Archive for category: Cinema e spettacoli

Quale futuro in RAI per Luigi e Giovanni Pocaterra?

07 Ott
7 Ottobre 2015

Luigi e Giovanni Pocaterra

I fratelli Luigi e Giovanni Pocaterra, da trentanni i notai della Rai, sono in attesa di conoscere il loro futuro professionale. Per i due noti volti televisivi è stato un fulmine a ciel sereno apprendere che non sarebbero stati richiamati per la trasmissione “Affari tuoi” di Flavio Insinna, adducendo come motivazione un improbabile turn over. Ma, ad oggi, i Pocaterra non hanno ancora formalizzato la chiusura del rapporto di lavoro e sperano sempre in un ripensamento.
Luigi Pocaterra è stato il primo, nel lontano 1986, ad insediarsi sullo scranno notarile della Rai con un programma condotto da Nino Frassica in Via Nogaro, attuale sede de La 7. Nell’87-88 è a “Mattina 2 in famiglia” con Alberto Castagna. Poi arriva a “I fatti vostri” di Michele Guardì con Fabirizio Frizzi e qui inizia a lavorare anche il fratello Giovanni. Da allora Luigi e Giovanni Pocaterra sono in almeno 15 programmi l’anno in specie a “I Fatti vostri”, tutte le mattine dalle 11 alle 13, dal Lunedì al Venerdì.
Il Sabato e la Domenica mattina partecipano a “Mattina due in famiglia”, dalle 6.15 alle 13, ed ancora il Sabato sera intervengono con i vari conduttori della sera di Rai 1. Poi arriva “Domenica In” e “Alle Falde del Kilimangiaro”. Durante la settimana assistono a vari programmi serali dai “Cervelloni” a “Caro bebè”. In questo fervido periodo rifiutano anche una mega offerta per andare a Mediaset.Partecipano con Bonolis ad “Affari tuoi”, ai mondiali del ’90, a varie trasmissioni su Rai International, Rai News e alla Radio. Forse si fa prima a dire i programmi che non li hanno visti presenti.
Infine approdano ad “Affari tuoi” e pensavano di essere “convocati” anche per quest’anno. Come andrà a finire? Avvicendati di nuovo da un programma ad un altro o rottamati tout court?

Pierfrancesco Favino, straordinario attore da commedia dell’arte

24 Gen
24 Gennaio 2015

Il cinema e la televisione ci avevano trasmesso un  in una dimensione sempre drammatica. E’ quindi con compiuta meraviglia che vi raccontiamo un altro Favino.

Servo per due è l’ultimo capolavoro di Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli. Accompagnato dal gruppo di attori “Danny Rose” e dall’orchestra “Musica da Ripostiglio”, Favino sceglie di portare sulla scena uno spettacolo di Richard Bean, One man, two guvnors, tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni.

La commedia di Goldoni torna a una trama italiana, ben strutturata  e mai casuale, intessuta di riferimenti storici al regime fascista, allegoria di un popolo servo….per due!?

Nella Rimini degli anni Trenta, un inedito Pierfrancesco Favino veste i panni di Pippo, servitore di due padroni. Allegro, sconclusionato, decisamente sopra le righe, è lui il protagonista indiscusso della vicenda, o meglio, è lui il responsabile di tutti gli equivoci e i malintesi che confondono i personaggi che gli girano intorno.

Pippo, senza lavoro, senza un soldo in tasca e, soprattutto, senza niente da mangiare, è alla ricerca disperata di un lavoro e il lavoro….arriva tutto insieme. 

Si ritrova a lavorare per due padroni contemporaneamente.

Dando vita a un’esilarante commedia degli equivoci, Pippo fa di tutto per riuscire nell’impresa: tenere a mente gli ordini dei due padroni, non confondere le missive indirizzate all’uno o all’altro, non farsi scoprire e, soprattutto, non farli incontrare.

“Ce la posso fare…se non mi confondo!”, ma il bello è proprio questo, è tutto qui: si confonderà…e pure troppo!!

Sfruttando tutte le suggestioni della commedia dell’arte, della farsa, della comicità dei saltimbanchi, Favino costruisce sapientemente un personaggio tipico, un servo sciocco, studiato in ogni dettaglio: nella voce, nella mimica facciale e nei movimenti, impacciati e goffi come quelli di un clown. Stupisce e fa ridere, sfonda la quarta parete, in una continua interazione con il pubblico fatta di improvvisazione, spontaneità e battute estemporanee.

A completare il tutto, l’allegria e l’energia dell’orchestra “Musica da Ripostiglio”, che irrompe nello spettacolo con una serie di vivaci intermezzi musicali: tormentoni e improvvisazioni che svelano tutta la carica  e il talento dei quattro musicisti, che danno lustro e brio all’intera rappresentazione.

*Si ringrazia Neliana Pansitta

Vittoria Puccini, quando un’attrice diventa vera e si mette in gioco

22 Gen
22 Gennaio 2015

vittoria_puccini

Di Vittoria Puccini sappiamo tutto o quasi. Dai successi romantico televisivi ai film d’amore.

Pensavamo e pensiamo che il suo habitat naturale sia il set. E’ perciò con curiosità, non disgiunta da un filo di scetticismo, che abbiamo seguito la sua voglia di mettersi in gioco a teatro ed un lavoro teatrale (La gatta sul tetto che scotta) del drammaturgo americano Tennessee Williams che, su due ore di spettacolo, ha un 50% del tempo sulle spalle della protagonista.

La Puccini se l’è cavata bene, anzi direi piuttosto bene, considerando che mostri sacri del passato sia in teatro, sia al cinema (es. Liz Taylor e Paul Newman), avevano dato grandi prove di sé.

La giovane attrice ha capito che il teatro arricchisce, obbliga a fare sempre e subito ferocemente bene e, quando tra gli applausi, è partito qualche “brava” ha guardato lassù verso il loggione con aria incredula e sbarazzina.

Il tour dello spettacolo, dopo Firenze (fino al 25 gennaio al Teatro della Pergola), tocca 17 teatri: Fermo (6 febbraio); Recanati (7); Fabriano (8); Tivoli (10). E poi Corato (13 febbraio); Avellino (14 e 15); Salerno (dal 19 al 22); San Giovanni Valdarno (27); Pisa (dal 28 febbraio all’1 marzo); Roma (5-15); Venaria (17); Cuneo (18); Asti (19); Bologna (dal 20 al 22 marzo). Il tour prosegue a Verona (dal 24 al 29 marzo); Lugano (dal 31 marzo all’1 aprile) e a Napoli (8-9).

(Tania Bucci/New Press Photo)

“Ballando” nel cuore degli italiani. Riflessioni semiserie sulla dittatura dell’Auditel: veritĂ  o realtĂ  virtuale?

10 Dic
10 Dicembre 2014

CONFERENZA STAMPA DI "ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO"E’ finita sabato sera “Ballando con le stelle”. Una edizione a dir poco suntuosa con Milly nel cuore degli italiani e l’Italia divisa il giorno dopo sulla giustezza della vittoria di una coppia invece di un’altra (quanto ha inciso il fattore umanitario?). Comunque sia il mio nipote Lorenzo di 7 anni ha imposto a tutta la famiglia (con caminetto acceso e plaid sul divano) una visione in modo da goderci tutti insieme la trasmissione. E questo la dice lunga sulla forza dei bambini nella scelta anche dei grandi. Ho preso spunto da Milly ed i suoi scatenati ragazzi per fare qualche riflessione.

Ogni tanto mi diverto a seguire i dati Auditel dei programmi televisivi, più che altro per vedere se quello che è piaciuto a me ha avuto successo o meno.

In ogni caso incuriosito dal fenomeno che seguo più o meno come l’oroscopo, ho studiato il meccanismo che governa il mondo della tv.

Da quanto ho appreso l’Auditel utilizza 5mila dispositivi, chiamati meter, che sono dislocati in varie zone del Paese.

Come 5mila famiglie possano essere rappresentative di 30 milioni di potenziali telespettatori mi riesce difficile capirlo, soprattutto dopo aver letto le modalità d’uso.

Chi è a casa e ha ricevuto il marchingegno deve accenderlo ogni volta che accende la tv. Se accende la tv a dimentica di accendere il meter, la sua tv risulterà spenta. Se vede la tv con più persone dovrà segnalarlo sempre sull’apparecchio, così come dovrebbe spegnerlo se si assenta per andare alla toilette. Insomma un meccanismo non così automatico da cui però dipendono investimenti pubblicitari, carriere professionali e successi di piccole e grandi star.

Navigando su internet si trova di tutto: chi accusa l’auditel di imperfezione, chi reo confesso dice di aver avuto il meter e di aver imbrogliato, chi ritiene che un sistema in mano alla stessa persona da 27 anni… abbia qualcosa che non va. Chi lo ritiene simile ai sondaggi elettorali, che spesso hanno oscillazioni notevoli e danno peso a una realtĂ  virtuale che poi viene smentita dai fatti.

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Spesso a lamentarsi degli ascolti non veritieri è Sky che rivendica anche il mancato rilevamento delle registrazioni con Mysky e la tv sul tablet con Skygo.

In tutto questo l’istituto che dovrebbe vigilare e nel contempo promuovere un ulteriore rilevamento statistico, ovvero l’Agcom, non sembra interessato alla partita malgrado il suo statuto lo preveda espressamente e rimandi a responsabilità penali in caso di inadempimento. Sempre su internet si trovano diverse teorie complottiste che ritengono l’auditel uno strumento di potere che circuisce le masse, rendendo di successo programmi di imbarbarimento collettivo come gli improbabili talk show pomeridiani che mescolano gossip a cronaca nera e show volgari e urlati dove la dignità umana viene calpestata senza ritegno.

Per caritĂ  in Italia abbiamo problemi piĂą grandi, ma incuriosiscono i tanti lati singolari di questa vicenda.

E pensare che ingenuamente credevo che viste le nuove tecnologie bastasse inserire un micro chip in ogni televisore per vedere effettivamente l’ascolto di un programma.

Li non ci sarebbe possibilità di errore, ma la gestione poi sarebbe differente. E’ come se nel calcio si decidesse di metter la moviola in campo. Il potere svanirebbe. E gestire il potere che si tratti di gol o di poltrone, di cariche politiche o di programmi tv in Italia va sempre di moda. Però dall’AGCOM (e lo dico da cittadino fiducioso) sarebbe lecito attendersi una presa di posizione. Solo per sapere se il mio gioco del mattino è come l’oroscopo o c’è qualcosa di vero.

Ballando tra stupore ed emozione

15 Ott
15 Ottobre 2014

milly-carlucci-ballando-con-le-stelle_325x435Il sabato sera che non ti aspetti. Davanti alla tv c’è lo show più tradizionale della tv del terzo millennio: Ballando con le stelle, ormai un classico, giunto alla sua decima edizione. Agli ordini di Milly Carlucci tredici personaggi più o meno famosi, accoppiati a 13 maestri professionisti alle prese con l’arte del ballo.

Uno schema classico che nel tempo ha visto sfilare sul palcoscenico di Raiuno Diego Armando Maradona e Anna Oxa, Gianni Rivera e Bobo Vieri, Barbara De Rossi e Ridge (Ron Moss), una sicurezza in termini di eleganza e qualità che però dopo dieci anni pensi abbia consumato sorprese ed emozioni. E così mentre ti accingi a vedere lo spettacolo, con lo spirito con cui rivedi un bel film per la decima volta, la tua attenzione improvvisamente viene attratta da qualcosa che non cogli fino in fondo. Il film che hai più volte visto, ha una trama nuova, più fresca, più aggressiva, più coinvolgente. Ti spiazza, ti destabilizza ti trovi ad emozionarti per la verve del 91enne Albertazzi che non balla, ma ti fa venire la pelle d’oca, tanto che vorresti tirare il telecomando contro il giudice Zazzaroni che pure dice il vero, ma tu te ne freghi perché sul divano di casa ti è arrivata una scossa che non sentivi da tempo. Poi ti diverti alle mossette di Enzo Miccio e viene rapito dalla magia di Giusy Versace e del suo tenero cavaliere Raimondo Todaro. La protesi della campionessa paralimpica si stacca durante il ballo, eppure tutto è così tenero, vero, edificante. Non sembra neanche tv, sembra un romanzo, che si tinge di giallo quando fa il suo ingresso il misterioso Joe Maska, che balla mascherato, scatenando scherno e ironia, fascino e ammirazione.

Insomma non fai in tempo ad annoiarti ed ecco che dopo tanta brutta tv, tra fatti di cronaca e noiosa nostalgia canaglia, il piĂą vecchio show del sabato sera, diventa un lampo verso il futuro.

Alberto Brandani

Philomena

15 Gen
15 Gennaio 2014

PHILOMENA-poster-773x1024-504x667Stephen Frears col suo lavoro Philomena scruta il tema del perdono in una storia terribile di giovani incinte soggette alla ferocia della societĂ  pseudo cattolica irlandese.
La sceneggiatura la potrebbe aver scritta, con tutto il rispetto, Papa Bergoglio “Padre perdona loro perché non sanno quel che fanno” (Lc 23,34).
E’ quello che ci viene da pensare, considerando che il Festival di Venezia ha preferito un documentario a questo straordinario film.
Gigantesca l’attrice Judi Dench.

Blue Jasmine: un capolavoro

15 Gen
15 Gennaio 2014

blue_jasmine_locandinaL’ultimo film di Woody Allen è un vero capolavoro, con una Cate Blanchett al di sopra di ogni aggettivo: indimenticabile.
E’ la storia di una donna che avrebbe tutto e che alla fine riesce a distruggere tutto con le sue atmosfere tossiche.
Le venature di Blue colorano tutto il film, dalle pupille contratte di Cate Blanchett alla canzone ipnotica Blue Moon.
Forse il lavoro più amaro del grande Woody. E’ una metafora della crisi economica e di una donna che, genio del male, riesce a rendere invivibili le attività normali.