Archive for category: Economia

Boccia: equilibrio e cultura industriale al potere

08 Apr
8 aprile 2016

Boccia

L’elezione a Presidente di Confindustria di Vincenzo Boccia permette alcune riflessioni sia nel metodo sia nel merito. Dal punto di vista del metodo è stato un grande test di democrazia.
La Commissione dei Saggi ha ascoltato centinaia di operatori economici, ha ascoltato i quattro iniziali candidati, li ha infine ridotti a due. Se si considera che Boccia ha preso 100 voti, Vacchi 91, che tre dei grandi elettori erano in missione in Qatar ed uno assente giustificato per motivi di salute, il messaggio che si può cogliere è quello di una partecipazione totale, appassionata, con momenti di tifo spinto e con i due candidati che hanno dato prova di signorilità e fairplay indiscutibili. Si parla tanto di crisi della partecipazione, ma qui ci troviamo di fronte esattamente all’opposto. Altro che primarie online o pasticciate.

Anche il dopo elezioni è stata una novità positiva perché il candidato sconfitto Vacchi ha subito riconosciuto l’onore delle armi al vincitore e ha dato la sua disponibilità ad una ricomposizione. Se questo vale per Vacchi, vale tanto più per Boccia che ha fatto del dialogo, della concertazione e della partecipazione la cifra ed il dna della sua esperienza associativa. Ad una lettura attenta i programmi non sono così distanti, ed entrambi impegnativi.

Sul piano dei contenuti Boccia ha mostrato equilibrio e cultura industriale.

Va affrontata la questione della produttività e del rapporto costo del lavoro/unità di prodotto;
Una organica riflessione di politica economica che porti a ridurre il deficit competitivo con, ad esempio, le aziende tedesche. A parità di condizioni, per ogni 100 euro di tasse che paga l’impresa tedesca la nostra paga 120 euro, quindi, questione produttiva e questione fiscale;
Va drasticamente ridotto il gap infrastrutturale. Il manifatturiero è vitale, ma se non c’è un sistema trasportistico che lo colloca in condizioni di mercato siamo enormemente danneggiati. Occorre perciò un concetto largo di politica industriale che comprenda il manifatturiero, i trasporti, le infrastrutture, la digitalizzazione (ancora troppo Cenerentola).
In questa cornice va enucleato ed approfondito il tema fondamentale dei contratti di lavoro. Da un lato il contratto nazionale che deve essere una serie di regole e di accordi generali che valgono per tutti (ed in particolare per chi non ha gli integrativi) e poi i contratti aziendali di secondo livello che coniughino modalità organizzative innovative, investimenti e situazioni premiali per i lavoratori. La partecipazione insomma, che ha dato buona prova di se in Germania, anche se fra i padri della stessa vi era un illustre politico italiano (cfr. Amintore Fanfani).

Per Boccia insomma un cammino non facile, ma l’uomo ha dalla sua la consapevolezza della sfida, il senso dell’unità ed anche l’entusiasmo per una vittoria sul filo di lana e la saggezza popolare ci rammenta che “la fortuna aiuta gli audaci”.

Dalla lotta all’evasione fiscale nuova ricchezza per lo Stato?

11 Gen
11 gennaio 2016

Milano, lotta all'evasione fiscale, solo un negozio su tre fa lo

“In questo mondo non v’è nulla di sicuro, tranne la morte e le tasse”, scriveva Benjamin Franklin nel lontano 1789, eppure in Italia non sono sicure nemmeno quelle, o almeno non per tutti. Ce lo suggerisce il Centro Studi della Confindustria (CSC), che ha recentemente stimato l’evasione fiscale e contributiva in 122,2 miliardi di euro (una cifra pari al 7,5% del PIL italiano), e più autorevolmente il Presidente della Repubblica nel suo messaggio dell’ultimo dell’anno, ricordandoci come “gli evasori danneggiano la comunità nazionale ed i cittadini onesti”.
Come è spiegabile una realtà del genere?
L’evasione fiscale è per sua natura un fenomeno complesso e multiforme, da sempre radicato nei sistemi tributari di ogni paese, e la letteratura economica non ha mancato di interessarsene. Senza dovere necessariamente ricorrere al pioneristico lavoro di Allingham e Sandmo sulla cosiddetta “tax compliance”, è comunque noto che l’evasione deriva in primo luogo da comportamenti “opportunistici”. Infatti, di fronte all’obbligo del pagamento delle imposte il soggetto valuta quella che gli economisti definiscono la “strategia ottimale” da seguire in funzione dell’imposta dovuta, della personale propensione al rischio, ma anche della probabilità di sfuggire al controllo e dell’ammontare della sanzione, con esiti che sono diversi da persona a persona, da soggetto a soggetto e, in termini aggregati, da paese a paese.
Il risultato per l’Italia sono proprio quei 122 milioni di “tax gap” (di mancato gettito) che ci collocano tra i paesi europei a maggiore evasione e che chiamano in causa i cittadini disonesti almeno quanto l’Amministrazione, sia dal lato dell’efficienza e della capacità di accertamento sia da quello della complessità del sistema fiscale e tributario.
Tale primato comunque, oltre a rappresentare un problema per il bilancio dello Stato indirizzando il prelievo (la pressione fiscale “effettiva” è ora del 54,9% tra le più alte d’Europa) verso quelle basi imponibili che possono sottrarsi con maggiori difficoltà alla tassazione, ha conseguenze anche in termini di equità tributaria (specie orizzontale) finendo per minare gli elementi di coesione sociale e le condizioni di concorrenza sui mercati, con riflessi negativi sull’efficienza di sistema.
Viceversa, immaginando un dimezzamento del cosiddetto “tax gap”, e dunque un recupero per l’Erario di 61 miliardi di euro calcolato sulla base della stima dell’evasione, gli effetti macroeconomici sarebbero nettamente positivi. Al riguardo il CSC calcola un aumento del PIL del 3,1%, una crescita di consumi ed investimenti superiore al 5% ed una ripresa occupazionale quantificata in 335mila unità.
Complice la crisi economica, che ha sicuramente acuito la percezione del fenomeno ed ha agito da catalizzatore nel far maturare un (più) profondo sentimento di disapprovazione sociale, il contrasto all’evasione è ora apprezzato dal 60% degli italiani, mentre poco di meno sono quelli che considerano la lotta all’evasione addirittura una priorità per lo Stato. Un consenso importante sul quale fare leva per spingere non solo il legislatore a fare meglio, ma per operare innanzitutto un cambiamento culturale al fine di far passare il concetto che pagare le tasse significa stare nella comunità e sentirsi partecipi del bene comune.
Ci sarebbe in verità da aggiungere la grande riflessione sul fatto che pagare tutti fin’ora non ha necessariamente corrisposto a pagare meno. Ma di questo e di altre materie attinenti l’evasione parleremo prossimamente.

(Continua)

Sarebbe una manna prorogare l’Expo di 2 mesi

10 Ott
10 ottobre 2015

expo_brandani

Di Alberto Brandani, da ItaliaOggi

Si sa bene che il B.I.E (Ufficio Internazionale delle Esposizioni) è contrario a priori a ogni proroga se non in casi eccezionali. Sappiamo anche che un’eventuale proroga comporterebbe la necessità di rifare in tempo reale centinaia e centinaia di contratti di lavoro. Ma, detto questo, ci permettiamo di insistere. Milano, il Comune, il perfetto coordinamento che la prefettura ha fatto di tutti i corpi dello Stato, la vitalità del tessuto economico milanese, la spettacolare capacità di programmare eventi (ad esempio in questo weekend si svolgono a Milano tanti eventi culturali e di costume quanti a Parigi) e l’infinito numero di richieste, fanno capire che una proroga, anche di soli due mesi, permetterebbe a centinaia di migliaia di visitatori stranieri di abbinare il percorso spirituale del Giubileo ed il percorso laico dell’Expo, e continuerebbe a rimpinguare anche le casse fino a raggiungere, ne siamo certi, un sicuro pareggio. Permetterebbe poi al dibattito su cosa far dopo di decollare più compiutamente. Noi peraltro, le nostre idee le abbiamo da tempo: attivare la creazione di un gigantesco campus per la ricerca, l’innovazione e le tecnologie.
La piastra centrale dell’Expo è nel sottosuolo dove è stata installata una miniera di disposizioni tecnologiche pronte a molteplici usi; sarebbe delittuoso utilizzarla per scopi magari benemeriti ma che distruggessero tali preziosi predisposizioni tecnologiche. Anche l’idea di lasciare il solo padiglione Italia ci pare francamente irrealistica. Già vediamo la scena: transenne da tutte le parti e tutto il resto? Gli ambienti imprenditoriali di Milano hanno la capacità di disegnare un tessuto connettivo e anche i paesi che vogliono smontare i loro padiglioni siamo certi che ad un prezzo modico li lascerebbero volentieri dove sono. Quindi avanti con coraggio, italica fantasia e imprenditorialità lombarda che in Europa non è seconda a nessuno.

Dalla Cina con furore

27 Ago
27 agosto 2015

Crisi CinaAppunti sulla (presunta) crisi cinese

La vicenda del crollo delle borse cinesi e del petrolio con i relativi riflessi sulle borse mondiali merita forse qualche annotazione meno severa verso i cinesi e più consona alla realtà.
Con buona pace di molti osservatori tendenti a scambiare le loro profezie con la realtà, da alcuni anni avevamo dei dati sotto gli occhi inequivocabili.
Primo. L’America di Obama è uscita da anni dalla crisi e resta la prima e assoluta economia mondiale. Le ricette di Obama e della Federal Reserve sono state quelle classiche: sostenere l’edilizia, spingere programmi di opere pubbliche, tutelare il manifatturiero e gestire sempre di più una autonomia energetica.
Per inciso avevamo segnalato tutto ciò già molti mesi or sono.
Secondo. La Cina era cresciuta per anni con ritmi a due cifre su base annua grazie al costo del lavoro bassissimo, alla mancanza di norme sindacali, alla sostanziale inesistenza di regole ambientali ed a un formidabile desiderio dei suoi ceti dirigenti di raggiungere standard di benessere europei.
Era difficile immaginare che a un certo punto lo sviluppo sarebbe stato ragionevolmente più basso? Definire drammatico un eventuale aumento del Pil cinese, che oggi potrebbe essere tra il 5 e il 7%, significa drogare la realtà. Cosa dovrebbero fare le economie europee che ballano tra lo 0,2 e il 2% di aumento annuo?
Siamo in presenza di un assestamento fisiologico e come tale va vissuto. Sperare in una crescita incontrollata della Cina significava guardare a occhi chiusi a un immaginario Paese dei Balocchi con tutte le conseguenze che lo stesso Paese dei Balocchi provocò al celeberrimo burattino di legno Pinocchio.

Un vero riformista: Mario Draghi alla BCE

27 Gen
27 gennaio 2015
Mario Draghi
E così siamo arrivati all’acquisto da parte della Banca Europea di circa mille miliardi di titoli di Stato emessi dai paesi europei. Certo, non è come battere moneta ci diranno i puristi dell’economia, ma è una spinta formidabile alla ripresa dell’economia europea e -ancora di più- alla ripresa di un’idea politica dell’Europa.

Come vero riformista, Mario Draghi ha perseguito questo obiettivo prima studiandolo accuratamente, poi costruendone la fattibilità, infine mettendolo in campo e, quindi, realizzandolo. Gettando, va da sé, il cuore oltre la siepe degli egoismi e dei calcoli eternamente perfettibili.

Aumento di capitale Mps, perché sarà un successo (annunciato)

28 Giu
28 giugno 2014

italiaoggi_280614 italiaoggi_280614Di Alberto Brandani*

Chi ricorda le preoccupazioni che il sistema aveva per la proposta di aumento di capitale bocciata a gennaio (o più esattamente rinviata) si stropiccerà gli occhi per la meraviglia. L’aumento di capitale MPS (5 miliardi di euro, 10.000 miliardi delle vecchie lirette, una cifra di gran lunga superiore all’attuale capitalizzazione di Borsa) sarà un successo fulminante.

LE PREVISIONI

Lunedì ci sarà il tutto esaurito: secondo le nostre previsioni, l’inoptato non raggiungerà l’1% del capitale. Un importante e scafato analista finanziario ci ha detto sornione: “Non sottoscrive giusto chi è lontano in vacanza (anche perché chi non sottoscrive perde da 40 a 50 centesimi ad azione, ndr)”, ma tant’è: lunedì il tutto esaurito e martedì lo Stato si vedrà restituire 3 dei 4 miliardi prestati a MPS.

700 MILIONI PER IL MEF

Un affarone per il MEF:

1) ha evitato di entrare nel capitale della banca;

2) si vede restituire i suoi soldi;

3) incassa una cifra stratosferica fra interessi a vario titolo percepito dal 2013 al 30 giugno 2014: 700 milioni di euro.

DOMANDE E RISPOSTE

Come è stato possibile un credito, una fiducia così ampia del mercato nazionale e Internazionale?

1. Il piano industriale comincia ad allinearsi nei dati al budget;

2. Lo standing di Alessandro Profumo garantisce la internazionalizzazione delle relazioni;

3. La solidità professionale di Fabrizio Viola sta dando i suoi frutti.

Infatti segnali in positivo e un sostenuto e progressivo consolidamento delle basi emergono dalla situazione economica del primo trimestre 2014:

– La crescita del margine di interesse

– L’ulteriore incremento delle commissioni nette ( +10% nel trimestre)

– L’ulteriore contrazione dei costi operativi (-3,8% nel trimestre; -9,4% rispetto a marzo 2013)

– La riduzione del costo del credito e dei flussi di credito deteriorato

L’incremento di conti correnti e dei depositi vincolati, il successo nel collocamento di due emissioni obbligazionarie (per 2 miliardi di euro complessivi); l’avvio del percorso di riduzione dell’esposizione in Bce con il rimborso di 4 miliardi di euro di LTRO denotano un contesto che crede oggi nell’obiettivo di Viola: rafforzare ulteriormente e in modo stabile la situazione patrimoniale del gruppo.

I COLORI DELLA VITTORIA

Gettatisi alle spalle anni di amarezze giudiziarie, di voragini finanziarie, di incompetenze conclamate, il popolo montepaschino può tirare ora un primo sospiro di sollievo. C’è ancora molto da fare ma il percorso è bene avviato. Anche Siena attenta in queste ore solo al Palio può rasserenarsi: la Fondazione doveva fallire e invece si è salvata, la banca secondo cassandre interessate andava nazionalizzata e siamo a prendere atto dello straordinario successo di un aumento di capitale monstre; e anche se i problemi non mancano si può guardare al futuro pensando che il brand, Siena-Palio-e la più antica banca del mondo, è ancora invidiato da tutti gli specialisti di campagne pubblicitarie.

*presidente fondazione Formiche

Un’ impresa su tre in rovina: colpa dello Stato debitore

06 Feb
6 febbraio 2014

debitiLa Commissione UE ha aperto una procedura di infrazione perché i debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese sono arrivati alla cifra astronomica di 100 miliardi. Da tre anni solleviamo questo problema che da solo potrebbe far sprigionare nuova energia nella asfittica economia italiana. Speriamo che le norme annunciate per compensare debiti e crediti siano snelle, chiare ed estendibili alle aziende di proprietà diretta o indiretta dello stato.