Archive for category: Cinema e spettacoli

Su Report e la responsabilità di chi fa televisione

30 Apr
30 aprile 2017

Notarelle pasquali (2)

La trasmissione Report ha provocato confusione e paure inutili in molti cittadini a proposito dell’indispensabile uso dei vaccini. Il direttore con onestà intellettuale ha ammesso che il suo intento non era quello e che lui “vaccina i suoi figli”. Ma la vicenda dovrebbe far riflettere chi ha in mano uno strumento delicato come la televisione su quale danno si possa compiere maneggiando senz’altro involontariamente le paure ed i timori della gente. Siamo sicuri che anche a Report avranno riflettuto.

L’eterna giovinezza… di Milly e del suo lavoro

17 Feb
17 febbraio 2016

Ballando con le stelle

Domani Porta a Porta celebrerà i suoi 20 anni e tra i primi ospiti di quel lontano ’96 vi era Milly Carlucci. Bella, colta e radiosa. Viene da chiedersi quale sia il segreto di questa eterna freschezza. Certamente influiscono la serenità degli equilibri familiari e una vita morigerata (alimentazione perfetta e la sera a letto presto). Però il vero segreto consiste nella continua capacità di fare il suo lavoro, rinnovandone gli entusiasmi, le atmosfere, i colori ed i protagonisti.
Solo così si spiega il rapporto d’amore che dura ormai da anni fra Milly, gli italiani ed il ballo in tv.
Era il 2004 quando Milly Carlucci irruppe negli uffici della società di produzione Ballandi dicendo di aver visto sulla BBC inglese un programma meraviglioso: “Strictly come dancing”.
Era il periodo in cui in tv il ballo e i balletti erano visti più o meno come il demonio, una sorta di intermezzo pubblicitario, come una pausa nel vero spettacolo, fatto spesso di comici e canzoni.
Imperversavano Fiorello e Panariello, Morandi e Celentano, “one man show”, dove il ballo al massimo era ridotto a ruolo di stacchetto.
Così l’idea non è che piacque molto, ma il generale Carlucci, come la chiamano nei corridoi di mamma Rai per il suo spirito battagliero, ha cominciato a stalkerizzare chiunque gli capitasse a tiro e alla fine l’allora direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce cedette al forcing della bionda conduttrice.
Quattro puntate da effettuarsi a gennaio 2005.
“Ma vedrai che lo chiuderanno dopo due puntate”, si vociferava nei mitologici corridoi, “… capirai il Sabato su Canale 5 c’è il Bagaglino!”.
E invece il programma danzerino della Carlucci ottenne un successo straordinario e le puntate divennero otto. “Ballando con le stelle” ha dato il via alla formatizzazione del programma che, non a caso, nel resto del mondo usa la traduzione del titolo italiano, negli Stai Uniti per esempio “Dancing with the stars”.
L’anno successivo, forte dell’ingaggio di Maradona e del consolidamento dell’affetto del pubblico, “Ballando con le stelle” prevalse largamente contro “C’è posta per te” di Maria De Filippi. Da lì in poi tante edizioni con tante stelle da Naomi Campbell e Emanuele Filiberto, da Bobo Vieri a Anna Oxa.
Un po’ come la settimana enigmistica il programma ha vantato nel tempo diversi modesti tentativi di imitazione quali “Let’s dance” con la De Filippi, “Baila” con Barbara D’Urso e “La Pista”con Flavio Insinna.
Milly è pronta a tornare in pista Sabato 20 Febbraio, su Rai 1. A riaccendere la febbre del sabato sera ci saranno Rita Pavone e Lando Buzzanca, Pierre Cosso e Asia Argento, Salvo Sottile e Enrico Papi, Platinette e Margareth Madè, la campionessa down Nicole Orlando e il divo del Segreto Iago Garcia. E poi un tris di belli, i semisconosciuti Daniel Nilsson, Michele Morrone e Luca Sguazzini. Anche noi telespettatori stiamo scaldando i motori!

I dubbi amletici dell’Auditel

16 Ott
16 ottobre 2015

Auditel

Di Alberto Brandani, da Formiche.net

Come evidenziato dal Corriere della Sera è stata violata la segretezza e l’anonimato delle famiglie Auditel, presupposto fondamentale per l’attendibilità dei dati. Tutto questo ha fatto emergere le tante incongruenze del sistema, ritenuta a torto una religione monoteista. Le famiglie Auditel sono poco più di 5mila, ma vengono prese in considerazione più o meno la metà alla volta.
L’Auditel è basato su un sistema macchinoso che alla luce delle nuove tecnologie appare anacronistico e obsoleto. La famiglia sorteggiata deve accettare di far allestire un apparecchio dentro casa e deve indicare ogni volta il numero di persone che guarda la TV, se qualcuno si assenta, va in bagno o si alza a telefonare lo deve indicare. Può accadere che accenda la TV e non il meter e viceversa. Troppo margine di possibile errore. La patata è davvero bollente “non una falla da poco, 4.000 famiglie su 5.700 a blocchi da mille. In pratica ogni famiglia ha avuto contezza degli indirizzi email di altri 999” (cfr. Sole24Ore di mercoledì 14 ottobre 2015). Allora alla luce di queste riflessioni i target predisposti sono ancora attendibili? I tanti canali rendono davvero complicato il conteggio.
L’impressione è che l’Auditel ci racconti un’Italia peggiore di quella che in realtà è inseguendo la pancia del Paese. Spesso dai sondaggi emerge un’Italia che poi infatti smentiscono almeno nelle proporzioni. Come avviene nelle votazioni elettorali.
Il Corriere ha intervistato una famiglia Auditel che ha denunciato diverse irregolarità. In passato lo stesso lo fecero Repubblica ed altri giornali. La stessa famiglia aveva già rifiutato alcuni anni fa, ma è stata nuovamente sorteggiata.
L’impressione è che lo status quo convenga a chi detiene potere e risorse economiche privilegiando logiche esclusivamente commerciali.
Il fatto che il campione possa essere indirizzato e drogato all’origine e che gli stessi ascoltatori Auditel possano essere influenzati appare molto più di un’ipotesi. Una macchina che genera miliardi potrebbe indurre in tentazione?
Si arriva dunque al problema dei problemi, sospendere o no l’Auditel in attesa di una riforma seria che tenga conto dei tanti cambiamenti in atto? Ne gioverebbe anche la qualità del servizio pubblico. D’altro canto è anche vero che uno stop alla rilevazione e alla pubblicazione dei dati bloccherebbe anche il cosiddetto meccanismo del post che è una formula contrattuale tra inserzionisti e broadcaster che funziona così: ti vendo avendo una base contrattuale ipotetica di audience e successivamente ricalibro il quantum pagato alla effettiva rilevazione.
Ma su tutto questo emerge poi un’osservazione di metodo. Il presidente e lo stesso direttore generale sono in carica dalla nascita di Auditel (31 anni, 1984). Dal 1984 sono cambiati 3 Papi (Papa Giovanni Paolo II, Papa Benedetto XVI, Papa Francesco), in Italia numerosi Presidenti del Consiglio (circa 9),  in America numerosi Presidenti. In Auditel sempre Malgara e Pancini.
Famiglie, operatori e uomini dello spettacolo sostengono che andrebbe rilevato direttamente su quale programma sia sintonizzato il televisore. Noi poniamo solo un problema in uno spirito costruttivo nei confronti sia di Auditel che di Agcom.
La legge istitutiva pone l’Auditel sotto il controllo di Agcom che ne ha anche l’onere della rilevazione. La domanda è: perché non si occupa Agcom di effettuare direttamente la rilevazione e la relativa pubblicazione?
Come diceva Pasolini. Io so, ma non ho le prove.
Noi invece non siamo Pasolini e vorremmo come utenti normali semplicemente essere rassicurati. Scrivevamo questo cose qualche anno fa sul Riformista e la risposta fu… un silenzio tombale.

Quale futuro in RAI per Luigi e Giovanni Pocaterra?

07 Ott
7 ottobre 2015

Luigi e Giovanni Pocaterra

I fratelli Luigi e Giovanni Pocaterra, da trentanni i notai della Rai, sono in attesa di conoscere il loro futuro professionale. Per i due noti volti televisivi è stato un fulmine a ciel sereno apprendere che non sarebbero stati richiamati per la trasmissione “Affari tuoi” di Flavio Insinna, adducendo come motivazione un improbabile turn over. Ma, ad oggi, i Pocaterra non hanno ancora formalizzato la chiusura del rapporto di lavoro e sperano sempre in un ripensamento.
Luigi Pocaterra è stato il primo, nel lontano 1986, ad insediarsi sullo scranno notarile della Rai con un programma condotto da Nino Frassica in Via Nogaro, attuale sede de La 7. Nell’87-88 è a “Mattina 2 in famiglia” con Alberto Castagna. Poi arriva a “I fatti vostri” di Michele Guardì con Fabirizio Frizzi e qui inizia a lavorare anche il fratello Giovanni. Da allora Luigi e Giovanni Pocaterra sono in almeno 15 programmi l’anno in specie a “I Fatti vostri”, tutte le mattine dalle 11 alle 13, dal Lunedì al Venerdì.
Il Sabato e la Domenica mattina partecipano a “Mattina due in famiglia”, dalle 6.15 alle 13, ed ancora il Sabato sera intervengono con i vari conduttori della sera di Rai 1. Poi arriva “Domenica In” e “Alle Falde del Kilimangiaro”. Durante la settimana assistono a vari programmi serali dai “Cervelloni” a “Caro bebè”. In questo fervido periodo rifiutano anche una mega offerta per andare a Mediaset.Partecipano con Bonolis ad “Affari tuoi”, ai mondiali del ’90, a varie trasmissioni su Rai International, Rai News e alla Radio. Forse si fa prima a dire i programmi che non li hanno visti presenti.
Infine approdano ad “Affari tuoi” e pensavano di essere “convocati” anche per quest’anno. Come andrà a finire? Avvicendati di nuovo da un programma ad un altro o rottamati tout court?

Pierfrancesco Favino, straordinario attore da commedia dell’arte

24 Gen
24 gennaio 2015

Il cinema e la televisione ci avevano trasmesso un  in una dimensione sempre drammatica. E’ quindi con compiuta meraviglia che vi raccontiamo un altro Favino.

Servo per due è l’ultimo capolavoro di Pierfrancesco Favino e Paolo Sassanelli. Accompagnato dal gruppo di attori “Danny Rose” e dall’orchestra “Musica da Ripostiglio”, Favino sceglie di portare sulla scena uno spettacolo di Richard Bean, One man, two guvnors, tratto da Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni.

La commedia di Goldoni torna a una trama italiana, ben strutturata  e mai casuale, intessuta di riferimenti storici al regime fascista, allegoria di un popolo servo….per due!?

Nella Rimini degli anni Trenta, un inedito Pierfrancesco Favino veste i panni di Pippo, servitore di due padroni. Allegro, sconclusionato, decisamente sopra le righe, è lui il protagonista indiscusso della vicenda, o meglio, è lui il responsabile di tutti gli equivoci e i malintesi che confondono i personaggi che gli girano intorno.

Pippo, senza lavoro, senza un soldo in tasca e, soprattutto, senza niente da mangiare, è alla ricerca disperata di un lavoro e il lavoro….arriva tutto insieme. 

Si ritrova a lavorare per due padroni contemporaneamente.

Dando vita a un’esilarante commedia degli equivoci, Pippo fa di tutto per riuscire nell’impresa: tenere a mente gli ordini dei due padroni, non confondere le missive indirizzate all’uno o all’altro, non farsi scoprire e, soprattutto, non farli incontrare.

“Ce la posso fare…se non mi confondo!”, ma il bello è proprio questo, è tutto qui: si confonderà…e pure troppo!!

Sfruttando tutte le suggestioni della commedia dell’arte, della farsa, della comicità dei saltimbanchi, Favino costruisce sapientemente un personaggio tipico, un servo sciocco, studiato in ogni dettaglio: nella voce, nella mimica facciale e nei movimenti, impacciati e goffi come quelli di un clown. Stupisce e fa ridere, sfonda la quarta parete, in una continua interazione con il pubblico fatta di improvvisazione, spontaneità e battute estemporanee.

A completare il tutto, l’allegria e l’energia dell’orchestra “Musica da Ripostiglio”, che irrompe nello spettacolo con una serie di vivaci intermezzi musicali: tormentoni e improvvisazioni che svelano tutta la carica  e il talento dei quattro musicisti, che danno lustro e brio all’intera rappresentazione.

*Si ringrazia Neliana Pansitta

Vittoria Puccini, quando un’attrice diventa vera e si mette in gioco

22 Gen
22 gennaio 2015

vittoria_puccini

Di Vittoria Puccini sappiamo tutto o quasi. Dai successi romantico televisivi ai film d’amore.

Pensavamo e pensiamo che il suo habitat naturale sia il set. E’ perciò con curiosità, non disgiunta da un filo di scetticismo, che abbiamo seguito la sua voglia di mettersi in gioco a teatro ed un lavoro teatrale (La gatta sul tetto che scotta) del drammaturgo americano Tennessee Williams che, su due ore di spettacolo, ha un 50% del tempo sulle spalle della protagonista.

La Puccini se l’è cavata bene, anzi direi piuttosto bene, considerando che mostri sacri del passato sia in teatro, sia al cinema (es. Liz Taylor e Paul Newman), avevano dato grandi prove di sé.

La giovane attrice ha capito che il teatro arricchisce, obbliga a fare sempre e subito ferocemente bene e, quando tra gli applausi, è partito qualche “brava” ha guardato lassù verso il loggione con aria incredula e sbarazzina.

Il tour dello spettacolo, dopo Firenze (fino al 25 gennaio al Teatro della Pergola), tocca 17 teatri: Fermo (6 febbraio); Recanati (7); Fabriano (8); Tivoli (10). E poi Corato (13 febbraio); Avellino (14 e 15); Salerno (dal 19 al 22); San Giovanni Valdarno (27); Pisa (dal 28 febbraio all’1 marzo); Roma (5-15); Venaria (17); Cuneo (18); Asti (19); Bologna (dal 20 al 22 marzo). Il tour prosegue a Verona (dal 24 al 29 marzo); Lugano (dal 31 marzo all’1 aprile) e a Napoli (8-9).

(Tania Bucci/New Press Photo)

“Ballando” nel cuore degli italiani. Riflessioni semiserie sulla dittatura dell’Auditel: verità o realtà virtuale?

10 Dic
10 dicembre 2014

CONFERENZA STAMPA DI "ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO"E’ finita sabato sera “Ballando con le stelle”. Una edizione a dir poco suntuosa con Milly nel cuore degli italiani e l’Italia divisa il giorno dopo sulla giustezza della vittoria di una coppia invece di un’altra (quanto ha inciso il fattore umanitario?). Comunque sia il mio nipote Lorenzo di 7 anni ha imposto a tutta la famiglia (con caminetto acceso e plaid sul divano) una visione in modo da goderci tutti insieme la trasmissione. E questo la dice lunga sulla forza dei bambini nella scelta anche dei grandi. Ho preso spunto da Milly ed i suoi scatenati ragazzi per fare qualche riflessione.

Ogni tanto mi diverto a seguire i dati Auditel dei programmi televisivi, più che altro per vedere se quello che è piaciuto a me ha avuto successo o meno.

In ogni caso incuriosito dal fenomeno che seguo più o meno come l’oroscopo, ho studiato il meccanismo che governa il mondo della tv.

Da quanto ho appreso l’Auditel utilizza 5mila dispositivi, chiamati meter, che sono dislocati in varie zone del Paese.

Come 5mila famiglie possano essere rappresentative di 30 milioni di potenziali telespettatori mi riesce difficile capirlo, soprattutto dopo aver letto le modalità d’uso.

Chi è a casa e ha ricevuto il marchingegno deve accenderlo ogni volta che accende la tv. Se accende la tv a dimentica di accendere il meter, la sua tv risulterà spenta. Se vede la tv con più persone dovrà segnalarlo sempre sull’apparecchio, così come dovrebbe spegnerlo se si assenta per andare alla toilette. Insomma un meccanismo non così automatico da cui però dipendono investimenti pubblicitari, carriere professionali e successi di piccole e grandi star.

Navigando su internet si trova di tutto: chi accusa l’auditel di imperfezione, chi reo confesso dice di aver avuto il meter e di aver imbrogliato, chi ritiene che un sistema in mano alla stessa persona da 27 anni… abbia qualcosa che non va. Chi lo ritiene simile ai sondaggi elettorali, che spesso hanno oscillazioni notevoli e danno peso a una realtà virtuale che poi viene smentita dai fatti.

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Spesso a lamentarsi degli ascolti non veritieri è Sky che rivendica anche il mancato rilevamento delle registrazioni con Mysky e la tv sul tablet con Skygo.

In tutto questo l’istituto che dovrebbe vigilare e nel contempo promuovere un ulteriore rilevamento statistico, ovvero l’Agcom, non sembra interessato alla partita malgrado il suo statuto lo preveda espressamente e rimandi a responsabilità penali in caso di inadempimento. Sempre su internet si trovano diverse teorie complottiste che ritengono l’auditel uno strumento di potere che circuisce le masse, rendendo di successo programmi di imbarbarimento collettivo come gli improbabili talk show pomeridiani che mescolano gossip a cronaca nera e show volgari e urlati dove la dignità umana viene calpestata senza ritegno.

Per carità in Italia abbiamo problemi più grandi, ma incuriosiscono i tanti lati singolari di questa vicenda.

E pensare che ingenuamente credevo che viste le nuove tecnologie bastasse inserire un micro chip in ogni televisore per vedere effettivamente l’ascolto di un programma.

Li non ci sarebbe possibilità di errore, ma la gestione poi sarebbe differente. E’ come se nel calcio si decidesse di metter la moviola in campo. Il potere svanirebbe. E gestire il potere che si tratti di gol o di poltrone, di cariche politiche o di programmi tv in Italia va sempre di moda. Però dall’AGCOM (e lo dico da cittadino fiducioso) sarebbe lecito attendersi una presa di posizione. Solo per sapere se il mio gioco del mattino è come l’oroscopo o c’è qualcosa di vero.