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Ma gli italiani non sono così

15 Ott
15 ottobre 2018

Una ondata di rammarico e anche di qualche emozione c’è stata in tutta la penisola al sapere che a Lodi circa duecento bambini (figli di immigrati) non potevano più mangiare con i loro compagni alla mensa e se ne dovevano tornare a casa. Il motivo: il solerte sindaco della città non riteneva sufficiente il 730 regolarmente presentato ma voleva anche documenti catastali del paese di origine chiaramente non ottenibili in tempi certi. Il risultato era il costo quintuplicato per famiglie che non se lo potevano permettere.
È scattata immediata una gara di solidarietà e in qualche ora è stata raggiunta la cifra necessaria al pagamento della differenza per far tornare i bambini sui “bussini” e alla mensa con i loro compagni di giochi.
In molti ambienti di differente ceto politico e sociale ho sentito questo commento “…ma noi italiani non siamo così”.
Il buon senso del Ministro dell’Interno Salvini ha per fortuna raddrizzato le cose. Vuol dire – ha annunciato – che ci fideremo delle denuncie dei redditi.
Anche i presidi e il Ministro della Pubblica Istruzione erano sulla linea del buonsenso e così speriamo che per il futuro lo voglia essere anche il sindaco di Lodi.

“Maestre d’Italia”: Sante subito

23 Feb
23 febbraio 2016

Maestre d'Italia

C’è una categoria nel nostro Paese che a mio parere svetta in cima alle professioni più meritevoli, senza nulla togliere a nessun altro lavoro.
Fino agli anni Settanta i ragazzi erano educati dalla famiglia, dalle parrocchie, dalle sezioni di partito (dei grandi partiti) e dalle maestre. L’autorità di quest’ultime era intangibile ed indiscussa. Oggi sono scomparse le sezioni dei partiti, si sono rarefatte le presenze delle parrocchie e soprattutto è fortemente scomparsa la famiglia, come bussola fondamentale della vita sociale.
Alla famiglia si è sostituita una serie di individualità esasperate e di capricci tirannici di bambini che non hanno più gerarchie sicure di riferimento. Non a caso gli sceneggiatori televisivi, consapevoli della realtà che ci circonda, tendono a trasformare il concetto di famiglia in un grande barnum televisivo dove … “tutto può succedere”.
In questo contesto resta in piedi eroicamente solo la figura della maestra la cui autorità si pretende anche di discutere. Le “Maestre d’Italia” sono fatte con lo stampino: non prendono mai malattia, si preparano in modo maniacale anche nel week end alle lezioni del Lunedì, danno ai nostri figli nozioni, insegnamenti, metodi di lavoro e valori da seguire.
La loro principale attività è didattica in un perenne “repetita iuvant”. Insegnano durante le ore di lezione, durante l’intervallo, cercano di insegnare ai genitori dei ragazzi e, ovviamente, continuano questa loro attività anche in seno alle proprie famiglie. Un h24 dove non si salva nessuno, lo dico con benevolenza, figli, padri, mariti e/o fidanzati. A questo si aggiunga classi numerose, multietniche all’ 80% e con uno sfavillio di fidanzati nuovi per le mamme e di nuove compagne per i mariti sconsolati.
In questa loro lodevole attività, il colmo è che i genitori non sempre sono a loro sostegno ma spesso hanno da criticare e per di più usando gli infernali strumenti della modernità (da facebook a whatsapp). Mamme preoccupate che i bambini abbiano troppi o pochi compiti, che le maestre facciano troppi dettati, o magari troppe tabelline. Insomma le poverette sono sottoposte anche a questo ulteriore giudizio massmediologico.
C’è una giustizia però. Ed infatti, al termine delle elementari, gran parte dei ragazzi e delle famiglie riconosce alle maestre il loro importante ruolo in una “società liquida” dove aggrapparsi ai valori è sempre più difficile.