Archive for category: Riflessioni

L’Isis e il colore dei nostri occhi

17 Nov
17 novembre 2015

We weep but never fear

Sono passati quasi tre giorni dalla mattanza di Parigi. Per ore me ne sono stato a riflettere pieno di angoscia perché ho pensato che l’Isis fosse riuscita nel suo intento, togliere cioè i colori della vita e della speranza, della felicità e della spensieratezza dagli occhi di noi europei.
Come? Colpire una splendida partita, un affascinante concerto rock e ristoranti affollati. Abbiamo purtroppo avuto già modo di dire in precedenti articoli quello che vediamo ora scrivere in molti e che sommariamente vogliamo di nuovo ricapitolare.
Lo scontro con l’Isis può essere vinto a tre condizioni (ne avevamo parlato qua):

La prima di tipo diplomatico, serve una coalizione decisa e univoca negli obiettivi dalla Nato agli Stati Uniti, dalla Russia alla Giordania agli Emirati Arabi, passando anche all’indispensabile ma chiaro apporto che dovrà dare la Turchia;

La seconda di tipo militare, va combattuto con truppe di terra nel teatro delle operazioni belliche vere e proprie. Non si può pensare che i peshmerga curdi possano da soli contrastare gli ottantamila uomini che tutti i servizi ritengono sia l’attuale forza militare del califfato;

La terza di tipo strategico. Occorre varare un piano Marshall di aiuti alla Tunisia, Libia ed Algeria che consenta a questi Stati di ridurre al minimo la sacche di disperazione, disoccupazione e crescente criminalità che sono riserva di caccia ideale per i reclutatori del fanatismo terroristico.

L’Europa va da sé deve rilanciare un Piano credibile per le grandi migrazioni dettate dalla povertà, dalle schiavitù di ogni tipo, ma anche da sapienti infiltrazioni camuffate.
Bisogna renderci conto che i duecentoquaranta civili morti nell’aereo russo sul Sinai sono fratelli nel dolore degli amici francesi.
Se l’Europa non volgerà altrove lo sguardo in una sorta di suicidio collettivo (della serie purché non sia nel mio cortile), può ancora farcela.

I dubbi amletici dell’Auditel

16 Ott
16 ottobre 2015

Auditel

Di Alberto Brandani, da Formiche.net

Come evidenziato dal Corriere della Sera è stata violata la segretezza e l’anonimato delle famiglie Auditel, presupposto fondamentale per l’attendibilità dei dati. Tutto questo ha fatto emergere le tante incongruenze del sistema, ritenuta a torto una religione monoteista. Le famiglie Auditel sono poco più di 5mila, ma vengono prese in considerazione più o meno la metà alla volta.
L’Auditel è basato su un sistema macchinoso che alla luce delle nuove tecnologie appare anacronistico e obsoleto. La famiglia sorteggiata deve accettare di far allestire un apparecchio dentro casa e deve indicare ogni volta il numero di persone che guarda la TV, se qualcuno si assenta, va in bagno o si alza a telefonare lo deve indicare. Può accadere che accenda la TV e non il meter e viceversa. Troppo margine di possibile errore. La patata è davvero bollente “non una falla da poco, 4.000 famiglie su 5.700 a blocchi da mille. In pratica ogni famiglia ha avuto contezza degli indirizzi email di altri 999” (cfr. Sole24Ore di mercoledì 14 ottobre 2015). Allora alla luce di queste riflessioni i target predisposti sono ancora attendibili? I tanti canali rendono davvero complicato il conteggio.
L’impressione è che l’Auditel ci racconti un’Italia peggiore di quella che in realtà è inseguendo la pancia del Paese. Spesso dai sondaggi emerge un’Italia che poi infatti smentiscono almeno nelle proporzioni. Come avviene nelle votazioni elettorali.
Il Corriere ha intervistato una famiglia Auditel che ha denunciato diverse irregolarità. In passato lo stesso lo fecero Repubblica ed altri giornali. La stessa famiglia aveva già rifiutato alcuni anni fa, ma è stata nuovamente sorteggiata.
L’impressione è che lo status quo convenga a chi detiene potere e risorse economiche privilegiando logiche esclusivamente commerciali.
Il fatto che il campione possa essere indirizzato e drogato all’origine e che gli stessi ascoltatori Auditel possano essere influenzati appare molto più di un’ipotesi. Una macchina che genera miliardi potrebbe indurre in tentazione?
Si arriva dunque al problema dei problemi, sospendere o no l’Auditel in attesa di una riforma seria che tenga conto dei tanti cambiamenti in atto? Ne gioverebbe anche la qualità del servizio pubblico. D’altro canto è anche vero che uno stop alla rilevazione e alla pubblicazione dei dati bloccherebbe anche il cosiddetto meccanismo del post che è una formula contrattuale tra inserzionisti e broadcaster che funziona così: ti vendo avendo una base contrattuale ipotetica di audience e successivamente ricalibro il quantum pagato alla effettiva rilevazione.
Ma su tutto questo emerge poi un’osservazione di metodo. Il presidente e lo stesso direttore generale sono in carica dalla nascita di Auditel (31 anni, 1984). Dal 1984 sono cambiati 3 Papi (Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, Papa Francesco), in Italia numerosi Presidenti del Consiglio (circa 9),  in America numerosi Presidenti. In Auditel sempre Malgara e Pancini.
Famiglie, operatori e uomini dello spettacolo sostengono che andrebbe rilevato direttamente su quale programma sia sintonizzato il televisore. Noi poniamo solo un problema in uno spirito costruttivo nei confronti sia di Auditel che di Agcom.
La legge istitutiva pone l’Auditel sotto il controllo di Agcom che ne ha anche l’onere della rilevazione. La domanda è: perché non si occupa Agcom di effettuare direttamente la rilevazione e la relativa pubblicazione?
Come diceva Pasolini. Io so, ma non ho le prove.
Noi invece non siamo Pasolini e vorremmo come utenti normali semplicemente essere rassicurati. Scrivevamo questo cose qualche anno fa sul Riformista e la risposta fu… un silenzio tombale.

Il lavoro dà dignità

02 Ago
2 agosto 2015

Art. 1 Costituzione Italiana

Cronache dalla calura romana (3)

L’ articolo 1 della Costituzione recita “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Questo fondamentale articolo frutto della saggezza della lungimiranza culturale dei nostri padri della patria fu strenuamente voluto da Amintore Fanfani e trovo la sollecita e convinta adesione di De Gasperi, Togliatti e altri padri costituenti. E stato preso da esempio in università inglesi ed americane come sintesi efficace del valore del lavoro nella comunità umana. Oggi la Cassazione pare (il condizionale è d’obbligo) aver sancito il principio che la perdita del lavoro non sarebbe un evento traumatico nella vita di un uomo. Passiamo con il nostro lavoro più tempo che con qualunque altro essere umano che frequentiamo; ci da dignità, ci permette le piccole o le grandi gioie di un viaggetto, di una pizza il sabato, un nuovo motorino per i figli. Ma soprattutto ci rende consapevoli di fare qualcosa nella organizzazione sociale che ci circonda. Per questo tra Fanfani, i padri costituenti e gli scienziati della Cassazione non abbiamo dubbi.

Gli uomini del buon governo

05 Giu
5 giugno 2015

Prefetto TroncaMentre molti si esercitano in un disfattismo triste e negativo a proposito di Expo, noi vogliamo spezzare una lancia per Milano, per Expo e per gli uomini del buon governo che hanno presidiato le istituzioni.

Oggi ci occupiamo di questi ultimi ed in particolare del Prefetto di Milano Tronca. Sentite cosa questo umile servitore dello Stato ha detto a proposito di Expo:

“Nei mesi preparatori di Expo ho adottato una logica della prevenzione per contrastare le infiltrazioni mafiose – ha aggiunto Tronca – Expo ha rappresentato, da subito, una grande occasione, la più interessante per il malaffare: è stata proprio questa consapevolezza che ci ha spinto ad elaborare nuove idee e nuove pratiche, mettendo in piedi un sistema avanzato e sofisticato. Un sistema , che ci ha consentito di estromettere, attraverso 80 interdittive, le aziende infiltrate, negando perentoriamente l’ingresso nei cantieri alla malavita e sottraendo centinaia di milioni di sodalizi mafiosi.

Abbiamo messo in atto una rivoluzione copernicana – ha spiegato – immaginando, sperimentando e collaudando moderni e chirurgicamente efficienti moduli di azione in tema di appalti e di contrasto alle infiltrazioni malavitose. Il 2 giugno, ha detto ancora Tronca, è sempre stato un giorno di speranza, di consapevolezza, di orgoglio e di memoria.

Nel 100mo anniversario di ingresso dell’Italia nella grande Guerra, che mi piace definire IV guerra di indipendenza, secondo una lettura storicistica ormai sempre più consolidata, e nel 70mo anniversario della Liberazione dall’occupazione nazifascista, questa memoria è più viva che mai e richiama alla mente sofferenze, devastazioni, un esagerato tributo di morte. Perché la storia ci insegna – ha concluso – che dobbiamo restare sempre vigili”.

Milano, le sue istituzioni e gli uomini delle stesse ci rendono “meno male” orgogliosi di questo paese.

Commento

Permesso, grazie, scusa

21 Dic
21 dicembre 2014

VATICAN-POPE-URBI ORBI-CHRISTMASLa più grave crisi politica del dopoguerra (dal 2008) mette a dura prova anche il mio tradizionale ottimismo, ma voglio lo stesso segnalare tre parole che il Santo Padre ha ripetutamente suggerito nell’Angelus della Domenica: permesso, grazie, scusa.
Sembra una cifra stilistica o forma lessicale, ma dietro a ciascuna di queste e nel loro insieme vi è l’elegia del rispetto, la virtù del ringraziamento e la disciplina del riconoscimento dell’errore.

Quando la pietas svanisce: pietà per i vinti

17 Dic
17 dicembre 2014

Michelangelos_Pieta_5450_cut_out_detalleCi sono due episodi recentissimi su cui val la pena meditare.

Il primo è il linciaggio a cui è stata sottoposta l’onorevole del Pd Micaela Campana, messa alla gogna per un sms a Salvatore Buzzi spuntato dalle intercettazioni. I suoi, secondo l’accusa, sarebbero stati toni troppo “amichevoli”, anche se, come pare, rappresentassero un modo di comunicare usuale per la deputata.

Il secondo, riguarda invece l’ex presidente della Regione sicilia, Totò Cuffaro, a cui non è stato permesso di vedere l’anziana madre, in precarie condizioni di salute. Perché? Secondo il giudice di sorveglianza, quest’ultima ha il morbo di Alzheimer e questo svuoterebbe “di significato” il “colloquio” poiché sarebbe “pregiudicato in soddisfacente momento di condivisione”.

Entrambi gli episodi, purtroppo, segnalano un imbarbarimento generale del Paese a cui vorremmo non dover assistere.

I disperati di Roma

03 Ott
3 ottobre 2014

via-del-babuinoI disperati di Via del Babuino

Via del Babuino viene abbellita ma i residenti non se ne accorgono perché, a loro dire, il Comune di Roma si è “dimenticato” di organizzare la possibilità di accesso per idraulici, elettricisti, muratori. Forse basterebbe copiare Milano.

I disperati di Viale Marconi

Sempre di disperazione si tratta, ma nel senso che a detta dei residenti la zona è divenuta “una brutta zona” con cittadini che di notte occupano panche, panchine, fontanelle e creano un clima a dir poco di disagio.