Archive for month: marzo, 2016

Diane Keaton regina del glamour, nemica del botox, amante della pizza

19 Mar
19 marzo 2016

Diana Keaton e Wody Allen

Nelle sere d’inverno a Roma quando si gioca la Champions League vado a mangiare alle 21 alla pizzeria San Marco in Via Sardegna 40. Un posto caldo e accogliente, ben illuminato, avrebbe scritto Ernest Hemingway nei suoi indimenticabili “I 49 racconti”.

Per di più si mangia bene e ti puoi godere le partite di calcio. Per quasi due mesi la sera veniva a mangiare una distinta ed in parte eccentrica donna inglese, anzi americana, che non ho tardato a riconoscere nella persona di Diane Keaton che era a Roma per motivi professionali. Il glamour, la freschezza giovanile e la semplicità nel vederla al tavolo accanto erano veramente notevoli. Mi sono ricordato di questo episodio quando l’8 di marzo, Diane Keaton insieme ad altre dodici grandi attrici, ha confermato la sua avversione al botulino, affermando inoltre con orgoglio di non volere accettare insieme alle colleghe copioni che impongano un eventuale restyling.

Tra le colleghe troviamo Emma Thompson e Kate Winslet che in Inghilterra hanno costituito una lega contro i trattamenti chirurgici e contro il botox, Julienne Moor Julia Roberts, che, sebbene sia stata incoronata per undici volte dai giornali popolari nella lista delle 50 donne più belle del mondo ha detto: “Io ho tre figli e voglio che vedano le emozioni e i sentimenti che provo nel momento esatto in cui li provo”.
Diane Keaton lo scorso 5 Gennaio ha compiuto 70 anni e, a più riprese, nel corso degli anni, ha dichiarato di non essere mai ricorsa al botulino per i famosi “ritocchini” delle star.

No, grazie, sono bella anche senza chirurgia plastica. È questo il messaggio straordinariamente originale di questa attrice, produttrice, regista, fotografa e arredatrice d’interni, quattro volte candidata all’Oscar (ha vinto una statuetta nel 1978 per “Io e Annie” di Woody Allen). Diane Keaton è una icona di Hollywood per lo stile inconfondibile, elegante e anticonformista, il glamour e l’ironia.

Anne Hall di “Io e Annie”, Annie Mcdaggan Paradis di “Il Club delle prime mogli”, Bessie Wakefield a fianco di Meryl Streep ne “La stanza di Marvin” , Erica Barry di “Tutto può succedere”, dove si confronta ironicamente conJack Nicholson, versione playboy e mostra al pubblico tutta la sua bellezza in un nudo integrale all’età di 57 anni, e mille altri personaggi di una vastissima filmografia: ognuno di noi conserva indelebile un ricordo di lei.

Nel 1968 viene subito notata dal giovane regista Woody Allen ed ingaggiata per lo spettacolo teatrale “Provaci ancora Sam” che in seguito porteranno insieme sullo schermo. Inizia così fra Diane Keaton e Woody Allen una lunga e produttiva relazione d’amore: girano insieme ben otto film, tra i quali capolavori come “Provaci ancora Sam”(1972), “Il dormiglione” (1973), “Io & Annie”, (1977) e “Manhattan” (1979).

Oggi passa gran parte del tempo con la macchina fotografica in mano, colleziona opere d’arte contemporanea e si dedica a commedie leggere.

Accanto a lei vogliamo ricordare nella lotta all’anoressia la modella plus size Ashley Graham, imperterrita body activist, che è finita sulla copertina della bibbia delle top in bikini (in buona compagnia, prima di lei Elle McphersonBar Refaeli) esibendo costantemente una taglia 46. Nel 2010 e nel 2015 alcuni reti televisive hanno rifiutato i suoi spot con l’accusa di essere troppo prosperosa: forse era semplicemente troppo bella.

La statista Hillary Clinton

02 Mar
2 marzo 2016

Oggi la stampa internazionale e nazionale dedica una o due pagine alla vittoria di Hillary Clinton nel South Carolina e al discorso “oggettivamente da statista” che essa ha svolto. Vorrei ricordare ai nostri 15 lettori che da qualche anno (e ancor più da quando si manifestavano le potenzialità presidenziali di Hillary) sostengo le seguenti argomentazioni:

  1. Hillary Clinton è stato un eccellente senatore e soprattutto un grande Segretario di Stato;

  2. È uno dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti più preparati dal dopoguerra ad oggi (mi viene in mente ad esempio Adlai Stevenson);

  3. La stampa americana ha fatto di tutto ed anche di più per affossarne l’immagine;

  4. Quando era la moglie del presidente Clinton si sosteneva che gli aveva perdonato le scappatelle per chi sa quali motivi, mentre semplicemente si trattava di una moglie che teneva in piedi un matrimonio con tutto ciò che questo comporta;

  5. Quando era senatrice invece di apprezzarne l’indiscutibile competenza sui dossier, si preferiva parlare della sua arroganza che era semplicemente un austero senso delle istituzioni;

  6. Quando era Segretario di Stato si è dovuto aspettare che lasciasse spontaneamente l’altissimo incarico per ammirare quantità e qualità di atteggiamenti in quel delicatissimo ruolo;

  7. Oggi si continua da mesi a farfugliare su responsabilità in mail di modesto valore, per l’ossessione vergognosa della maggioranza repubblicana al Senato che teme il confronto politico con la stessa.

Certo se l’America sceglierà Donald Trump bisogna sperare solo nella misericordia divina anche se è vero che candidati assolutamente improponibili sono poi rinsaviti di fronte alle immani responsabilità del ruolo presidenziale.

Mi sia consentito oggi però di dire che se nonostante l’ingiusto atteggiamento tenuto dai media americani, con la lodevole eccezione del New York Times, nei confronti di Hillary, la candidata democratica arriverà alla presidenza degli Stati Uniti sarà senz’altro premiata la tenacia, la volontà, l’infaticabile dinamismo, il non essere mai arretrata anche nelle situazioni più disparate (e disperate), l’aver avuto dalla sua competenza e intelligenza come da tempo non si vedevano.

Basti a quest’ultimo proposito vedere come ha gestito la vicenda del suo alter ego democratico Bernie Sanders coccolato dai media e dalle televisioni. Media e televisioni che a forza di parlare di Donald Trump potrebbero portare il Paese sull’orlo di scelte sconsiderate.

Ma di questo riparleremo dopo il supermartedì (primarie in 15 Stati).