Tag Archive for: Matteo Renzi

Renzi, Tronca e il calcio di rigore

03 Nov
3 novembre 2015

Renzi e Tronca

Non siamo renziani né della prima né dell’ultima ora, ma osservatori che si sforzano di essere obiettivi certamente sì. Ed allora bisogna dire che Matteo Renzi ha vinto la partita dell’Expo e al 94° minuto ha battuto anche un perfetto calcio di rigore con la nomina di Francesco Tronca a commissario per Roma.
Non mi soffermerò qui sul successo dell’Expo e sul perfetto funzionamento della Prefettura di Milano, perché l’ho fatto già in precedenti articoli per i miei quindici lettori.
Ma è un fatto che Renzi si sia speso con testardaggine e cocciutaggine in un clima di battute ironiche sul risultato dell’Expo. Il successo è stato innegabile e, se fosse stato aperto ancora due mesi, avremmo sicuramente superato la soglia dei 25 milioni di visitatori. Ma tant’è.
E veniamo al calcio di rigore. Nel campionato di calcio, come in quello del potere, non sempre ti fischiano un rigore a favore. La regola è che, se ti fischiano un rigore a favore, non lo puoi assolutamente sbagliare.
A dire la verità, e a pensarci bene, in settimana il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone aveva fornito al premier un quasi assist. Ma il calcio di rigore è stato la coincidenza della chiusura dell’Expo e delle rocambolesche dimissioni del sindaco Ignazio Marino.
“Hic et nunc”, avrebbero detto gli antichi abitanti di Roma. E mentre le burocrazie imperiali valutavano e soppesavano, Renzi ha tirato, con la nomina di Tronca, il più classico dei rigori. Palla a sinistra e portiere sdraiato a destra, mostrando capacità intuitiva e rapidità di esecuzione.
C’è poco da aggiungere.

Renzi, contrordine compagni: è finita la rottamazione, evviva l’usato sicuro!

12 Giu
12 giugno 2015

I Presidenti di Regione eletti

Commenti alle elezioni a ballottaggi aperti

Inizio qualche notarella sulle elezioni partecipando con interesse al dibattito che i miei quattro lettori hanno avviato su Renzi e sulla sua politica. Miei giovani amici, non sono d’accordo sul fatto che Renzi sia un moderno doroteo pragmatista senza afflato politico. Le idee politiche le avrebbe eccome, ma la situazione sociale, giudiziaria ed elettorale del paese si è così incarognita che deve mettere paura non solo a Renzi ma a tutti gli uomini di buona volontà.
Tre temi stanno esplodendo lasciando Renzi (ahimè) sostanzialmente impotente. La questione degli immigrati, l’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale e gli equilibri nelle regioni.

La questione degli immigrati

L’immane tragedia degli immigrati da poche ore fa il giro del mondo in un contesto terribile per la nostra immagine. Centinaia e centinaia di essi si riparano e si riposano per le scale e gli androni della stazione centrale di Milano (la porta dell’Expò tanto per intenderci). Siamo alla solitudine delle scelte e questo avviene sempre nella vita. Noi da tempo sosteniamo l’esigenza di distruggere (ed è tecnicamente possibile) le imbarcazioni degli scafisti e creare, con un aiuto logistico europeo, aree di accoglienza sul territorio libico. Non c’è molto tempo. Il livello di insofferenza sociale del paese sta crescendo.

L’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale: un boa lungo sette metri

L’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale è come un serpente boa di terribili dimensioni, ingurgita tutte le creature che incontra, siano esse già morte o vive o ancora inconsapevoli della sorte che li attende. L’impressione generale è di un “si salvi chi può” dove forse potrebbe non salvarsi nessuno e Renzi, sicuramente del tutto estraneo a questa vicenda, vede mangiare da questa terribile bestia decine di punti percentuali nella Capitale d’Italia. A lui l’ardua scelta, sganciarsi o resistere? Sia chiaro, entrambe le scelte richiedono grande coraggio e Renzi, a dire il vero, ne ha a bizzeffe.

Gli equilibri nelle regioni

Nelle regioni Renzi non ha né vinto né perduto: ha semplicemente vinto l’usato sicuro di un personale politico che non si definisce renziano ma che trova la sua legittimazione nel forte consenso sul territorio, in una gestione significativa del potere e in una capacità realizzativa non indifferente. Prendiamo quattro casi che dimostrano che l’oscar delle regionali è andato a “l’usato sicuro”. In Puglia Emiliano è un ras assoluto e il suo sogno è divenire il pancho villa del meridione. Fatto per tempo un accordo forte con l’UDC di Totò Ruggeri, ha letteralmente maramaldeggiato sui suoi competitor. In Campania De Luca è la reincarnazione di un novello Spartacus (“‘nu ddio”, scrive Ferrara) forte, efficiente, sfrontato e molto fortunato. Ma è ormai chiaro che senza la sua vittoria per Renzi sarebbero state giornate grigie.
Rossi ha stravinto in Toscana ma non ha mai cambiato di una virgola la sua identità politica ed il suo modo di essere uomo strutturato della “ditta”. E’ per questo che Renzi, che aveva già capito l’antifona in Calabria dove il presidente eletto, comunista vero, non intende subire il dictat nella composizione della giunta, si è intestato di corsa queste vittorie perché è meglio vincere con un buon usato sicuro che immolarsi senza motivo nel segno o nel sogno di Lady Like alias Moretti.

Il garantismo a velocità variabile del PD (ovvero: decido come meglio credo)

20 Mag
20 maggio 2015

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Nei tempi andati i commentatori ed i protagonisti della vita politica si dividevano tra giustizialisti e garantisti. La differenza era nota e non occorreva quasi a nessuno un “bignami” interpretativo.
La seconda repubblica aveva confuso i confini ma mai si era veduto una babele interpretativa come oggi.
Il PD, partito più forte, registra appunto per questo le più forti contraddizioni.
Garantista con De Luca, candidato presidente in Campania con una condanna di primo grado e severissimo con Lupi, ministro senza avviso di garanzia; probabilmente garantista con il sindaco di Siena Valentini (avviso di garanzia) e severo col suo predecessore Ceccuzzi, dimessosi all’indomani di un avviso di garanzia.
Garantista a oltranza per sottosegretari e severo con gli alleati di De Luca definiti addirittura impresentabili.
Ora sia chiaro che:

  1. siamo sempre stati favorevoli ad un corretto garantismo
  2. siamo ancor più favorevoli a che il giudizio riguardi criteri di opportunità politica, ma questo significa anche esaminare caso per caso, con serenità salomonica, ed avendo il coraggio di spiegarlo chiaramente.

Verrà così reso un servizio al dibattito sulla giustizia ed in definitiva al funzionamento delle istituzioni.

Prof. Alberto Brandani

I tre moschettieri. Finestra con vista… sul Quirinale

23 Gen
23 gennaio 2015

Quirinale

Oggi cosa si vede nella nebbia fitta che circonda le manovre per il Quirinale?

Cominciamo con i candidati che abbiano uno standing di relazioni internazionali: abbiamo Prodi, D’Alema, Amato e Casini.

Questi quattro contemperano relazioni internazionali e ruoli istituzionali ricoperti nella vita del paese.

La rosa è di quattro nomi ma due, Prodi e D’Alema, non sono forse graditissimi ai contraenti il Patto del Nazareno.

Troppo forti, troppo autorevoli, troppo tutto insomma.

Restano Amato e Casini.

Gli italiani non hanno perdonato ad Amato il prelievo forzoso sui conti correnti (a prescindere dalla bontà o meno del gesto) e molta sinistra lo ha riempito di incarichi prestigiosissimi con un retro pensiero un po’ malpancista. Si tratta comunque di una indiscussa personalità.

A Casini, la minoranza del PD rimprovera forse certi tentennamenti nei suoi rapporti con Bersani ma la perfetta gestione della Presidenza della Camera, una tendenza alla ricerca del compromesso equilibrato ed una non comune professionalità politica ne fanno un candidato altrettanto attendibile.

E se Renzi volesse sparigliare? La mossa potrebbe essere quella di usare un volto femminile. Non potendo utilizzare la giovanile beltà delle sue ministre (sia detto senza ironia) Boschi e Madia ha pronto la classe da gran signora della senatrice Finocchiaro, storica dalemiana, impeccabile capo gruppo, corretta presidente della commissione affari costituzionali e si dice gradita anche a Berlusconi. Un altro un altro dei nomi favoriti.

Speriamo che la divina provvidenza ci eviti improvvisazioni, colpi di scena, boutades giovanilistiche; mi raccomando, non siamo a masterchef. Garantiamo agli italiani un buon usato sicuro. 

Lo Stato paghi i suoi debiti

06 Dic
6 dicembre 2014

La politica è la grande passione del Professore. Su questo tema verte l’intervista concessa al Direttore di Canale 3 Toscana Franco Masoni. Le considerazioni del Professore sono di stringente attualità, a maggior ragione dopo l’appuntamento regionale in Calabria e Emilia Romagna, che ha visto un affluenza estremamente bassa ed un nuovo ridimensionamento delle forse moderate di centrodestra. Così Brandani:

“E’ giusto riunire l’intero centrodestra, ma ad oggi ci sono due problemi fondamentali: la persona atta a guidare questo raggruppamento, oggi è difficile individuarla, e -soprattutto- i contenuti. Per una forza moderata il tema centrale è l’occupazione, prima ancora delle tasse. Solo se i 6 milioni di persone che non lavorano trovano un loro equilibrio economico, questi potranno trovare un equilibrio di ragionamento politico”. Il Professore sembra avere pochi dubbi: se i moderati non risolveranno il problema dell’occupazione, l’equilibrio sociale del Paese sarà precario specie negli anni a venire.

Per Brandani la ricetta per far ripartire l’economia è chiara, più volte l’ha ribadita in Giunta nazionale di Confindustria: “occorre che lo Stato paghi chi ha lavorato per lo Stato, perché è assurdo che delle aziende falliscano (ingrossando le file della disoccupazione) non potendo pagare i propri fornitori, solo perché a monte lo Stato non ha fatto fronte ai propri doveri”. Su tutto ciò, secondo l’intervistato, siamo ancora agli annunci.

A dormire sonni tranquilli, secondo Brandani, è Renzi, il Premier -infatti- ha per il Professore ben tre maggioranze: “quella che lo sostiene, una ancora più forte con Forza Italia e un’altra ancora in cantiere con i 5 Stelle. Se Renzi non dovesse arrivare al 2018 sarà solo per sua volontà, perché l’Italicum è una legge estremamente a lui favorevole nell’afasia dell’area moderata”.

Staff

Legge elettorale e abolizione del Senato: ci penserei un po’ meglio

05 Mar
5 marzo 2014

matteorenziIl buon senso ha portato a dire che l’eventuale riforma elettorale si applicherà solo alla Camera.
Per quanto riguarda il Senato, ci penserei bene prima di abolirlo nella versione renziana e, alla fine, non ne farei nulla perché ci pare molto più efficace una seconda Camera alla tedesca, che non una sorta di conferenza dei delegati regionali.
Speriamo che la provvidenza ci illumini.