Archive for category: Economia

L’Europa? A gennaio c’era poco, oggi abbastanza

01 Giu
1 giugno 2020

Dalla rivista “Espansione” – Maggio 2020

Di Alberto Brandani (sotto con Antonio Patuelli, foto di Umberto Pizzi) 

Proviamo a fare ordine nel rapporto tra l’Italia e l’Europa, anche considerando l’ultimo mese con un minimo di serenità d’animo, che forse la drammatica situazione economica del Paese non sempre consente.
Uno. La Bce è intervenuta in misura massiccia, acquistando cifre ingenti dei nostri titoli di Stato (il 22% del totale) per tenere sotto controllo il famigerato spread. Si è andati oltre il teorema “tutto ciò che serva” lanciato da Draghi. Ha stanziato 750 miliardi, ma la Lagarde ha chiaramente fatto intendere che si arriverà fino a 1.000. Peraltro, ha stabilito una cosa mai accaduta prima, accettare cioè come garanzia, fino all’autunno 2021, a fronte della liquidità fornita alle banche, anche i cosiddetti titoli “spazzatura”. Contraendo il rischio delle banche, seppur temporaneamente, questo impedirà loro di ridurre i prestiti a famiglie e imprese a tassi bassissimi.
Due. Il Patto di stabilità è stato sospeso con benefici indubbi anche per il nostro Paese.
Tre. E’ stato varato il progetto Sure, un fondo da 100 miliardi per la disoccupazione in Europa.
Quattro. Si potrà accedere con il Mes a prelevare 36 miliardi (72mila miliardi delle vecchie lire), senza condizionalità alcuna, per le spese sanitarie e comunque derivanti dalla pandemia. D’altronde sarebbe irragionevole non investire questi danari nel miglioramento del sistema sanitario e anche nel ristoro dei danni che milioni di famiglie italiane hanno subito.
Veniamo infine alla riunione dei 27 Capi di Stato, che sono arrivati a immaginare dal 2021 un Fondo europeo (Recovery Fund) da 1000 miliardi. L’Italia ha chiesto che ne venga anticipato l’utilizzo e nel frattempo i Capi di Stato hanno deciso l’uso del Mes a condizioni leggere, la nascita dello strumento per finanziare la cassa integrazione e un enorme utilizzo della Banca europea degli investimenti.
Sullo sfondo il bazooka della Bce. I 27 hanno dato mandato alla commissione presieduta da Ursula von der Layen di presentare a breve una proposta per il Fondo europeo e la cancelliera Merkel ha detto sì all’uso di enormi risorse dall’Europa per tutti i Paesi, chiedendo convergenza nei diversi sistemi fiscali ed efficienza degli investimenti, quindi niente paradisi fiscali, sperperi o inefficienze.
Ci sembra che si sia fatto, sul piano della comprensione storica del fenomeno, un enorme passo avanti e che il risultato, seppur da perfezionare, sia potenzialmente positivo per la solidità della costruzione europea. Peraltro, chi abbia letto per intero il recente discorso della cancelliera Merkel al Bundestag avrà colto un concetto fondamentale e cioè che nessuna nazione europea è un’isola e che anche la grande Germania è grande in Europa e non può fare a meno dei Paesi del Mediterraneo. Ai molti che consideravano la Merkel in una sorta di strascicato crepuscolo, sembrerà invece che al passaggio decisivo la cancelliera abbia riconfermato la capacità di tenere insieme il tessuto unitario europeo e pure le dinamiche della Germania. Il “coronavirus” ha forse accelerato la capacità di comprensione di tutti. L’Italia per parte sua deve far vedere con forza che ha voglia di produrre ricchezza per poter tornare a distribuirla e che non si affida solo ai sussidi europei. Il dibattito se una parte del Fondo europeo possa essere a fondo perduto non deve trarre in inganno: il nostro Paese non può farcela da solo, ma nulla vieta che, ottenuto tutto il possibile dall’Europa, si pensi anche all’emissione di titoli di Stato trentennali a un tasso di interesse fisso esentasse, da proporre prima ai risparmiatori italiani, poi alle istituzioni finanziarie nazionali e solo in piccola parte della Bce. La vecchia proposta del Ministro del Tesoro Tremonti, ripresa poi da Giovanni Bazoli, può essere sempre un’utile carta di riserva.
Concludendo, dal 1° giugno saranno pronti 540 miliardi. Per l’Italia si tratterebbe di una prima colossale dote: 20 arriverebbero dal fondo Sure, 34 dalla Bei e 36 dal fondo “salvastati”. Considerando che dal Recovery Fund potremmo forse attingere 200 miliardi nel 2021, ci sembra di poter dire che, se a gennaio l’Europa c’era poco, oggi, 5 maggio, potrebbe esserci.

“L’Italia del fare”, relazione introduttiva del Prof. Alberto Brandani

25 Gen
25 gennaio 2019

La relazione introduttiva del Prof. Alberto Brandani al Convegno “L’Italia del fare: infrastrutture e crescita; banche e competitività; il ruolo delle fondazioni bancarie”.
Il video è stato realizzato da Radio Radicale. L’intero Convegno è disponibile qui.

“L’Italia del fare: infrastrutture e crescita; banche e competitività; il ruolo delle fondazioni bancarie”

22 Gen
22 gennaio 2019

Si è svolto Mercoledì 16 gennaio, presso la Biblioteca Angelica di Roma, il convegno dal titolo “L’Italia del fare: infrastrutture e crescita; banche e competitività; il ruolo delle fondazioni bancarie” organizzato dalla Fondazione Formiche e Federtrasporto. Ad introdurre l’evento è stato Alberto Brandani, presidente di Federtrasporto, al quale si sono poi susseguite le relazioni di Giuseppe Bono, ad di Fincantieri, Fabrizio Palenzona, a capo di Aiscat e Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria.
Tra gli intervenuti, inoltre, nel corso della mattinata si sono susseguiti Antonio Patuelli, Presidente Abi, l’editorialista Angelo De Mattia e Matteo Mellei Vice Presidente ACRI.
Ha concluso i lavori Antonio Fazio, già Governatore della Banca d’Italia.

Visualizza tutte le foto di Umberto Pizzi

“L’Italia del fare: infrastrutture e crescita; banche e competitività”. Invito al Convegno

21 Dic
21 dicembre 2018

Il Prof. Brandani, Presidente Federtrasporto, all’assise di Verona: “Le proposte di Confindustria alla Politica”

17 Feb
17 febbraio 2018

Il prof. Alberto Brandani, Presidente di Federtrasporto, intervistato dal Tg5 a margine dell’Assise Generali di Confindustria tenutasi a Verona.

La sacralità del lavoro

30 Apr
30 aprile 2017

Notarelle pasquali (1)

Si è fatto in questi giorni un gran discutere per l’apertura dell’outlet di Serravalle il giorno di Pasqua. Al di là della specificità religiosa che non è in discussione ci sembra che il tema sia stato affrontato in modo completamente errato.

Punto primo siamo in presenza della più grave crisi economica degli ultimi 100 anni; punto secondo la sacralità del lavoro e la dignità del lavoro sono a fondamenta della nostra Costituzione; punto terzo in questi maxi ponti si è registrato il tutto esaurito e il mondo che attiene il turismo, i negozi, i pubblici esercizi comprese la attività trasportistiche, ha funzionato a pieno ritmo.

Purtroppo per noi chiudono centinaia di aziende al mese. Pur con grandi sacrifici delle persone, vogliamo però cercare di tenere aperto ciò che funziona? In quei giorni alberghi, ristoranti, negozi, supermercati tutto era affollato. Il modello sociale sbagliato è quello che non crea lavoro. Siamo onesti, discettare di consumi può andare bene nelle società opulente.

I voucher e il gigante (per ora) Camusso

29 Mar
29 marzo 2017

La ritirata dei voucher

Il governo ha ritirato la disciplina dei voucher gettando nello sconforto le vedove del 4 dicembre (data del Referendum n.d.r.). Vediamo in pratica cosa accade facendo due esempi. Un ristorante aveva un buon flusso turistico il Venerdì e il Sabato sera e per quei giorni comprava i voucher con i quali pagava all’occasionale lavoratore 7,5 euro l’ora e 2,5 andavano per oneri previdenziali, antinfortunistica e gestione del servizio. Ora che la disciplina dei voucher è stata accantonata il ristoratore si frugherà in tasca e per il Venerdì e Sabato darà 7,5 euro l’ora all’occasionale lavoratore, risparmiando (si fa per dire) gli altri 2,5 euro. Perché nel frattempo è stata anche sospesa la vendita dei voucher ma siccome la disciplina è in corso fino alla fine dell’anno chi ha dato ha dato……
Stessa identica cosa accadrà nei lavori della durata di tre/quattro giorni nell’agricoltura. Sicuramente il Governo avrà avuto le sue buone ragioni ma spiegare all’opinione pubblica e a Confindustria ed ad altre associazioni quanto fatto non sembra proprio facilissimo.

La Camusso e la CGIL

E veniamo alla Camusso ed alla sua Cgil. Ha avuto un inverno a dir poco napoleonico su quattro fronti. Primo, ha sbaragliato Renzi sul Referendum con il compatto sostegno della Cgil al no. Secondo, ha incassato la distruzione dell’Italicum (legge elettorale) passando per una paladina del proporzionale. Terzo, ha con la raccolta di firme per il Referendum sui voucher talmente spaventato l’esecutivo da indurlo ad una precipitosa ritirata. Quarto, dopo aver anch’essa contribuito al più grande sciopero della scuola di tutti i tempi ha sfigurato l’immagine del precedente Ministro della pubblica istruzione insediando al suo posto una sindacalista di forte e collaudata vicinanza alla Cgil e ciliegina sulla torta anche la probabile ripartizione degli stanziamenti della legge di bilancio confermano questo nostro assunto. Infatti sembra che verranno tolti al Ministero degli interni circa 1.5 miliardi mentre nello stesso periodo l’on. Fedeli (Ministro della pubblica istruzione) vede aumentare nel triennio 2017-2019 i fondi di circa 1,4 miliardi.
Questi al momento i successi della Camusso. Quanto poi la Cgil abbia contribuito ad una politica economica che crei posti di lavoro reali è tutto un altro discorso.