrabbiatura gli sarà pure venuta.
Ci saremmo aspettati un qualche pubblico ringraziamento per il vecchio Ferrero ma sinceramente non ce ne siamo accorti ed allora ci siamo detti: chissà che Massimo Gramellini non pensi lui a farlo a nome di tutti.

Abbiamo uno dei più importanti manager europei? Perfetto, cambiamolo. Succede al Salone del libro di Torino.

17 Lug
17 luglio 2015
Il presidente della Fondazione per il libro, Rolando Picchioni, e il direttore del Salone Ernesto Ferrero

Il presidente della Fondazione per il libro, Rolando Picchioni, e il direttore del Salone Ernesto Ferrero

Tanti anni fa nella colta ed austera Torino Ernesto Ferrero iniziava insieme a Picchioni quella lunga traversata umana professionale e quasi miracolosa che ha portato il Salone del libro di Torino ad essere la seconda realtà europea in questo difficile mercato. Ogni anno al lingotto in cinque giorni arrivano 300.000 visitatori,  migliaia di scrittori, centinaia di editori. Un magma incandescente dove tutto si tiene e dove tutto viene forgiato dalla mano ferma e sapiente del Direttore.
Un manager editoriale coi fiocchi Ferrero: tiene le briglie del Salone senza urlare ma con la fermezza che gli deriva da una indiscussa ed indiscutibile autorevolezza. Merce rara ai giorni nostri che il volgo e l’inclito spesso confondono con l’autorità. L’autorevolezza di Ferrero coincide con la sua pazienza, con la sua educazione, con la sua ostinazione e alla fine tutto sapientemente si amalgama, i lettori con gli autori, le case piccole con le grandi, i bambini ed i ragazzi con gli specialisti di discipline difficoltose.
Si può dire che un Paese senza politica è come una casa senza libri: gli manca l’anima. Ferrero cerca di lenire le cure giornaliere del nostro vivere con le buone letture, con l’odore della carta stampata, con il piacere di educare alla lettura.
Tutto bene dunque? Non proprio perché una mattina le autorità preposte decidono che Ferrero è alla fin fine da rottamare. Lo sconcerto è grande tra gli addetti ai lavori ma tant’è: alea iacta est, a settembre Ferrero sarà accantonato.
La cosa grottesca però è che, stando ai soliti bene informati, sembrerebbe che le due signore preposte al ruolo di Presidente della Fondazione e di Direttore del Salone, stiano già litigando sulle rispettive competenze prima ancora di montare in sella.
A Chiamparino e Fassino, persone serie, specchiate ed equilibrate vorremmo chiedere: non sarebbe stato meglio un bel bando internazionale come si fa per i grandi musei e come peraltro anche a Torino ha fatto il Museo Egizio e far accompagnare per qualche periodo di tempo il nuovo manager al grande vecchio Ferrero?
Non siamo per natura guastatori anzi è proprio il caso di dirlo alla luce di questo evento laudatores temporis acti.