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Zini, il banchiere che fece grande Mps

26 Lug
26 luglio 2014

LAN_SIENA_2014_07_26Si sono svolti ieri pomeriggio a Firenze i funerali di Carlo Zini, scomparso all’età di 86 anni. Entrato in Banca Toscana subito dopo il diploma aveva salito tutti i gradini dell’istituto.
Quindi era arrivato al Monte dei Paschi come Provveditore nel 1983. Con lui la Rocca visse la fase dell’espansione e della crescita.

Di Alberto Brandani*

CARLO ZINI se n’è andato ma, banchiere moderno come pochi, ha lasciato un segno indelebile del suo operato nel rendere straordinariamente grande il Monte dei Paschi e nel farne in pochi anni, con magistrali intuizioni e scelte di tempo, il primo vero
gruppo integrato italiano. Nato nel ‘28 e fresco ragioniere assunto in banca è da dire allo sconcertato esaminatore dell’epoca «il mio desiderio è diventare direttore (generale, ndr) della banca».
Sale rapidamente tutti i gradini gerarchici di Banca Toscana dove aveva iniziato la sua avventura professionale fino ad arrivare a Vice Direttore Centrale.
Da lì negli anni ‘80 diviene Amministratore Delegato della stessa. Primo e anche ultimo caso di dipendente Banca Toscana a raggiungere tale livello.
Ma questa non vuole essere una scheda biografica ma un sintetico ricordare il formidabile lavorio in tutti i campi del Monte dei Paschi (dove arrivò Direttore Generale nel giugno del 1983) che fecero della stessa un gigante internazionale.
IN TUTTI I CAMPI possiamo dire che fu, con una visione lungimirante che anticipava gli anni, ciò che sarebbe poi accaduto.
Internamente all’azienda risolse il problema dell’informatica facendo accettare da tutti l’informatica in tempo reale come sistema di automazione moderna.
Nel campo delle risorse umane si trovò ad affrontare l’uscita di nomi gloriosi quali Bianchi e Pasqui e con mano ferma scelse i Gronchi, i Cariello, i Brogi e tanti altri che non starò a citare con l’aurea regola della meritocrazia.
Le relazioni sindacali furono con lui improntate a franca ruvidità ma sortirono enormi benefici per il Monte Paschi e per il popolo
montepaschino.
Fu il primo in Italia a determinare un accordo (l’accordo prime) tra una banca e i fondi comuni di investimento del Gruppo Agnelli.
COSÌ COME il Monte fu il primo a creare in Italia un rapporto per il risparmio gestito con i migliori d’Europa (allora il Credit Agricole). Con lui la banca ebbe una piena e completa espansione territoriale in Italia: lo sbarco in Sicilia con la Banca di Messina e la Canicattì; la presenza nelle regioni a statuto speciale in Val d’Aosta e nell’azionariato della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto; l’acquisto dell’Icle e il grande potenziamento del Credito Fondiario.
Anche nel campo dell’Internalizzazione Zini operò uno scossone violento. La presenza in Austria, la Monte Paschi France, la Monte Paschi Swisse, il Belgio, l’Australia, Singapore ed ancora New York.
Come si può facilmente vedere un disegno organico: la riorganizzazione della banca; l’espansione territoriale in Italia della stessa; il processo di internalizzazione; accordi con i grandi gruppi privati.
NON POSSO non ricordare però il rilancio straordinario che fece della immagine culturale del Monte, con le grandi mostre che da New York a Tokyo, da Roma a Siena scandivano il senso della bellezza universale. Come un fascino raro avevano le serate autunnali di Fontana Fredda.
Lasciò nel ‘93 per un avviso di garanzia, in una vicenda nella quale le sentenze degli anni successivi lo troveranno, lui e gli altri protagonisti, totalmente estraneo. Ma tant’è, si chiuse in un acerbo ed amaro silenzio aprendosi solo con la cerchia di pochissimi intimi.
Le cronache bancarie, di quegli anni, lo ricorderanno come un indiscusso ed apprezzato protagonista dell’economia italiana.

*Già Deputato Banca MPS

Alessandro Profumo alle relazioni industriali di Abi, una scelta giusta

26 Lug
26 luglio 2014

Profumo2Chi sa qualcosa di risorse umane e organizzazione coglie bene l’importante e delicato ruolo di garanzia affidato ad Alessandro Profumo all’ABI.

Le relazioni industriali saranno la chiave di volta dei prossimi anni e questo la dice lunga anche sul giudizio dell’operato di Profumo e Viola ai vertici del Monte Paschi.

Alberto Brandani, Presidente Fondazione Formiche

Aumento di capitale Mps, perché sarà un successo (annunciato)

28 Giu
28 giugno 2014

italiaoggi_280614 italiaoggi_280614Di Alberto Brandani*

Chi ricorda le preoccupazioni che il sistema aveva per la proposta di aumento di capitale bocciata a gennaio (o più esattamente rinviata) si stropiccerà gli occhi per la meraviglia. L’aumento di capitale MPS (5 miliardi di euro, 10.000 miliardi delle vecchie lirette, una cifra di gran lunga superiore all’attuale capitalizzazione di Borsa) sarà un successo fulminante.

LE PREVISIONI

Lunedì ci sarà il tutto esaurito: secondo le nostre previsioni, l’inoptato non raggiungerà l’1% del capitale. Un importante e scafato analista finanziario ci ha detto sornione: “Non sottoscrive giusto chi è lontano in vacanza (anche perché chi non sottoscrive perde da 40 a 50 centesimi ad azione, ndr)”, ma tant’è: lunedì il tutto esaurito e martedì lo Stato si vedrà restituire 3 dei 4 miliardi prestati a MPS.

700 MILIONI PER IL MEF

Un affarone per il MEF:

1) ha evitato di entrare nel capitale della banca;

2) si vede restituire i suoi soldi;

3) incassa una cifra stratosferica fra interessi a vario titolo percepito dal 2013 al 30 giugno 2014: 700 milioni di euro.

DOMANDE E RISPOSTE

Come è stato possibile un credito, una fiducia così ampia del mercato nazionale e Internazionale?

1. Il piano industriale comincia ad allinearsi nei dati al budget;

2. Lo standing di Alessandro Profumo garantisce la internazionalizzazione delle relazioni;

3. La solidità professionale di Fabrizio Viola sta dando i suoi frutti.

Infatti segnali in positivo e un sostenuto e progressivo consolidamento delle basi emergono dalla situazione economica del primo trimestre 2014:

– La crescita del margine di interesse

– L’ulteriore incremento delle commissioni nette ( +10% nel trimestre)

– L’ulteriore contrazione dei costi operativi (-3,8% nel trimestre; -9,4% rispetto a marzo 2013)

– La riduzione del costo del credito e dei flussi di credito deteriorato

L’incremento di conti correnti e dei depositi vincolati, il successo nel collocamento di due emissioni obbligazionarie (per 2 miliardi di euro complessivi); l’avvio del percorso di riduzione dell’esposizione in Bce con il rimborso di 4 miliardi di euro di LTRO denotano un contesto che crede oggi nell’obiettivo di Viola: rafforzare ulteriormente e in modo stabile la situazione patrimoniale del gruppo.

I COLORI DELLA VITTORIA

Gettatisi alle spalle anni di amarezze giudiziarie, di voragini finanziarie, di incompetenze conclamate, il popolo montepaschino può tirare ora un primo sospiro di sollievo. C’è ancora molto da fare ma il percorso è bene avviato. Anche Siena attenta in queste ore solo al Palio può rasserenarsi: la Fondazione doveva fallire e invece si è salvata, la banca secondo cassandre interessate andava nazionalizzata e siamo a prendere atto dello straordinario successo di un aumento di capitale monstre; e anche se i problemi non mancano si può guardare al futuro pensando che il brand, Siena-Palio-e la più antica banca del mondo, è ancora invidiato da tutti gli specialisti di campagne pubblicitarie.

*presidente fondazione Formiche

Vi spiego tutti i meriti di Profumo e Viola in Mps

05 Apr
5 aprile 2014

FORMICHE

Di Alberto Brandani, dal sito Formiche.net

Vediamo un po’ di riorganizzare le idee e di trarre dalle vicende del Monte dei Paschi di Siena qualche utile osservazione.

1. La banca è stata guidata con inesperienza e purtroppo l’intelligenza è stata confusa con la competenza.

2. Il management è stato, o quanto meno è apparso, deresponsabilizzato.

Ma qui non si tratta di fare un processo al passato né tantomeno di inseguire gogne giudiziarie.
Qui si tratta di storicizzare l’accaduto e di vedere i fatti per come sono e non per come l’istinto delle contrade vorrebbe apparissero.

LE RACCOMANDAZIONI DI DE MATTIA
Gli analisti più accorti, tutti, ed in primis Angelo De Mattia, raccomandavano alla Fondazione di trovare una via di mezzo: tutelare il proprio patrimonio e non danneggiare l’aumento di capitale della banca. Tutto ciò è stato fatto e siccome “tra il dire e fare c’è di mezzo il mare” va dato atto che la Fondazione esce da uno stato sostanzialmente prefallimentare. Oggi la Fondazione fa bene a mantenere una sua presenza in banca e ancora meglio a individuare i grandi temi (la cultura, la ricerca scientifica) tipici di una fondazione in terra di Siena.

QUALCHE SIGNIFICATIVO RICORDO
Molti anni fa visitando operatori finanziari a New York per conto della banca mi sentii dire: “Beh voi a Siena avete…” e immaginai che l’interlocutore avrebbe continuato dicendo “avete il palio, avete la banca più antica del mondo”. Invece religiosamente e quasi sottovoce ebbe a dirmi: “Beh voi avete la Chigiana”, per dire che l’Accademia Musicale Chigiana è forse il brand più conosciuto di Siena nell’elite culturale statunitense.

IL LAVORO DI PROFUMO E VIOLA
Ma veniamo alla banca. Capisco le perplessità dei risparmiatori dovute ai gravi danni provocati a MPS negli ultimi anni ma oggi i nuovi vertici stanno lavorando bene: Viola ha messo i conti in ordine e il presidente Profumo garantisce quella cornice internazionale per dare un azionariato stabile alla banca più antica e di fascino del mondo.

UNA BEST PRACTICE
Quello di Mps è uno dei più ambiziosi piani di ristrutturazione che una banca abbia deciso di intraprendere. Un profondo ripensamento del modello, eppur tuttavia i risultati ottenuti sono sotto gli occhi: 4000 uscite senza licenziamenti, nel 2013 costi operativi meno 13% (spese generali -15%, costi del personale -10%), dall’inizio del piano risparmiati 600 milioni. Una best practice, insomma. Inoltre è stato fatto il più importante accordo di outsourcing bancario in Europa di oltre 1000 risorse con l’obiettivo di migliorare il servizio, ottimizzare i costi, creare nuove opportunità professionali.

IL PUNTO DI FORZA
La nuova leadership, sul fronte dell’eccellenza operativa, ha saputo costruire un punto di forza significativo. Con un forte “scossone manageriale” è stato introdotto un solido metodo corredato da visione strategica e dalla mobilitazione delle migliori competenze. Read more →

Presentazione “I compagni del Monte” a Roma

02 Apr
2 aprile 2014

Edoardo Petti, su Formiche.net, ha raccontato così la presentazione:

Mps, lo stato di salute della banca e della fondazione secondo Brandani, De Mattia, Grillo e Gronchi

Un libro spiega come “il groviglio armonioso” tra politica e denaro abbia provocato la crisi del Monte e il patrimonio della fondazione Mps. Ecco il resoconto della presentazione del saggio con le prime valutazioni sul nuovo assetto azionario del Monte dopo la vendita delle quote da parte della Fondazione. Angelo De Mattia, già in Bankitalia e ora editorialista, sotto l’occhio di Umberto Pizzi ha detto che…

Di Edoardo Petti

È possibile distruggere un patrimonio incommensurabile a causa di clamorosi errori di gestione ad opera dei vertici di una grande banca e della fondazione ad essa collegata? Sembra di sì. Almeno rivivendo le tappe recenti dell’esperienza secolare di MPS, ricostruita nel libro “I compagni del Monte. Politici e banchieri di una storia italiana” scritto dal caporedattore della Nazione a Siena Tommaso Strambi e presentato all’Istituto Luigi Sturzo di Roma.

LE RAGIONI DI UN LIBRO

Un volume che tramite il ritratto arguto dei rappresentanti dell’ex gigante creditizio e delle sue capillari ramificazioni ne mette in luce la pervasività, e spiega le ragioni del consenso unanime che la città toscana gli ha sempre riservato. Redatta da Tommaso Strambi ben prima dell’esplosione dello scandalo, l’opera non racconta una vicenda giudiziaria ma le pagine di storia di una banca che dalla fondazione nel 1472 al 2000 è cresciuta e ha diffuso benessere.

Alimentando nello stesso tempo la “megalomania” senese, che “spingeva i rettori dell’Università cittadina a coltivare ambizioni di una nuova Oxford e i politici locali a voler trasformare il piccolo aeroporto militare nel più grande scalo del Centro Italia”. Aspirazioni alimentate grazie alle risorse stanziate dal “babbo Monte” e che hanno raggiunto la cifra record di 287 milioni in un anno. Fino a quando l’odierno vertice ha rimesso in navigazione la barca MPS rendendola nuovamente appetibile per investitori e risparmiatori.

TROPPI POTERI IN UN’UNICA PERSONA

Amministratore di MPS dal 1977 al 1997, e oggi tra l’altro presidente della Fondazione Formiche, Alberto Brandani, ha fatto riferimento all’attuale management per risalire alle origini della crisi dell’istituto creditizio senese. Ricorda come al recente congresso della Federazione autonoma bancari italiani il numero uno del Monte Alessandro Profumo abbia spiegato che cinque anni di gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni hanno vanificato cinque secoli di storia gloriosa, gettando un patrimonio incommensurabile nelle mani di banche d’affari.

Una deriva resa possibile, spiega l’ex dirigente, dalla concentrazione nella figura dell’ex presidente di Mps di una straordinaria commistione di cariche e ruoli. A fronte di un ex direttore generale alla completa mercé del sindaco di Siena. “Una miscela che ha allontanato il governo del Monte dai principi più elementari del buon padre di famiglia”. Read more →

Martedì 1 aprile presentazione de “I compagni del Monte” a Roma

22 Mar
22 marzo 2014

Loc. Compagni Monte RomaMartedì 1 aprile a Roma, alle 17, la Fondazione Formiche e l’Editore Cantagalli presentano il libro di Tommaso Strambi “I Compagni del Monte”.

Intervengono:
Dott. Divo Gronchi – A. D. Cassa di Risparmio S. Miniato
Dott. Angelo De Mattia – Editorialista di Milano Finanze
Sen. Luigi Grillo
Prof. Alberto Brandani – Presidente Fondazione Formiche
Tommaso Strambi – Giornalista
Modera:
Dott. Paolo Messa – Editore Formiche
Saluto:
Dott. Giuseppe Sangiorgi
Segretario Generale Ist. L. Sturzo
Sarà presente l’Autore.

Benvenuti al Palio delle sciagure di Mps

04 Gen
4 gennaio 2014

Ripubblichiamo l’articolo di Michele Arnese pubblicato da ItaliaOggi del 4 gennaio:

A Siena continuano a succedere fatti inverecondi. E non stiamo solo parlando dell’esito dell’assemblea di Mps, che ha bocciato il piano per un aumento di capitale a gennaio predisposto dal presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato, Fabrizio Viola.

È passata, come abbiamo rimarcato in maniera critica e perplessa, la linea della Fondazione Mps presieduta da Antonella Mansi che non volendo diluirsi, e tentando un accordo con altre fondazioni o partner, ha bisogno di ulteriore tempo.

Ma come abbiamo sottolineato ci sono diverse, e robuste, controindicazioni alla scelta compiuta dall’assemblea: i costi degli interessi da pagare sui Monti bond, la ricostituzione aleatoria del consorzio di garanzia, il prossimo affastellarsi di altri aumenti di capitale bancari in Europa, oltre alla figura barbina fatta fare a un vertice credibile come il duo Profumo-Viola.

Per questo si condivide in toto il commento tanto succinto quanto inequivocabile del presidente della Fondazione Formiche, Alberto Brandani, secondo cui le eventuali dimissioni di Profumo e Viola sarebbero una sciagura per il Monte. Brandani, che è diplomatico, ha scritto “danno certo per Mps”; un eufemismo per dire in realtà una sciagura.

Ma le sciagure si stanno già palesando. Un esempio? L’esimio ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco, che da quando non ha responsabilità governative sovente si lancia invettive degne di miglior causa. Due giorni fa, in un’intervista al quotidiano l’Unità, Visco è arrivato a dire, prima di auspicare una nazionalizzazione chiesta anche dal liberista Oscar Giannino, che la banca è “tecnicamente fallita“. Ohibò.

Peccato che una banca tecnicamente fallita non avrebbe potuto sottoscrivere i Monti Bond e non avrebbe potuto costituire un consorzio di garanzia per l’aumento di capitale e molto altro. Per questo la sortita di Visco, tecnico da anni diventato politico, è molto politica e per nulla tecnica. Evidentemente con queste sparate ci si sottrae a critiche o auto critiche sulla gestione degli ultimi anni del Monte a cura del duo Mancini-Mussari.

Un altro esempio di sciagura è vedere immortalato felicemente a cavallo l’ex presidente di Mps, Giuseppe Mussari, in un servizio su Sette. “Lui a cavallo, noi a piedi”, mormora qualcuno a Siena.