Archive for category: Premio Brignetti

Brandani a TeleElba: “Siamo nella top 30 in Italia su circa 2mila eventi simili”

09 Lug
9 Luglio 2015

Presentata la terna finalista del Premio Letterario Isola d’Elba – Raffaello Brignetti

27 Giu
27 Giugno 2015

Sabato 20 giugno presso la libreria il Libraio di Portoferraio sono state presentate le tre opere finaliste della 43^ edizione del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – R. Brignetti. Il servizio di TeleElba.

Le opere finaliste 2015 del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba Raffaele Brignetti

17 Apr
17 Aprile 2015

Ringrazio la Giuria Letteraria per il gran lavoro svolto – ha dichiarato il Presidente Prof. Alberto Brandani – che ha portato a individuare le opere finaliste per il 2015. La stessa Giuria ha peraltro deciso di segnalare per un riconoscimento l’autore elbano Danilo Alessi per il suo lavoro “La fatica della politica“ Persephone edizioni.

Prof. Alberto Brandani

Le opere finaliste 2015

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CADE LA TERRA di Carmen PELLEGRINO editore GIUNTI
Alento è un borgo abbandonato che sembra rincorrere l’oblio, e che non vede l’ora di scomparire. Il paesaggio d’intorno frana ma, soprattutto, franano le anime dei fantasmi che Estella, la protagonista di questo intenso e struggente romanzo, cerca di tenere in vita con disperato accudimento. Voci, dialoghi, storie di un mondo chiuso dove la ricchezza e la miseria sono impastate con la stessa terra nera. Capricci, ferocie, crudeltĂ , memorie e colpe di un paese condannato a ritornare alla terra. Come tra le quinte di un teatro ecco aggirarsi un anarchico, un venditore di vasi da notte, una donna che non vuole sposarsi, un banditore cieco, una figlia che immagina favole, un padre abile nel distruggerle. Con Carmen Pellegrino l’abbandonologia diviene scienza poetica. E questo modo particolare di guardare le rovine, di cui molto si è parlato sui giornali e su internet, ha finalmente il suo romanzo.

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ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO di Marco MISSIROLI editore Feltrinelli
Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna. Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

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LACCI di Domenico STARNONE editore Einaudi
Sandro e Anna sono poco piĂš che bambini, ma non vedono il padre da cosĂŹ tanto tempo che a malapena se lo ricordano. Sono passati quattro anni da quando se n’è andato di casa, lasciandoli soli di fronte a una tempesta di rabbia impotente, rancore, e domande che non trovano risposta. Lui sta a Roma, innamorato della grazia lieve di una sconosciuta, e loro a Napoli con la mamma sola e furibonda, a misurare l’estensione del silenzio e il crescere dell’estraneitĂ . Che cosa rimane, quando il nostro mondo si sgretola? Cosa siamo disposti a sacrificare, pur di non sentirci in trappola? Che cosa perdiamo, quando scegliamo di tornare sui nostri passi? A volte basta un gesto minimo per far riaffiorare quello che abbiamo provato a mettere da parte. Come un figlio che si allaccia le scarpe nella stessa maniera bizzarra di suo padre, anche se non ricorda di averlo mai imparato da lui. Domenico Starnone regala il romanzo di una fuga, di un ritorno, di tutti i fallimenti. Ricordando a ogni pagina che il tempo dei bilanci è un tempo vano, assoluto, ridicolo e struggente.

“Mica si potrebbe trovare un milioncino per il Premio Letterario?”

03 Dic
3 Dicembre 2014

Franco Masoni ha intervistato lo scorso Luglio il Prof. Brandani nel corso della sua trasmissione “Ping Pong”, andata in onda su Canale 3 Toscana. Brandani è uomo di cultura e oltre ad alcuni passaggi sulla laboriosa Fondazione Formiche, si è soffermato con il Masoni sul Premio Letterario Isola d’Elba Raffaello Brignetti. Brandani racconta un aneddoto piuttosto curioso, episodio che dĂ  avvio ad una collaborazione oramai trentennale (il Professore presiede il Premio Letterario e la Fondazione Formiche). A metĂ  anni ’80 Geno Pampaloni convocò Brandani alla FacoltĂ  di Lettere a Firenze, dove trovò la grande Giuria del Premio, e gli disse: “Questo Premio è rimasto chiuso per undici anni, per mancanza di fondi, mica si potrebbe trovare un milioncino?”. Da lĂŹ incominciò un sodalizio tutto volontariato che ha portato il Premio a essere considerato tra i primi 30 premi letterari d’Italia.

Staff

Online il Volume storico del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba – Raffaello Brignetti

06 Nov
6 Novembre 2014

copertina-libro-premioAlla metà degli anni ‘80 il grande letterato Geno Pampaloni mi convocò alla Facoltà di Lettere di Firenze e tra il serio e l’ironico mi chiese se avessi potuto trovare un milioncino per mantenere in vita il premio.

Le affettuose sollecitazioni di Giancarlo Castelvecchi colto pittore elbano e l’ironica richiesta di aiuto letterario di Pampaloni, mi convinsero all’istante.

Nacque cosi per me un binomio inscindibile tra l’Elba, Portoferraio e una innata curiosità per i libri e le storie belle. Sono passati quasi trent’anni e poiché riteniamo indispensabili per le giovani generazioni il valore della memoria, vogliamo contribuire alla stessa con queste piccole noticine che, se vogliamo in modo un po’ burocratico, raccontano comunque la storia di un premio letterario silente, angusto e grande.

Alberto Brandani, Presidente Giuria Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba “Raffaello Brignetti”

P.S.: mi sono forse dimenticato di indicare la cosa piÚ importante, sul Sito del Premio Letterario, per la prima volta online dopo le due pubblicazioni cartacee, è possibile sfogliare il volume frutto di un accurato lavoro di ricerca storica.

L’inedito di Mario Luzi. Se l’ispirazione viene da Levante

16 Ott
16 Ottobre 2014

Luzi abitava da sempre in un piccolo appartamento di Via Bellariva 20, a Firenze. Piccolo e stipato di libri, il poeta lo viveva in modo molto sobrio. Grande, molto grande il terrazzo con una vista panoramica straordinaria. Il luogo dove il poeta passeggiava mentre scriveva e meditava.

MARIO LUZI
mario-luziDalla mia terrazza che ha una veduta periscopica quasi completa sui tetti di Firenze e sui dintorni orientali lo sguardo corre ogni mattina verso il monte dell’Incontro. E’ in lontananza una massa compatta eppure trascolorante e lieve. Da quella parte viene il giorno e discende l’Arno. Ma dietro si estende una regione fervida e invitante. Quello che i miei amici georgofili o chi per loro chiamano “il levante fiorentino”, è lĂ . Si tratta di un paese sobrio e domestico. Essi regalano quel nome splendido e immaginoso a una terra a cui il lavoro oculato, la sapienza agricola e la saggezza amministrativa dei proprietari e dei contadini ha conferito un aspetto di fondamentale equilibrio e di parsimoniosa bellezza rustica.

Conoscevo piĂš che altro di passaggio questo territorio, lo attraversavo o lo rasentavo andando verso Ronta, Dicomano, la parte orientale del Mugello oppure verso Poppi e il Casentino o anche entrando nel Valdarno per la vecchia via aretina … Solo in anni recenti l’ospitalitĂ  che trovo in una bella casa sulle alture di Rosano mi ha aperto una conoscenza piĂš vasta di quella parte. La veduta che si stringe sul poggio dov’è edificata si apre azzurra e solare oppure celeste e innevata in lontananza sul Pratomagno o segue la linea di fuga risalendo la valle superiore dell’Arno. Beh, non mi ero mai fermato a lungo in quei borghi e in quelle campagne per cui ero passato tante volte e che ora vedevo dall’alto coordinati gli uni con gli altri, ben situati nella armonia di poggiate e di fondovalli. Li avevo poco frequentati Rignano, Reggello, la Rufina. Ma ero vissuto ugualmente nella rassicurante certezza che essi ci fossero e che fossero parte della terra fiorentina.

Del resto mi accadeva talvolta di fermarmi a goderne la vista dalla curva elevata di qualche strada o dal treno che l’attraversava sul vecchio e sul nuovo tracciato della linea. Variava secondo l’occasione ma era sempre un’immagine luminosa che riassumeva tanta realtĂ  viva, fattiva.

A Pontassieve, per esempio, ero stato la prima volta con Leone Traverso, accompagnavamo in macchina – era, mi sembra, il 1936 – un nostro amico avvocato di quelli che secondo la giuliva ironia di Traverso staccava i pendagli dalla forca, a perorare in pretura. Ma ci sono tornato in circostanze piĂš goderecce con Enrico Vallecchi e la sua brigata a qualcuna delle rinomate trattorie; ci sono passato per la Consuma, per Vallombrosa: e poi per visitare in ospedale mia moglie, vittima di un leggero incidente. Tante sono state le occasioni di costeggiare l’Arno e la Sieve specialmente dove confluiscono. E’ davvero un ganglio del corpo fiorentino dove pare metta le ali.

Il “levante fiorentino” è davvero un’espressione felice e che si presta a coprire i principali significati della vitalitĂ : l’economia del Valdarno, la viticoltura di Pomino, le fornaci, le carpenterie, l’artigianato vario, le industrie leggere, ma anche le origini di Masaccio, di Piero e, perchĂŠ no, del Sor Ardengo (Soffici), di Venturino Venturi: e i monasteri famosi o oscuri, le dispute umanistiche, le assemblee di categorie, le assise e le cerimonie musicali di oggi. Di lĂ  dall’Incontro.
Dentro o vicino il “levante fiorentino”.

L’Elba parla francese: da Napoleone a Lemaitre

04 Ago
4 Agosto 2014

bicentenario-napoleone-all-elbaDi Alberto Brandani.

Anno da incorniciare il 2014 per l’Isola d’Elba ed anno in cui tutta l’isola parla francese.
La prima grande, anzi colossale, ricorrenza era il duecentenario dello sbarco di Napoleone all’Isola d’Elba. Pur nella tradizionale “diversità” elbana è stato un susseguirsi di eventi che hanno illustrato la straordinaria versatilità amministrativa, la facondia intellettuale, i rimbrotti malcelati e financo le scappatelle di un marito preoccupato di essere scoperto. E gli elbani di allora ed anche quelli di oggi guardano stupefatti le imprese del piccolo grande corso.
Da diverse angolature: dall’ormai classico N di Ernesto Ferrero allo spumeggiante libro di Massimo Nava che racconta della visita all’Elba dell’amante Maria Walewska, ospitata in una grande tenda sul Perone.
Ai posteri l’ardua sentenza. Fu frenesia d’amore o il tentativo di sottrarsi alla guardia stretta della moglie imperatrice?
E mentre la Petite Armee sfila per Portoferraio e le bandiere con le tre api sventolano in ogni dove, ecco un altro straordinario accadimento.
Nella 42^ edizione del Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba (uno dei più prestigiosi ed austeri riconoscimenti letterari ndr) la palma della vittoria è andata a Pierre Lemaitre, un altro francese dunque, con il suo romanzo “Ci rivediamo lassù”.
Autore particolare che ha vinto in Francia il “Goncourt” Lemaitre è stato per trenta anni senza scrivere, a leggere disperatamente e ad insegnare nelle biblioteche. All’età di 56 anni prova con un libro che viene respinto da 13 editori. La moglie, bibliotecaria colta,
lo invita, serafica, a non desistere. Ha ragione, infatti uno degli editori ci ripensa e comincia il successo, come giallista atipico, di Lemaitre fino ad arrivare a questo autentico dramma sulla Grande Guerra che mette insieme Balzac e Dumas passando per
Victor Hugo. Il romanzo si svolge sullo sfondo della Grande Guerra ed è essenzialmente un affresco della società francese del dopo guerra dove si intrecciano storie e personaggi diversi.
Emerge soprattutto la grande ipocrisia della falsa retorica del culto dei morti che si trasforma rapidamente in un lucroso affare da parte di sfruttatori senza scrupoli. Il libro analizza anche il rapporto tra coloro che soffrono e coloro che approfittano della
sofferenza.  
Si tratta di un’opera di grande spessore, costruita con le forme e la struttura del romanzo tradizionale dove l’autore ci presenta una serie di personaggi indimenticabili di cui approfondisce la psicologia, rivelando di possedere con maestria le tecniche della narrazione ed evidenziando un’accurata ricerca linguistica.
Storia di amicizia e di vendetta, con mille intrighi ed avventure e con un rumore di fondo: la collera dei personaggi che pervade anche il lettore. La Francia sugli scudi dunque: in un’estate albana, tinteggiata per le grandi piogge anche dai meravigliosi colori settembrini.
Napoleone avrà visto l’isola con gli occhi della tristezza dell’esilio ma noi oggi la sentiamo, lieti, parlar francese.