Archive for month: ottobre, 2014

Il viandante di Pienza

31 Ott
31 ottobre 2014

paolo-mettelNel centenario della nascita di Luzi è giusto ricordare Paolo Mettel, infaticabile bibliofilo e viandante della cultura migliore.

Alberto Brandani

Bersani non avrà smacchiato il giaguaro, ma…

30 Ott
30 ottobre 2014

Pier Luigi Bersani non avrà smacchiato il giaguaro, ma resta una persona veramente perbene. Si veda l’intervista di ieri da Lilli Gruber

Pienza, la grande bellezza

20 Ott
20 ottobre 2014

pienza04Ieri il viandante che passeggiava nel Viale Santa Caterina vedeva la Val d’Orcia in tutto il suo splendore. Tutti la dovrebbero visitare.

Il secolo di Mario Luzi 1914-2014. Convegno a Roma mercoledì 22 ottobre

16 Ott
16 ottobre 2014

INVITO_ROMA_22.10.2014_Ass. Mendrisio Mario Luzi(1)

La Fondazione Formiche ed il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba–Raffaello Brignetti, nella loro qualità di membri del Comitato d’Onore per il centenario della nascita di Mario Luzi, sono lieti di invitarLa al convegno “Il secolo di Mario Luzi 1914-2014”. L’appuntamento è per Mercoledì 22 ottobre, alle h. 16,30, a Roma nella Sala Capitolare, presso il Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva (Piazza della Minerva 30).

Si avverte, come già ricordato, che l’accesso è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

L’inedito di Mario Luzi. Se l’ispirazione viene da Levante

16 Ott
16 ottobre 2014

Luzi abitava da sempre in un piccolo appartamento di Via Bellariva 20, a Firenze. Piccolo e stipato di libri, il poeta lo viveva in modo molto sobrio. Grande, molto grande il terrazzo con una vista panoramica straordinaria. Il luogo dove il poeta passeggiava mentre scriveva e meditava.

MARIO LUZI
mario-luziDalla mia terrazza che ha una veduta periscopica quasi completa sui tetti di Firenze e sui dintorni orientali lo sguardo corre ogni mattina verso il monte dell’Incontro. E’ in lontananza una massa compatta eppure trascolorante e lieve. Da quella parte viene il giorno e discende l’Arno. Ma dietro si estende una regione fervida e invitante. Quello che i miei amici georgofili o chi per loro chiamano “il levante fiorentino”, è là. Si tratta di un paese sobrio e domestico. Essi regalano quel nome splendido e immaginoso a una terra a cui il lavoro oculato, la sapienza agricola e la saggezza amministrativa dei proprietari e dei contadini ha conferito un aspetto di fondamentale equilibrio e di parsimoniosa bellezza rustica.

Conoscevo più che altro di passaggio questo territorio, lo attraversavo o lo rasentavo andando verso Ronta, Dicomano, la parte orientale del Mugello oppure verso Poppi e il Casentino o anche entrando nel Valdarno per la vecchia via aretina … Solo in anni recenti l’ospitalità che trovo in una bella casa sulle alture di Rosano mi ha aperto una conoscenza più vasta di quella parte. La veduta che si stringe sul poggio dov’è edificata si apre azzurra e solare oppure celeste e innevata in lontananza sul Pratomagno o segue la linea di fuga risalendo la valle superiore dell’Arno. Beh, non mi ero mai fermato a lungo in quei borghi e in quelle campagne per cui ero passato tante volte e che ora vedevo dall’alto coordinati gli uni con gli altri, ben situati nella armonia di poggiate e di fondovalli. Li avevo poco frequentati Rignano, Reggello, la Rufina. Ma ero vissuto ugualmente nella rassicurante certezza che essi ci fossero e che fossero parte della terra fiorentina.

Del resto mi accadeva talvolta di fermarmi a goderne la vista dalla curva elevata di qualche strada o dal treno che l’attraversava sul vecchio e sul nuovo tracciato della linea. Variava secondo l’occasione ma era sempre un’immagine luminosa che riassumeva tanta realtà viva, fattiva.

A Pontassieve, per esempio, ero stato la prima volta con Leone Traverso, accompagnavamo in macchina – era, mi sembra, il 1936 – un nostro amico avvocato di quelli che secondo la giuliva ironia di Traverso staccava i pendagli dalla forca, a perorare in pretura. Ma ci sono tornato in circostanze più goderecce con Enrico Vallecchi e la sua brigata a qualcuna delle rinomate trattorie; ci sono passato per la Consuma, per Vallombrosa: e poi per visitare in ospedale mia moglie, vittima di un leggero incidente. Tante sono state le occasioni di costeggiare l’Arno e la Sieve specialmente dove confluiscono. E’ davvero un ganglio del corpo fiorentino dove pare metta le ali.

Il “levante fiorentino” è davvero un’espressione felice e che si presta a coprire i principali significati della vitalità: l’economia del Valdarno, la viticoltura di Pomino, le fornaci, le carpenterie, l’artigianato vario, le industrie leggere, ma anche le origini di Masaccio, di Piero e, perché no, del Sor Ardengo (Soffici), di Venturino Venturi: e i monasteri famosi o oscuri, le dispute umanistiche, le assemblee di categorie, le assise e le cerimonie musicali di oggi. Di là dall’Incontro.
Dentro o vicino il “levante fiorentino”.

Ballando tra stupore ed emozione

15 Ott
15 ottobre 2014

milly-carlucci-ballando-con-le-stelle_325x435Il sabato sera che non ti aspetti. Davanti alla tv c’è lo show più tradizionale della tv del terzo millennio: Ballando con le stelle, ormai un classico, giunto alla sua decima edizione. Agli ordini di Milly Carlucci tredici personaggi più o meno famosi, accoppiati a 13 maestri professionisti alle prese con l’arte del ballo.

Uno schema classico che nel tempo ha visto sfilare sul palcoscenico di Raiuno Diego Armando Maradona e Anna Oxa, Gianni Rivera e Bobo Vieri, Barbara De Rossi e Ridge (Ron Moss), una sicurezza in termini di eleganza e qualità che però dopo dieci anni pensi abbia consumato sorprese ed emozioni. E così mentre ti accingi a vedere lo spettacolo, con lo spirito con cui rivedi un bel film per la decima volta, la tua attenzione improvvisamente viene attratta da qualcosa che non cogli fino in fondo. Il film che hai più volte visto, ha una trama nuova, più fresca, più aggressiva, più coinvolgente. Ti spiazza, ti destabilizza ti trovi ad emozionarti per la verve del 91enne Albertazzi che non balla, ma ti fa venire la pelle d’oca, tanto che vorresti tirare il telecomando contro il giudice Zazzaroni che pure dice il vero, ma tu te ne freghi perché sul divano di casa ti è arrivata una scossa che non sentivi da tempo. Poi ti diverti alle mossette di Enzo Miccio e viene rapito dalla magia di Giusy Versace e del suo tenero cavaliere Raimondo Todaro. La protesi della campionessa paralimpica si stacca durante il ballo, eppure tutto è così tenero, vero, edificante. Non sembra neanche tv, sembra un romanzo, che si tinge di giallo quando fa il suo ingresso il misterioso Joe Maska, che balla mascherato, scatenando scherno e ironia, fascino e ammirazione.

Insomma non fai in tempo ad annoiarti ed ecco che dopo tanta brutta tv, tra fatti di cronaca e noiosa nostalgia canaglia, il più vecchio show del sabato sera, diventa un lampo verso il futuro.

Alberto Brandani

Mamma Radio non ti abbandona mai: neppure a 90 anni

14 Ott
14 ottobre 2014

110291_90_anni_di_radioIl giorno in cui ci dovesse essere l’ecatombe terrestre stia pur sicuro che le notizie essenziali su come mettersi in salvo ci verrebbero date dalla radio. Perché la radio è l’unica che non si ferma mai”. Questa frase mi fu detta qualche anno fa da un funzionario Rai addetto alla messa in onda dei programmi televisivi che riconosceva così l’essenzialità di quella che, a torto, viene talora considerata la sorella povera dei mezzi di comunicazione.

La radio in Italia compie 90 anni e basta dare una rapida lettura alle statistiche per vedere come goda di ottima salute. Decine di milioni gli italiani che ogni giorno, anche solo per pochi minuti, accendono la radio per svagarsi o informarsi. Un mezzo non invasivo, che non richiede una particolare concentrazione all’ascolto, ma che accompagna molte ore della nostra vita. Quanti sono i negozi con il sottofondo musicale? Quasi tutti. E quanti sono abituati a guidare con l’autoradio sempre accesa? Quasi tutti. E moltissimi sono anche i ragazzi che sono in grado si studiare solo se, magari a volume basso, sono sintonizzati sul loro canale preferito.

Certo, la radio si è molto trasformata negli anni. Da strumento informativo dello Stato durante il regime a mezzo con cui diffondere una cultura popolare di massa durante gli anni di Bernabei, attraverso i radiodrammi, la lirica, la lettura di brani della letteratura mondiale. Poi è stata innovazione al passo della gioventù, con le classifiche musicali delle canzoni più popolari. E, ovviamente, è stata ed è anche racconto sportivo, con la trasmissione ancora oggi più celebre di tutte, “Tutto il calcio minuto per minuto“. Infine, la radio è stata il primo mezzo di comunicazione ad aprirsi al pluralismo delle idee e dei generi, quando, a partire degli anni Settanta, sorse il fenomeno delle radio libere. Un pullulare di esperienze e di diversità, spesso trasmesse con mezzi di fortuna, che raccontavano l’Italia, comune per comune, quartiere per quartiere. Un fenomeno oggi drasticamente ridotto a causa delle normative più stringenti e degli alti costi gestionali ma che comunque, soprattutto in provincia, cerca di sopravvivere. Un movimento culturale e di intrapresa che ha generato solide realtà come Rds, Rtl, Rmc, Radio 105, in grado di competere alla pari con un gigante come la Rai, con la radio pubblica che si è saputa radicare nel gusto degli ascoltatori con la sua tripartizione tra canale informativo, canale di intrattenimento e canale culturale. I novant’anni di trasmissioni sono quindi solo una prima tappa, perché la radio, con la sua immediatezza e facilità d’uso, non si fermerà mai.

Alberto Brandani