Archive for month: dicembre, 2014

Trasporto, settore da riposizionare

23 Dic
23 dicembre 2014

Solo dando priorità a efficienza e competitività si potrà risalire la china della crisi

foto presidente brandani_youtubeL’intervista di Anna Colazzo al Prof. Alberto Brandani pubblicata Lunedì 22 dicembre ’14 su Eventi, inserto de Il Sole 24 Ore.

Quadro normativo, competitività, efficienza. Passano da qui le priorità dell’autotrasporto e della logistica per un riposizionamento strategico del settore.
Solo così, affrontando con strategia e cognizione le difficoltà di una crisi che non passa e che non dispensa il comparto, si può risalire la china e trovare respiro.
“In previsione di una sostanziale staticità degli indici delle merci da trasporto nel breve e medio termine, pertanto in presenza di una crisi economica mondiale che segna in maniera più pesante il nostro Paese tra quelli dell’eurozona e che si sta rivelando più lunga del previsto – afferma Alberto Brandani, presidente di Federtrasporto -, occorre rivedere il quadro normativo affinché dia certezze agli operatori ed eviti il contenzioso all’interno della filiera logistica, che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura”. Pratico e concreto Brandani guarda ai fatti. Né potrebbe essere altrimenti per uno che ha amministrato per 20 anni il Monte dei Paschi, quello dei tempi d’oro, e Anas, Ferrovie dello Stato, assicurazioni, e banche estere. E’ inoltre Presidente di Formiche, uno dei più influenti network culturali del Paese. Scegli meglio slot machines online giocare.
Con l’acume di chi ai problemi è abituato a trovare una soluzione veloce, Brandani tira le somme e fa il quadro sul comparto. “Le imprese del settore – dice – chiedono di essere messe in condizione di recuperare il gap competitivo che le differenzia dai vettori stranieri, i quali hanno via via sottratto quote importanti di merci nei traffici nazionali e internazionali, il cui recupero oggi appare l’obiettivo primario”.
Non basta, serve molto altro: “E’ necessario -spiega- un recupero di efficienza che può essere ottenuto con azioni volte a ridurre i costi di esercizio delle imprese, dal costo del lavoro ai costi impropri derivanti da vincoli burocratici, che passano anche attraverso un cambio di mentalità e una più snella modulazione di norme che ne appesantiscono la loro stessa operatività quotidiana e costituiscono un aggravio di costi amministrativi”.
In gioco poi entra il livello di competitività. “Occorre aumentare i fattori di competitività, pure misure semplici e a costo zero per lo Stato -conferma il Presidente-. Per esempio la parziale attenuazione delle giornate di divieto di circolazione per i mezzi pesanti contribuirebbe ad aumentare produttività e competitività per gli operatori del settore”. Da parte loro le imprese si attendono che il Governo e il Parlamento diano risposte concrete al bisogno crescente di politiche industriali del trasporto e della logistica, di cui l’Italia ha bisogno per tornare a crescere e creare occupazione.
Quanto all’argomento competitività, di sicuro lo Stivale ha i suoi assi nella manica, come il trasporto marittimo. “Con il Registro internazionale e tonnage tax la flotta italiana è competitiva e ai primi posti nella graduatoria mondiale – sottolinea Brandani -. Con 15,5 miliardi di euro di investimenti negli ultimi 10 anni l’armamento ha rinnovato il naviglio con un incremento dell’occupazione del 4,7% nell’ultimo triennio”. Ma neppure qui mancano i problemi, come infrastrutture portuali non adeguate all’evoluzione dei traffici, burocrazia pesante e contesto amministrativo carente.
Non mancano le osservazioni sul trasporto ferroviario e sul perché non convenga separare rete e imprese ferroviarie: “Soprattutto per la potenziale perdita della capacità di innovazione del sistema – spiega il presidente -. Senza una direzione comune, per esempio, non avremmo ora il Frecciarossa 1000, un treno che potrà andare a 350 km/h anche grazie allo sviluppo tecnologico della rete”. D’altronde, se si guarda all’Europa, quasi nessuno ha separato rete e impresa. Laddove è stato fatto, è il caso del Regno Unito, si sta tornando sui propri passi. Infine, Brandani non ha dubbi sul tema privatizzazione e sul passaggio più importante per arrivarci: “Sicuramente va definito un quadro regolatorio certo – dice -, sia per per quanto riguarda il calcolo dei pedaggi per l’utilizzo della rete sia per le modalità di gestione delle gare per il trasporto pubblico locale. Con una cornice di regole chiara, la privatizzazione farà bene alle Fs, ai cittadini e al Governo”. Infine, è d’obbligo una battuta sulla questione Monte. “Penso che il peggio sia passato – conclude il Presidente, da conoscitore di questa realtà -, un buon management deve ora rilanciare la rete, attento alla gestione caratteristica e a una precisa valorizzazione delle risorse umane, da sempre motore segreto dello sviluppo montepaschino”.

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Permesso, grazie, scusa

21 Dic
21 dicembre 2014

VATICAN-POPE-URBI ORBI-CHRISTMASLa più grave crisi politica del dopoguerra (dal 2008) mette a dura prova anche il mio tradizionale ottimismo, ma voglio lo stesso segnalare tre parole che il Santo Padre ha ripetutamente suggerito nell’Angelus della Domenica: permesso, grazie, scusa.
Sembra una cifra stilistica o forma lessicale, ma dietro a ciascuna di queste e nel loro insieme vi è l’elegia del rispetto, la virtù del ringraziamento e la disciplina del riconoscimento dell’errore.

Quando la pietas svanisce: pietà per i vinti

17 Dic
17 dicembre 2014

Michelangelos_Pieta_5450_cut_out_detalleCi sono due episodi recentissimi su cui val la pena meditare.

Il primo è il linciaggio a cui è stata sottoposta l’onorevole del Pd Micaela Campana, messa alla gogna per un sms a Salvatore Buzzi spuntato dalle intercettazioni. I suoi, secondo l’accusa, sarebbero stati toni troppo “amichevoli”, anche se, come pare, rappresentassero un modo di comunicare usuale per la deputata.

Il secondo, riguarda invece l’ex presidente della Regione sicilia, Totò Cuffaro, a cui non è stato permesso di vedere l’anziana madre, in precarie condizioni di salute. Perché? Secondo il giudice di sorveglianza, quest’ultima ha il morbo di Alzheimer e questo svuoterebbe “di significato” il “colloquio” poiché sarebbe “pregiudicato in soddisfacente momento di condivisione”.

Entrambi gli episodi, purtroppo, segnalano un imbarbarimento generale del Paese a cui vorremmo non dover assistere.

“Ballando” nel cuore degli italiani. Riflessioni semiserie sulla dittatura dell’Auditel: verità o realtà virtuale?

10 Dic
10 dicembre 2014

CONFERENZA STAMPA DI "ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO"E’ finita sabato sera “Ballando con le stelle”. Una edizione a dir poco suntuosa con Milly nel cuore degli italiani e l’Italia divisa il giorno dopo sulla giustezza della vittoria di una coppia invece di un’altra (quanto ha inciso il fattore umanitario?). Comunque sia il mio nipote Lorenzo di 7 anni ha imposto a tutta la famiglia (con caminetto acceso e plaid sul divano) una visione in modo da goderci tutti insieme la trasmissione. E questo la dice lunga sulla forza dei bambini nella scelta anche dei grandi. Ho preso spunto da Milly ed i suoi scatenati ragazzi per fare qualche riflessione.

Ogni tanto mi diverto a seguire i dati Auditel dei programmi televisivi, più che altro per vedere se quello che è piaciuto a me ha avuto successo o meno.

In ogni caso incuriosito dal fenomeno che seguo più o meno come l’oroscopo, ho studiato il meccanismo che governa il mondo della tv.

Da quanto ho appreso l’Auditel utilizza 5mila dispositivi, chiamati meter, che sono dislocati in varie zone del Paese.

Come 5mila famiglie possano essere rappresentative di 30 milioni di potenziali telespettatori mi riesce difficile capirlo, soprattutto dopo aver letto le modalità d’uso.

Chi è a casa e ha ricevuto il marchingegno deve accenderlo ogni volta che accende la tv. Se accende la tv a dimentica di accendere il meter, la sua tv risulterà spenta. Se vede la tv con più persone dovrà segnalarlo sempre sull’apparecchio, così come dovrebbe spegnerlo se si assenta per andare alla toilette. Insomma un meccanismo non così automatico da cui però dipendono investimenti pubblicitari, carriere professionali e successi di piccole e grandi star.

Navigando su internet si trova di tutto: chi accusa l’auditel di imperfezione, chi reo confesso dice di aver avuto il meter e di aver imbrogliato, chi ritiene che un sistema in mano alla stessa persona da 27 anni… abbia qualcosa che non va. Chi lo ritiene simile ai sondaggi elettorali, che spesso hanno oscillazioni notevoli e danno peso a una realtà virtuale che poi viene smentita dai fatti.

Insomma ce n’è per tutti i gusti. Spesso a lamentarsi degli ascolti non veritieri è Sky che rivendica anche il mancato rilevamento delle registrazioni con Mysky e la tv sul tablet con Skygo.

In tutto questo l’istituto che dovrebbe vigilare e nel contempo promuovere un ulteriore rilevamento statistico, ovvero l’Agcom, non sembra interessato alla partita malgrado il suo statuto lo preveda espressamente e rimandi a responsabilità penali in caso di inadempimento. Sempre su internet si trovano diverse teorie complottiste che ritengono l’auditel uno strumento di potere che circuisce le masse, rendendo di successo programmi di imbarbarimento collettivo come gli improbabili talk show pomeridiani che mescolano gossip a cronaca nera e show volgari e urlati dove la dignità umana viene calpestata senza ritegno.

Per carità in Italia abbiamo problemi più grandi, ma incuriosiscono i tanti lati singolari di questa vicenda.

E pensare che ingenuamente credevo che viste le nuove tecnologie bastasse inserire un micro chip in ogni televisore per vedere effettivamente l’ascolto di un programma.

Li non ci sarebbe possibilità di errore, ma la gestione poi sarebbe differente. E’ come se nel calcio si decidesse di metter la moviola in campo. Il potere svanirebbe. E gestire il potere che si tratti di gol o di poltrone, di cariche politiche o di programmi tv in Italia va sempre di moda. Però dall’AGCOM (e lo dico da cittadino fiducioso) sarebbe lecito attendersi una presa di posizione. Solo per sapere se il mio gioco del mattino è come l’oroscopo o c’è qualcosa di vero.

Lo Stato paghi i suoi debiti

06 Dic
6 dicembre 2014

La politica è la grande passione del Professore. Su questo tema verte l’intervista concessa al Direttore di Canale 3 Toscana Franco Masoni. Le considerazioni del Professore sono di stringente attualità, a maggior ragione dopo l’appuntamento regionale in Calabria e Emilia Romagna, che ha visto un affluenza estremamente bassa ed un nuovo ridimensionamento delle forse moderate di centrodestra. Così Brandani:

“E’ giusto riunire l’intero centrodestra, ma ad oggi ci sono due problemi fondamentali: la persona atta a guidare questo raggruppamento, oggi è difficile individuarla, e -soprattutto- i contenuti. Per una forza moderata il tema centrale è l’occupazione, prima ancora delle tasse. Solo se i 6 milioni di persone che non lavorano trovano un loro equilibrio economico, questi potranno trovare un equilibrio di ragionamento politico”. Il Professore sembra avere pochi dubbi: se i moderati non risolveranno il problema dell’occupazione, l’equilibrio sociale del Paese sarà precario specie negli anni a venire.

Per Brandani la ricetta per far ripartire l’economia è chiara, più volte l’ha ribadita in Giunta nazionale di Confindustria: “occorre che lo Stato paghi chi ha lavorato per lo Stato, perché è assurdo che delle aziende falliscano (ingrossando le file della disoccupazione) non potendo pagare i propri fornitori, solo perché a monte lo Stato non ha fatto fronte ai propri doveri”. Su tutto ciò, secondo l’intervistato, siamo ancora agli annunci.

A dormire sonni tranquilli, secondo Brandani, è Renzi, il Premier -infatti- ha per il Professore ben tre maggioranze: “quella che lo sostiene, una ancora più forte con Forza Italia e un’altra ancora in cantiere con i 5 Stelle. Se Renzi non dovesse arrivare al 2018 sarà solo per sua volontà, perché l’Italicum è una legge estremamente a lui favorevole nell’afasia dell’area moderata”.

Staff

Siena-Grosseto: l’Anas ed il viadotto delle terme di Petriolo, grande opere e sorprendente puntualità

05 Dic
5 dicembre 2014

“Il cantiere è in regola con i tempi, i costi e le consegne. E’ una grande opera. I lavori dovrebbero terminare a fine  2015”. Così il Prof. Brandani ai microfoni di “Ping pong” su Canale 3 Toscana presenta i lavori sulla Siena-Grosseto, lavori che segue da vicino dal suo osservatorio presso l’ANAS. “Sarebbe sorprendente se tutto ciò venisse confermato dai fatti, con 5 viadotti di nuova costruzione, 3 gallerie naturali, 7 gallerie artificiali, 3 impalcati sui già esistenti viadotti e soprattutto il nuovo viadotto sul Farma largo 24 mt e lungo 800 mt”.

Staff

Appunti democristiani per l’elezione del capo dello Stato

04 Dic
4 dicembre 2014

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Il sistema De Mita”

Nel 1985 Francesco Cossiga venne eletto Presidente della Repubblica alla prima votazione grazie a quello che fu comunemente definito “il sistema De Mita”.

Ciriaco De Mita, segretario della democrazia cristiana, fece presente alla direzione nazionale del suo partito che si poteva usare il sistema che lui riteneva corretto del più ampio coinvolgimento possibile delle forze politiche oppure l’idea (caldeggiata per la prima volta in una elezione presidenziale da Giuseppe Saragat) che maggioranza di governo e maggioranza per l’elezione del presidente dovessero coincidere.

A Forlani, vice presidente del consiglio e candidato naturale di Craxi, l’Onorevole De Mita fece presente che la scelta dell’una o dell’altra modalità non era affatto neutra. E Forlani con signorilità convenne di andare avanti nella ricerca della più ampia convergenza possibile.

De Mita, in un colloquio riservato, propose a Natta, segretario del partito comunista, il nome di Andreotti ma questi rispose che non ce l’avrebbe fatta a portare il suo partito sul nome dell’allora ministro degli esteri esprimendo però grande considerazione per il metodo De Mita e per la conseguente richiesta di rose di nomi.

De Mita riferì ad Andreotti lo stato dell’arte e ebbe da quest’ultimo il via libera a procedere nel suo metodo.

Incontro conclusivo fu quello con il presidente del consiglio Craxi, il quale, dopo una attenta disamina, arrivò a concludere che l’unico che aveva chance era l’onorevole Cossiga.

Iniziò allora il lavoro di richiesta delle terne di nomi a tutte le forze politiche. Tutte inserirono nella loro terna il nome di Cossiga meno una, irremovibile. Era il partito liberale. Alla fine De Mita riuscì nel miracolo di convincere anche il gruppo dirigente liberale. Non si è mai saputo come abbia fatto. Qualcuno sussurra che avesse fatto balenare l’ipotesi di una successiva nomina a senatore a vita per Giovanni Malagodi che peraltro l’avrebbe ampiamente meritata.

La cosa poi a dire il vero non si verificò.

Fu così che Francesco Cossiga divenne capo dello Stato alla prima votazione senza colpo ferire.

Alberto Brandani

Presidente Fondazione Formiche

Foto: Pizzi