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La cultura delle alleanze

25 Lug
25 luglio 2017


Nella prima Repubblica si insegnava fin da piccoli la cultura delle alleanze.

Era un concetto molto chiaro. L’alleanza politica allargava il perimetro parlamentare, rendeva più efficace la azione di governo e coinvolgeva un maggior numero di strati sociali. Solo da ultimo veniva valutata “la convenienza”. Oggi il mantra di Renzi sembra essere quello dell’uomo contro tutti. Quasi alla ricerca di una catarsi elettorale lungi dall’arrivare. I ceti dirigenti sono smarriti.

Parlando l’altra sera con una serie di professori universitari genericamente progressisti mi confidavano di essersi sentiti sdoganati dall’arrivo di Renzi e di aver condiviso le sue battaglie che prima nel recinto di una sinistra ideologizzata non potevano neppure essere sussurrate. Ma oggi li ho trovati angosciati e terrorizzati dall’avvento possibile dei Cinquestelle. Ma questi ceti dirigenti quanto hanno aiutato i vertici politici?

1981. All’indomani del ritrovamento del famoso elenco della P2 a villa Wanda casa di Licio Gelli il pubblico ministero Gerardo Colombo si precipitò a palazzo Chigi per rendere edotto il presidente del consiglio dell’epoca Arnaldo Forlani della gravità della cosa. Forlani era un uomo a sangue freddo ma prese la decisione di dimettersi (anche per l’amarezza, si disse allora, di aver trovato nella lista il nome del prefetto Semprini suo capo di gabinetto). L’allora presidente della repubblica Sandro Pertini respinse le dimissioni di Forlani che coerentemente le reiterò andando a proporre il nome di Giovanni Spadolini leader indiscusso del minuscolo Partito repubblicano. In una livida e drammatica direzione democristiana tutti erano contrari alle dimissioni di Forlani ma egli spiegò che l’unico democristiano che poteva stare a Palazzo Chigi si chiamava Giovanni Spadolini spiegandone l’affidabilità umana, personale e politica. La direzione centrale Dc dapprima riottosa si fece lentamente convincere e fu così che si insediò un presidente del consiglio laico ed un presidente della repubblica, Pertini, anch’esso laico.

Anche nel ’83 Forlani e De Mita ebbero chiaro il senso e la cultura delle alleanze. Accettarono la presidenza del consiglio per il socialista Bettino Craxi ma la Dc ottenne la maggioranza del consiglio dei ministri (14 per l’esattezza) e mise Andreotti agli Esteri, Scalfaro agli Interni e Forlani vice presidente del consiglio. Furono 4 anni di solidità politica e di sviluppo democratico ma senza la cultura delle alleanze e ceti dirigenti preparati non se ne sarebbe fatto nulla.

Lo Stato paghi i suoi debiti

06 Dic
6 dicembre 2014

La politica è la grande passione del Professore. Su questo tema verte l’intervista concessa al Direttore di Canale 3 Toscana Franco Masoni. Le considerazioni del Professore sono di stringente attualità, a maggior ragione dopo l’appuntamento regionale in Calabria e Emilia Romagna, che ha visto un affluenza estremamente bassa ed un nuovo ridimensionamento delle forse moderate di centrodestra. Così Brandani:

“E’ giusto riunire l’intero centrodestra, ma ad oggi ci sono due problemi fondamentali: la persona atta a guidare questo raggruppamento, oggi è difficile individuarla, e -soprattutto- i contenuti. Per una forza moderata il tema centrale è l’occupazione, prima ancora delle tasse. Solo se i 6 milioni di persone che non lavorano trovano un loro equilibrio economico, questi potranno trovare un equilibrio di ragionamento politico”. Il Professore sembra avere pochi dubbi: se i moderati non risolveranno il problema dell’occupazione, l’equilibrio sociale del Paese sarà precario specie negli anni a venire.

Per Brandani la ricetta per far ripartire l’economia è chiara, più volte l’ha ribadita in Giunta nazionale di Confindustria: “occorre che lo Stato paghi chi ha lavorato per lo Stato, perché è assurdo che delle aziende falliscano (ingrossando le file della disoccupazione) non potendo pagare i propri fornitori, solo perché a monte lo Stato non ha fatto fronte ai propri doveri”. Su tutto ciò, secondo l’intervistato, siamo ancora agli annunci.

A dormire sonni tranquilli, secondo Brandani, è Renzi, il Premier -infatti- ha per il Professore ben tre maggioranze: “quella che lo sostiene, una ancora più forte con Forza Italia e un’altra ancora in cantiere con i 5 Stelle. Se Renzi non dovesse arrivare al 2018 sarà solo per sua volontà, perché l’Italicum è una legge estremamente a lui favorevole nell’afasia dell’area moderata”.

Staff

Alla Camera va in scena l’affronto di Nassiriya

13 Nov
13 novembre 2013

Nel giorno dei caduti un deputato grillino (una grillina) omaggia il kamikaze. Indignazione generale ma la colpa, molta, è di quegli elettori che hanno votato una banda di analfabeti.

 

Grave errore far mancare alla Camera i leaders

18 Set
18 settembre 2013

camera-dei-deputatiAlla Camera mancano i leaders. E’ stato un grave errore della politica far mancare alla Camera dei Deputati la presenza di leaders autorevoli quali D’Alema, Veltroni e Casini. Ci siamo riempiti la bocca di nuovismo ma quando c’è da tenere l’Aula in pugno, senza leaders, è un’impresa ardua per la giovane e talora in apprensione Presidente della Camera.

Alberto Brandani – Presidente Fondazione Formiche